A passeggio col principe di Salina 0

Gattopardo 1958-2018. Ville, palazzi, chiese: Palermo è la grande scenografia del libro di Tomasi di Lampedusa. Ecco una mappa per orientarsi tra realtà e letteratura

Di Michele Anselmi

Nella geografia del Gattopardo emergono due mondi: Palermo e Donnafugata.
Donnafugata è la sintesi letteraria di Palma di Montechiaro e Santa Margherita di Belice. Palermo è invece proprio Palermo, con la cerchia di monti, la Conca d’oro, il Monte Pellegrino, le strade, i monumenti. Ricostruire lo sguardo di Lampedusa su Palermo può servire a comprendere meglio non solo il Gattopardo e il suo autore, ma anche la città.

Le ville ai Colli
“Questa pozione magica che sempre ci viene versata”
Le prime pagine del romanzo ci portano alla Piana dei Colli, dove dalla prima metà del ‘700 gli aristocratici palermitani costruirono ville dove trascorrere la “grande villeggiatura”. Fra queste ville due sono legate al romanzo.Villa Lampedusa, ovvero la villa Salina, appartenuta alla famiglia paterna e dove, a metà dell’’800 viveva Giulio Fabrizio Principe di Lampedusa, bisnonno dello scrittore e modello storico del Principe. Oltre alla numerosa famiglia viveva con lui un gesuita che si chiamava come il personaggio del romanzo, padre Pirrone. Anche Giulio Fabrizio, come il suo omologo letterario, era un astronomo dilettante. Villa Lampedusa è oggi proprietà privata e non è visitabile. Facilmente visitabile è invece villa Niscemi che, acquisita dal Comune, è riuscita a conservare intatto il suo fascino straordinario. La villa apparteneva a Corrado Valguarnera, Principe di Niscemi, nipote di Giulio Fabrizio e modello storico di Tancredi. È dunque proprio villa Niscemi la villa Falconeri che all’inizio del romanzo appare quasi in disarmo, travolta dalla rovina della famiglia, e che alla fine si presenta restaurata grazie alla dote di Angelica e ai lauti guadagni di Tancredi. Dalla terrazza di villa Niscemi il panorama è un vero incanto e al lettore del Gattopardo riecheggiano le parole del Principe: ce ne vorranno di Vittori Emanueli per mutare questa pozione magica che sempre ci viene versata.
Il Principe era ottimista. Bastarono corruzione e avidità a rompere quella magia in gran parte della Piana dei Colli; per fortuna non dappertutto, come villa Niscemi dimostra.

Piazza XIII vittime
“Con i pum pum non si risolve niente”
La piazza, che già squallida appariva al Principe, è oggi stravolta dal viluppo di strade che le si attorcigliano intorno. Irriconoscibile, se non fosse per quell’ obelisco con lo stellone d’Italia dedicato alle vittime della repressione borbonica dopo i fatti della Gancia del 4 aprile 1860. Il monumento non è solo, ci sono altre presenze in mutuo rapporto con esso: i ruderi del castello a mare, la stele arrugginita che svetta inquietante in memoria delle vittime della lotta alla mafia, e poi a sud, la montagna di Gibilrossa, ben inquadrata tra il profilo della Kalsa e il cielo. Da lì la mattina del 27 maggio 1860 Garibaldi sferrò l’attacco a Palermo. Un luogo ideale quindi per un’introduzione storica al Gattopardo.

Palazzo Lampedusa
“Anzitutto la mia casa, l’amavo con abbandono assoluto”
Vero centro del mondo affettivo, è il luogo della struggente nostalgia per l’infanzia felice. E possiamo immaginare il piccolo Giuseppe, unico bambino in questo sterminato palazzo, giocare da solo, esplorare il giardino, gli anditi, i corridoi, salire e scendere scale, percorrere i vasti cortili e poi fermarsi ad osservare le forme che le macchie di umidità disegnano sui muri e fantasticare, costruire mondi, intrecciare storie. Quanto Giuseppe amasse questa casa lo si capisce leggendo i Ricordi d’infanzia e si comprende quale trauma sia stato per lui, nell’aprile ‘43, trovarsi di fronte alle rovine della sua casa.  Quel retrogusto amaro che si accompagna all’esperienza della perdita, e che già ben conosceva, dovette montare in un dolore disperato e inondargli l’anima.  Forse il dolore più grande della vita, il momento in cui sentì che un destino si era irrimediabilmente compiuto.Pure qualcosa si salva da questa “fine di tutto” ed è la memoria, che da momento individuale era destinata a farsi, attraverso la letteratura, momento collettivo e ad acquistare una forza nuova e creativa. Nel Gattopardo è questo il palazzo di città del Principe di Salina, così il mondo perduto rivive letterariamente e, grazie allo straordinario successo del libro e del film, entra nell’immaginario di milioni di persone, producendo effetti anche più concreti. L’amatissima casa dello scrittore è oggi realmente rinata dal quel cumulo di ripugnanti rovine.

Il palazzo Monteleone
“Si andava al ballo”
Nel romanzo si fa riferimento al palazzo Salina/Lampedusa poche volte, e una volta perché da lì parte la carrozza che porta la famiglia Salina al ballo dai Ponteleone. Improvvisamente ci troviamo come dentro al romanzo, come se avessimo varcato una soglia che dà accesso al mondo letterario. Possiamo seguire la carrozza: “via Salina, via Valverde, la discesa dei Bambinai”, e poi l’incontro col Viatico sotto l’abside della chiesa di San Domenico. La traccia letteraria ci conduce fino in piazza San Domenico, ma qui si perde. Palazzo Monteleone non esiste più e non esisteva già da decine di anni quando Lampedusa cominciò il Gattopardo. La scelta di Palazzo Monteleone sembra celare un’intenzione: forse una precoce ferita dell’anima da curare, o forse una rivalsa letteraria offerta a quel pezzo di mondo aristocratico che con la costruzione della via Roma era stato sacrificato alla rivoluzione urbanistica di fine ‘800 ispirata ai nuovi valori liberali, borghesi e unitari.

La Chiesa di Santa Maria della Catena
“La vera peccatrice è lei!”
Davanti alla chiesa di Santa Maria della Catena troviamo il Principe che, dopo una delle sue accidentate riflessioni decide di andare da Mariannina, la sua giovane amante.
Ma davanti alla chiesa si sente inquieto. Sente di essere un peccatore, ma, allo stesso tempo, è convinto di meritare qualche giustificazione, da trovare subito, prima di andare da Mariannina. Segue uno dei più gustosi monologhi interiori del Gattopardo che si conclude con la rassicurante scoperta. La colpa è naturalmente della moglie, la vera peccatrice è lei!

Palazzo Lanza Tomasi
“e il fragore del mare si placò del tutto”
In questa casa Lampedusa trascorse gli ultimi dieci anni della sua vita che culminano nel prodigio, la scrittura del Gattopardo.
Lampedusa muore il 23 luglio 1957, nello stesso mese in cui aveva immaginato la morte del suo eroe. Una coincidenza che ha quasi sapore di premonizione. Eccolo dunque l’ultimo luglio apocalittico della sua vita come lui se l’era immaginato: nella sua ultima casa, davanti al mare di Palermo, solo, pur nella cerchia dei suoi cari, naufrago della vita. Ed è proprio così che era morto il suo eroe, tranne che per un particolare. Il Principe di Salina non muore nel palazzo Lanza-Tomasi, ma nell’edificio accanto che è l’ex albergo Trinacria. Era stato portato lì per un po’ di riposo dopo l’estenuante viaggio. La poltrona con il Principe agonizzante viene trascinata in balcone. Guardando dalla strada possiamo immaginare il Principe seduto, che fissa il mare, immerso nei suoi pensieri, scrutando ogni sua sensazione interiore.
Anche in questa ultima occasione, Lampedusa riesce a farci abitare l’interiorità del Principe e a renderci veramente partecipi del suo morire. Lampedusa descrive la situazione in modo da ricreare qualcosa che i palermitani hanno perduto, e che lui stesso aveva visto svanire: il mare al Foro Italico. Quasi ad ogni pagina vi fa riferimento e a noi pare quasi di sentirne il fragore.
In punto di morte il Principe fa i suoi bilanci. Un bilancio personale amaro, un bilancio politico, anch’esso disilluso, con cui ritorna, e per l’ultima volta, sul tema del cambiamento. Nonostante quella frase di Tancredi che gli era sembrata così saggia, e che lui stesso aveva condiviso, ora le cose gli appaiono diverse. Forse la sua classe aveva conservato un po’ di potere, ma, sposando i valori borghesi e liberali, aveva perso se stessa. L’ultimo Salina era lui. Garibaldi aveva dopo tutto vinto.

Febbraio 2018

A walk with the prince of Salina

Villas, palaces, churches in Palermo: a map between reality and literature in the scenery of Tomasi di Lampedusa’s book

by Michele Anselmi

The villas on the hills “it will take many Vittorio Emanuele to change this magic potion always poured to us” The writer’s great-grandfather, historical model of the Prince, lived in Villa Lampedusa (Villa Salina), now a private property. Villa Niscemi (Villa Falconeri), now acquired by the Municipality, belonged to the Prince of Niscemi, historical model of Tancredi.
XIII victims Square “With the bang bang nothing is resolved”. Now totally changed but for the obelisk in memory of the Bourbon repression in 1860. Far behind the monument for the victims of the fight against mafia you can see Gibilrossa, from which Garibaldi reached Palermo.
Palazzo Lampedusa “First of all my house, I loved it with absolute abandonment” Tomasi adored this house and its ruin in 1943 was an utmost pain. In the book this is the city palace of the Prince. The palace is now restored.
The Monteleone Palace “We were going to the ball” From Salina/Lampedusa palace a carriage brings the family to the ball at the Monteleones. Palazzo Monteleone did not exist anymore when Tomasi wrote The Leopard: maybe a literary revenge of aristocrats after the urban revolution of the late ‘800 based on liberal bourgeois values.
Santa Maria della Catena Church “She is the true sinner!” While going to meet his lover, in front of Santa Maria the Prince feels troubled. He is a sinner, yet he thinks he deserves some justification. In one of the most exquisite interior monologues he reassures himself: the true sinner is his wife.
Palazzo Lanza Tomasi “and the roar of the sea completely subsided” Here Lampedusa spent his last ten years and here he wrote the Leopard. He died on July 23, 1957, the same month of his hero’s death: coincidence or premonition. This was his last apocalyptic July: in his last house, in front of the sea, feeling alone even among his loved ones, shipwrecked in life. Actually the Prince of Salina dies in the nearby building, the former Trinacria hotel. Dragged to the balcony in his chair, he takes a bitter inventory of his life. Perhaps his class had retained some power, but, by accepting bourgeois and liberal values, it had lost itself. He was the last Salina. After all, Garibaldi had won.

February 2018

Condividi Adesso
Articolo PrecedenteProssimo Articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Gattopardo