La bellezza? Viene dal mare 0

Fauna e flora sottomarine sono la vera fonte di ispirazione di Massimo Izzo, maestro orafo che ha esposto le sue opere in tutto il mondo. Con una regola: rispetto della natura e dei suoi codici

di Sofia Catalano

Il mare come fonte di ispirazione. Il mare che lo ha visto bambino a Messina e che lo circonda oggi a Ortigia. Massimo Izzo, maestro orafo di fama internazionale, vive e celebra gli abissi ogni giorno. Il mondo sottomarino è il suo mondo. Quell’universo ovattato che ha sentito proprio sin dal primo tuffo in acqua: “Con la maschera esploravo, guardavo, scrutavo quel mondo fantastico e mi sentivo a casa, sospeso e leggero in un universo colorato, affascinante, abitato da magnifiche creature”, racconta. Alghe, madrepore, stelle marine, ippocampi , conchiglie, polpi, coralli e pesci. Flora e fauna degli oceani che Massimo riedita nei suoi gioielli che hanno conquistato il mondo. Esposti al Ritz di Parigi, a New York, Londra,  Beverly Hills, Los Angeles e nella sua boutique a Milano, chiusa nel 2014 quando ha deciso di tornare a casa. Un turbinio appagante e incentivante che Massimo ha seguito in prima persona, ma adesso basta, sono le sue creazioni a parlare nel mondo, lui ha rimesso radici . “Finalmente, dopo tanto girovagare,  ho capito che qui e solo qui, in Sicilia, riesco ad avere quella serenità necessaria per lavorare nel modo migliore ed elaborare nuove idee e progetti. Qui dove tutto quello che mi circonda è fonte di ispirazione: la cultura araba, quella greca, le architetture e persino l’Etna che prima guardavo solo all’atterraggio dell’aereo, mentre adesso ci cammino sopra! E ovviamente il mio mare. Qui ho ritrovato il perfetto equilibrio tra lavoro e qualità della vita. Mi sono riappropriato di spazi e luoghi, ho ritrovato i miei amici storici e quelle abitudini ancestrali che sono parte di me . Per esempio andare a vela: bellezza e libertà assoluta”. E qui Massimo, nel suo atelier di piazza Archimede a Ortigia, è ritornato al vecchio lavoro imparato da adolescente alla scuola orafa: cesellare, forgiare, creare , gesti antichi , in un continuo scambio tra materia e manualità . Un lavoro amato e appassionato che gli ha permesso di realizzare gioielli apprezzati dalle famiglie reali, da autorità mondiali, e di  riprendere antiche tradizioni, come la produzione di monete antiche d’oro e d’argento:  da quelle dello Stato Pontificio a quelle commemorative delle rappresentazioni elleniche di Siracusa, e persino una donata a papa Wojtyla.  E poi le creazioni per il mondo della moda e del cinema: suoi i gioielli del film Malena del premio Oscar Giuseppe Tornatore indossati da Monica Bellucci, che ancheggia seducente proprio nella piazza di Ortigia. Un successo che cresce “in bottega” dove protagoniste, insieme a oro e argento, diamanti e perle, le regine del mare, sono pietre particolarissime e il favoloso corallo di Sciacca dall’inconfondibile colore aranciato. Richiami accattivanti come il canto delle Sirene per clienti cosmopoliti.  Clienti talmente affezionati che stanno diventando dei veri collezionisti. “Per questo per me è importante dedicare sempre più tempo alla sperimentazione e alla ricerca di nuovi materiali. È fondamentale riappropriarmi del mio Dna, tornare a sporcarmi le mani, per affinare il concetto di unicità”. Un concetto che Massimo ha chiaro in testa e che prevede sempre di più il rispetto della Natura e dei suoi codici. Questo il presupposto della nuovissima collezione Cut not Cut , che nasce da un aneddoto preciso: “Volendo riprodurre una collana di acquamarina realizzata più di venti anni fa, sono andato a Valenza alla ricerca delle pietre e poi del tagliatore. Trovati i sassi, impossibile poi tagliarli. Dopo innumerevoli sforzi abbiamo dovuto cedere e riconoscere la superiorità della Natura lasciando le pietre grezze”. È l’inizio di un nuovo percorso. Massimo decide di sottostare a quella legge non scritta e di realizzare gioielli solo con pietre  non tagliate, rispettando le gemme come nascono in natura: sassolini grezzi di infinita bellezza, preziosi e unici. Così come i gioielli che ne derivano: unici e irripetibili, quindi ancor più preziosi. “è stata una grande lezione di vita questa esperienza inaspettata  – dice Izzo – ho capito che l ’uomo deve riconoscere i propri limiti e dare il giusto tributo a quello che la natura ci offre, così come nasce: incontaminato e puro”. Cinque anni fa l’ “incontro” con Fulco di Verdura, l’orafo palermitano dei primi del ‘900. “Cinque anni fa a New York, da Bergdorf r & Goodman , ho visto la mostra a lui dedicata. Conoscevo il grande maestro, ma vedere lì le sue opere, cosi ricche di colori e di simboli della nostra terra,  mi ha emozionato. Ho trovato delle affinità intrinseche che sono di certo frutto delle nostre origini. Siamo cresciuti sotto lo stesso sole e dentro lo stesso mare”.  Indubbio. I colori, la fattura magistrale, i soggetti, dichiarano la sicilianità dei due Maestri, che in tempi diversi e in maniera diversa hanno reso omaggio alla loro terra. Inestinguibile fonte di ispirazione per chi crea piccoli capolavori da indossare , tanto più se “su misura”, preziosi interpreti di un desiderio personale. Questo, in tempi di emozioni condivise, è il vero lusso.

Marzo 2018

The perfect beauty comes from the sea

By Sofia Catalano

Inspired by undersea fauna and flora, the goldsmith Massimo Izzo respects the laws of nature in his world famous works.
The Ortigia sea has always been a source of inspiration for the goldsmith Massimo Izzo. He reinterprets marine flora and fau- na in his jewels exposed in Paris, London and the USA. In 2014 he left Milan and went back to his roots. “I get inspired by Arab and Greek cultures, by Etna and of course the sea”. In his workshop he chisels, forges, recovers traditions such as ancient gold or silver coins, one of which he offered to Pope Wojtyla. Royal families and world authorities appreciate his creations. He also designed Monica Bellucci’s jewels in Tornatore’s Malèna. Gold, silver, diamonds, pearls and Sciacca orange coral attract in- ternational buyers and collectors like the Sirens’ song. “I spend a lot of time selecting materials in search of uniqueness”. His new Cut not Cut collection was born this way: “back in Valenza to copy an aquamarine necklace I had made 20 years ago, I found the stones but they could not be cut. I left them rough, recognising the supremacy of Nature”. So he began to use only uncut stones in unique jewels. At an exhibition of Fulco di Verdura, the Palermitan goldsmith of the early 1900s, he felt an affinity due to their common origins. Colours, subjects and masterly workmanship claim both masters’ “sicilianity”. Small custom-made master- pieces. This is true luxury.

March 2018

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