Anche a Ibla nel loro piccolo… 0

Meno di cento posti, un palco, un foyer. All’interno del Palazzo Arezzo Donnafugata si nasconde uno dei teatri più piccoli d’Italia. Un gioiello animato da tre giovani nobildonne diventate imprenditrici della cultura

di Antonella Lombardi
Fotografie di Tullio Puglia

La sorpresa è dietro l’angolo del corso principale di Ragusa Ibla: lasciato alle spalle il gioiello barocco del duomo di San Giorgio si procede ancora immersi in una cornice di palazzi gentilizi, fino al Palazzo Arezzo di Donnafugata che, come uno scrigno, contiene al suo interno una perla, un teatro, tra i quattordici più piccoli d’Italia. Entrando ci si sente un po’ come Gulliver a Lilliput: sessanta i posti nel parterre, meno di cento in tutto, un palco grande la metà della sala, accesso diretto (e unico, per lungo tempo) dall’interno del palazzo, a suggello di una stravaganza e un divertimento segreto di una nobiltà che, nella patria del melodramma, tra ‘700 e ‘800 era solita realizzare teatri privati nelle proprie dimore.
Oggi l’ingresso è stato ricavato sulla strada laterale, via Pietro Novelli, dove un tempo c’erano i magazzini. Sul pavimento campeggia l’imponente stemma della nobile famiglia Arezzo di Donnafugata, mecenati con il pallino artistico. Tra il nero della pietra pece e le volte di pietra calcarea spiccano i drappi e le sedute di velluto rosso, illuminate a giorno dai lampadari. Alla fine di un corridoio, dove c’è il bar, si intravede un cineproiettore, lasciato lì nel breve arco di tempo in cui questo, come tanti altri teatri italiani, era diventato un “Nuovo cinema paradiso”. Nelle sale adiacenti che oggi ospitano conferenze e convegni una volta si stagionava e teneva in salamoia il caciocavallo e, accanto, si stipava il legname immagazzinato.
Oggi quelle sale sono intitolate alle artefici della rinascita artistica di un gioiello tanto segreto quanto prezioso, un team al femminile composto dalle sorelle Vicky e Costanza Diquattro, coadiuvate dall’amica Clorinda Arezzo che si è aggiunta qualche anno dopo, guida turistica, una laurea in Conservazione dei beni culturali a Parma. “Clorinda di fatto è diventata la nostra terza sorella”, scherzano Vicky e Costanza, laureate rispettivamente in Giurisprudenza e Lettere e ora diventare imprenditrici.
“Sulla facciata dell’imponente palazzo Donnafugata non c’è niente che segnali la presenza di un teatro al suo interno, per cui l’effetto sorpresa è garantito – spiega Clorinda – una fruizione privata che lo rendeva molto esclusivo. Sulle sue origini abbiamo una testimonianza dell’abate Paolo Balsamo, in visita qui per un sopralluogo di carattere economico. Nel suo viaggio in Sicilia viene ospitato in una serie di palazzi, tra questi c’è quello di Donnafugata che lo colpisce per la presenza ‘di un teatrino’. Gli anni sono quelli tra il 1799 e il 1808”.
Oggi è l’unico teatro di Ragusa Ibla, fulcro di un comprensorio che conta un folto pubblico, tra abbonati e turisti di passaggio, proprio come doveva essere nelle intenzioni di Giovanni Scucces Arezzo: è lui il proprietario del palazzo, avvocato con il pallino da mecenate, proprio come nel Dna di famiglia, ed è lui a decidere, nel 1997, di avviare un lungo restauro per aprire questo luogo, lavori che termineranno solo nel 2004. Durante la ristrutturazione vengono ripristinate le decorazioni originarie e i colori pastello che abbelliscono pareti e soffitto, viene allungato leggermente il palco creando cosi le quinte, migliorata l’acustica e realizzato un impianto di climatizzazione a pavimento che regola l’emissione dell’aria sotto ogni poltrona, come nel moderno teatro degli Arcimboldi di Milano. Un’operazione di recupero così illuminata e attenta da far vincere al piccolo teatro di Ragusa, nel 2006, il premio Eurispes dedicato alle “Cento eccellenze italiane”.
Del resto, l’amore per il teatro qui è davvero “un affare di famiglia”. Non è un caso infatti, che tra le carte del barone Corrado Arezzo De Spuches, senatore del regno, ci fosse una partitura inedita con dedica personale, dono di Vincenzo Bellini. L’opera è “I Capuleti e i Montecchi”, rappresentata in prima assoluta al teatro La Fenice di Venezia, nel 1830. Un tesoro che per le sorelle Diquattro non poteva rimanere nascosto al pubblico, ma che ha fatto da pretesto per realizzare una mostra, “La calunnia è un venticello”, mix di tradizione e innovazione tecnologica, avvicinando anche chi in teatro non aveva messo piede. L’obiettivo? Rendere più accattivante la lirica, e così indossando degli occhiali multimediali “ARtGlass”, le note musicali, i ripensamenti, e le correzioni dell’inedito di Bellini hanno circondato lo spettatore illuminandosi solo quando le esecuzioni erano corrispondenti alla versione poi messa in scena alla Fenice.
Platea trasversale qui a Ragusa, se si considera che l’80 per cento dell’utenza è composto da abbonati, e che tutti hanno un’età che va dai trenta agli ottanta anni.
Oggi c’è un cartellone che annovera una stagione di prosa che cambia di anno in anno (con ospiti che spaziano da Giobbe Covatta a Mario Incudine, a Mita Medici) una stagione concertistica curata dal maestro Giovanni Cultrera, fino a una stagione per bimbi con spettacoli la domenica pomeriggio che, complice l’intimità raccolta del piccolo teatro, registra sempre il tutto esaurito. In questo scenario lillipuziano ma di grande fascino, in quello che è uno dei pochi teatri privati ancora attivi all’interno di un palazzo nobiliare, è stata portata in scena anche una versione “tascabile” de “Il barbiere di Siviglia” di Rossini, grazie a una collaborazione con Luisa Vinci, direttrice generale dell’Accademia Teatro alla Scala di Milano, partnership diventata stabile. “Un sogno che diventa realtà – spiegano Vicky e Clorinda – in quel caso le scene e i costumi sono stati realizzati dagli allievi dell’Accademia. La coproduzione con l’Accademia avrà cadenza biennale”. E non è l’unica prestigiosa collaborazione.
“Da tre stagioni – conclude Vicky – portiamo avanti insieme all’Accademia del Dramma antico di Siracusa un festival ibleo della tragedia greca intitolato ‘3 Drammi 3’. Ci siamo chieste come unire il tardo barocco alla classicità, e così abbiamo sperimentato un Prometeo incatenato davanti alla cancellata del duomo. Il risultato? Oltre duemila persone stipate sulla scalinata. Un esperimento che ripeteremo portando in scena qui Antigone, dall’1 al 3 giugno, mentre Roberto Vecchioni presenterà il suo romanzo ‘Il mercante di luce’, inno all’amore per la letteratura greca. L’idea di fondo? Profanare i luoghi chiusi di Ibla, tanto intrigante quanto privata e custodita con grande gelosia”.

Maggio 2018

Even Ibla in its small way…

100 seats, a stage and a tiny foyer. A Baroque jewel in Palazzo Arezzo Donnafugata. One of the smallest Italian theatres

by Antonella Lombardi
photos Tullio Puglia

The surprise is just around the corner of the main street of Ragusa Ibla. Left the Baroque jewel of the Duomo di San Giorgio behind, you are still immersed in a setting of noble dwellings until Palazzo Arezzo di Donnafugata. Like a casket, it contains a pearl, one of the smallest theatres in Italy among 14. On your entering, you feel like Gulliver in Lilliput. Sixty seats in the parterre – less than one hundred in all. A stage half the size of the room, and a direct entrance from inside the Palazzo to seal a secret fun of a nobility which used to have private theatres in their dwellings. Today, the entrance is located on Via Pietro Novelli. On the floor the imposing coat of arms of the noble family of Arezzo di Donnafugata. Lightened by the chandeliers, the drapes and the red-velvet seats stand out amid the black of the pitchstone and the vaults of limestone. At the end of a corridor, where there is the cafè, a cine-projector is the evidence of when it was a “cinema paradiso”. An all-women team of entrepreneurs, made up of the sisters Vicky and Costanza Diquattro, along with their friend Clorinda Arezzo, has managed its revival. “The element of surprise is guaranteed by the absence, on the façade, of any signal of a theatre inside.” Today, it is the sole theatre in Ragusa Ibla, appreciated by a large audience of commuters and tourists. Just as it was supposed to be the intent of Giovanni Scucces Arezzo, the owner of the building who patronised the long renovation to open it.

May 2018

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