Con la musica racconto un pezzo di me 0

Da Palagonia a Torino e poi al successo. Tra pochi giorni inizia un tour che la porterà a cantare nei teatri di tutta Europa. Identikit di Levante, “che incendia qualunque cosa tocchi”

di Antonella Lombardi

“Il suo destino è essere una palla di fuoco che incendia qualunque cosa tocchi”. Max Gazzè non ha dubbi: “Levante ha un vero talento, per questo l’ho voluta con me sul palco”. E lei, al secolo Claudia Lagona, in arte Levante, trent’anni compiuti il 23 maggio, natali a Caltagirone, infanzia a Palagonia, torinese d’adozione, dopo aver aperto i concerti del cantautore ha ricambiato la cortesia chiedendo a Gazzè di duettare in un suo videoclip che ironizza sugli amori finiti, a partire dal titolo, “Pezzo di me”.
“Sono istintiva, piena di rabbia, vulcanica come la mia Sicilia, in me abitano tante persone”, dice l’artista, tre album all’attivo, un romanzo (“Se non ti vedo non esisti”, Rizzoli editore) arrivato a cinque ristampe in poche settimane, una partecipazione al concertone del primo maggio, un matrimonio finito, un doppio tour in Europa alle porte che partirà l’8 febbraio da Barcellona, un’esperienza da giurata di X factor nella categoria “under donna” che ha spiazzato i suoi fan ma che ha difeso con orgoglio: “Ho fatto il giudice ma non parteciperei mai come concorrente a un talent show. È da stupidi negare che sarebbe un’ottima vetrina, ma io ho scelto di non utilizzarla quando nel 2010 sono stata chiamata per i provini. Magari la mia carriera sarebbe stata più veloce”. E invece Levante parte per Leeds “dove ho pulito i bagni di un pub per due mesi”. Sorriso aperto, due occhi profondi e malinconici spalancati sul mondo, una bellezza gipsy e dolente che ricorda Frida Kalho “un’artista che mi piace perché ha attraversato un inferno e ha lasciato un segno in questi tempi bui”, Levante sulle braccia ha tatuato “U liotru, l’elefante portafortuna simbolo di Catania”, insieme a uno dei suoi buoni propositi: “Per aspera ad astra”, cioè “sino alle stelle attraverso le difficoltà”. Temperamento che ha sfoderato anche a X Factor, dove è stata prima severa sulla selezione delle voci, poi contestata insieme a Morandi dopo il salvataggio di una sua concorrente.
Su Instagram, dove conta oltre 527mila follower, il duro sfogo che racconta anche il suo approccio ai social: “Ho sempre applaudito il bello e continuerò a farlo, che appartenga alla mia squadra o quella di altri giudici. È un gioco, ma la musica ha perso in favore di una parte di show che, per quanto mi riguarda, è stata dolorosa: le strategie. I fischi contro una ragazza di vent’anni che ha forse la colpa di disattendere le aspettative altrui non sono giusti. Non fischiate i politici disonesti, gli assassini, gli evasori, la mancanza di gentilezza… fischiate una ragazza di vent’anni che non ha fatto nulla se non farci sognare per poi non reggere il peso delle nostre aspettative. La gogna mediatica no, siamo più intelligenti di tutto questo”.
Un atteggiamento emerso sin dal suo esordio con il tormentone “Alfonso”, scritto per mostrare “il mio sentirmi a disagio in una società glitterata” e poi continuato in “Non me ne frega niente”, canzone composta all’indomani della strage del Bataclan contro i leoni da tastiera: “Sogno la pace nel mondo/ma a casa sono brava a far la guerra/ Se parte la rivolta combatto con lo scudo dello schermo/Il giorno sto in trincea, lancio opinioni fino a sera/Je suis Paris madame/ ma in piazza scendo solo per il cane”. “La verità è che se hai una vita non passi tanto tempo in rete – spiega – Il web e i social stanno diventando una piscina in cui tutti vomitano. Ma impareremo a usarli, d’altronde siamo i primitivi dell’era digitale, tra cent’anni ci prenderanno in giro per i nostri post. Nel video che ho girato si vede una clinica di riabilitazione per chi ha dipendenze da social, dovremmo tutti disintossicarci da questo pollice bionico. E non sopporto la maleducazione sul web”.
Ma nei suoi brani si affrontano anche altri temi: è il caso del femminicidio in “Gesù Cristo sono io” o dell’omosessualità in “Santa Rosalia”. “Mi sono ispirata alla leggenda secondo la quale la Santuzza si era innamorata di una donna. Rosalia è anche il nome di mia nonna, ho scelto il verso di una filastrocca per spiegarla anche ai bambini con quel ‘rosa o blu, rosa o blu, dai un bacio a chi vuoi tu’”.
E poi quel “Biglietto per viaggi illimitati” dedicato al padre che non c’è più, una ferita che l’ha segnata per sempre a nove anni quando lei, ultima di quattro figli, scopre precocemente il potere terapeutico della scrittura: “Dopo la sua morte per me è stato necessario andare da una psicologa, e quella psicologa era la musica”. A undici anni imbraccia la chitarra e inizia a comporre. “La scrittura mi ha salvata, insieme alla mia eroina, mia madre, un gigante per me: è stata lei a dirmi ‘Claudia, la vita è bellissima, perché ti dà sempre una possibilità di riscatto’. E lei ha avuto il coraggio di fare armi e bagagli e portarci a Torino per ricominciare”. Alla madre “bellissima donna dai tratti normanni”, dedica “Finché morte non ci separi”, “dove racconto un fatto reale, cioè questa ragazza che a sedici anni programma la sua ‘fuitina’ con mio padre, fallita, annodando le lenzuola per calarsi dalla finestra”. La convince pure a cantarla insieme in un live a Milano: “Mi raccomando, mamma ti prego, non piangere! Le ho detto. Alla fine ho pianto io”. Dolore e malinconia attraversano il suo sguardo come i suoi testi, ma a guidarla è sempre stato il suo amore per le parole, eredità paterna: “A volte mia sorella dopo aver finito i compiti chiedeva a mio padre se poteva uscire, finalmente. E lui le rispondeva: ‘Ah, hai finito i compiti per domani? Allora adesso prendi il dizionario, lo sfogli e impari qualche parola nuova’. E il dizionario l’ho desiderato tantissimo come regalo di compleanno, lo tengo sul comodino e ogni tanto lo sfoglio”.
Un amore per le parole riflesso nei testi e nei titoli dei suoi album, da “Abbi cura di te”, “una frase della mia ex insegnante di canto, a me che ero la più indisciplinata delle alunne, e che sono rimasta sorpresa da quelle parole”, a “Manuale distruzione” pagato interamente da sola, facendo cappuccini e caffè al bar, fino all’ultimo “Nel caos di stanze stupefacenti”.
“È stato un anno strepitoso, sold out in molte città italiane, e ora via, prima che riprenda il caos in Europa e nei teatri italiani”. E l’Europa l’aspetta in tour da questo mese: il 9 febbraio sarà al Cafè Berlin di Madrid, il 10 al ‘O Paraiso’ di Lisbona, il 12 febbraio sarà la volta del Sugar Factory di Amsterdam, il 13 il Garage di Londra, il 14 il Petit Bain di Parigi, per tornare in Italia dal 24 febbraio Levante torna in Italia con uno spettacolo più raccolto, “Caos in teatro tour 2018”,14 concerti nei principali teatri italiani, con debutto al Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti di Spoleto.
A campeggiare quel soprannome nato per gioco “da un’amica che a Palagonia mi aveva chiamato cosi, pensando alla protagonista del film ‘Il ciclone’ di Pieraccioni, ma a me piace. Il mio vero nome, Claudia, vuol dire zoppicante, in fondo questo rimando di segno opposto al Sol Levante e all’idea di rialzarsi in piedi mi rispecchia”.
Non ama le etichette e i paragoni scontati, come quelli che la vorrebbero vicina come stile a Carmen Consoli: “Carmen non si tocca, ci accomuna la sicilianità, lo stesso dialetto, siamo cresciute con lo stesso orgoglio e la stessa rabbia. Ma scriviamo e cantiamo cose diverse”. I suoi riferimenti musicali spaziano da “Cristina Donà a Janis Joplin, da Alanis Morrisette a Tori Amos”. Ammette che le piacerebbe “fare qualcosa con Malika Ayane”, è una fan sfegatata di serie come “Game of Thrones” e “Breaking bad”, mentre tra i libri che l’hanno segnata c’è “Eccomi” di Jonathan Safran Foer, ma anche Andrea De Carlo, Alejandro Jodorowsky e l’amatissima conterranea Goliarda Sapienza, la cui “Arte della gioia” ha scelto di leggere all’ultima edizione del Salone del libro di Torino.
Per questa ex ragazzina di Palagonia che da spettatrice “al massimo attendeva in piazza il concerto della Santa organizzato dal Comune, con I cugini di campagna o Ivana Spagna” a dispetto della giovane età la gavetta è stata lunga, complice quel “non credere nell’arte senza dolore”, evidente anche nel brano “Lasciami andare” in cui canta che “i buchi che ho nel cuore sono stemmi”. Nel suo romanzo e nei testi delle sue canzoni ama ripetere di “aver pagato sempre il conto” e “di pagare tutti i giorni il prezzo per fare le cose che mi piacciono”. “E poi sono del segno dei Gemelli, ho tante anime, vivo nel caos ma ci sto bene. Sono un’autrice che canta, il mio bisogno primario è sempre quello di raccontare una storia”. Un talento e un successo che potrebbero sconfinare in altri campi: “Sono cresciuta sognando Sanremo, per me è sinonimo di Pippo Baudo, sua mamma è palagonese come me. Mi piacerebbe moltissimo il prossimo anno lo presentasse lui per poter dirmi un giorno ‘L’ho scoperta io Levante!’ Ma non sono brava con le gare, se dovessi farlo lo prenderei alla leggera”.
E poi il cinema, altra passione: “Penso che sarei un cane a recitare – confessa – ma è un mondo che mi affascina. Certo, se arrivasse Virzì dicendo che gli servirebbe un volto come il mio, inizierei a studiare…”. Ma senza andare troppo oltre, come rivela il suo rito scaramantico prima di andare in scena: “Scaldo la voce, inizio a contare come in un mantra tranquillizzante e poi, prima di esibirmi, mi guardo sempre i piedi: serve a ricordarmi che sono ancorata alla terra sulla quale cammino, ho bisogno di restare in contatto con le cose reali. Li guardo e mi dico: guarda quanta strada hai fatto, ricordati di quando sei stata piccola. Poi, sul palco, è un’altra storia”.

Febbraio 2018

With music I tell you a piece of me

From Palagonia to success. A Tour across European theatres starting soon. Levante, she who burns whatever she touches

by Antonella Lombardi

A fireball burning whatever it touches. Max Gazzè: “Levante has a knack. I wanted her with me on stage”. Claudia Lagona from Caltagirone – alias Levante, aged 30, childhood in Palagonia, living in Turin – opened Gazzè’s concerts. In turn, he duets in the video clip of “Pezzo di me” that quips about love ended.
“I am volcanic like my Sicily”. Three albums, the novel “Se non ti vedo non esisti” reprinted by Rizzoli in a few weeks, a marriage ended, a starting double Europe tour in February from Barcelona, judge of X Factor for the Girls category: “I could never be an act on a talent show. Yes, it’s a showcase, my career might have been faster if I had accepted”. Instead, she left for Leeds “where I cleaned a pub toilets for two months”. An open smile, melancholic eyes, a gipsy beauty resembling the esteemed Frida Khalo. 527,000 followers on Instagram. Her approach to social media: “I applauded regardless of the team. It’s a game, but music lost in favour of strategy. It was unfair to whistle against a girl whose fault was to disappoint the expectations. No media pillory, we’re smarter than all this.”
Her attitude emerges with the smash “Alfonso”, showing “my discomfort in a glittered society”, and “Non me ne frega niente”, composed in the aftermath of the Bataclan massacre, against the keyboard warriors. “If you have a real life, you don’t spend it on social media. In my video there’s a rehab clinic for social media addicted. We should all detox. And I can’t stand the rudeness on the web”.
Femicide and homosexuality are addressed in “Gesù Cristo sono io” and “Santa Rosalia”. “Biglietto per viaggi illimitati” is dedicated to her father, a wound that scarred her at 9 when she discovered the healing power of writing: “After his death I needed a psychologist, and that was music”.
“My shelter was my mother, a giant to me: ‘Claudia, life is amazing, it always gives you a new chance’, so we left for a new dawn in Turin. “Finchè morte non ci separi” tells a piece of her mother’s life. They duetted in a live concert in Milan: “It touched my heart”. The love for words inherited by her father “My dictionary is always on the bedside table”.
Her albums reflect this passion from “Abbi cura di te” to “Manuale distruzione” paid by myself making cappuccinos and coffee at the cafè, until the last “Nel caos delle stanze stupefacenti”.
“It was a wonderful year, sold out in many Italian cities”. Now the Europe Tour: Feb 9 Cafe Berlin in Madrid, 10 ‘O Paraiso’ in Lisbon, 12 Sugar Factory in Amsterdam, 13 The Garage in London, 14 Petit Bain in Paris, and back to Italy from Feb 24. She returns with a more intimate show “Chaos in Theatre Tour 2018”, 14 concerts debuting in Spoleto. Levante, the protagonist’s name of ‘Il Ciclone’, is the nickname a friend of mine gave me for fun, but I like it. Claudia means ‘limping’ and my nickname gives the idea of a rising sun. It’s me”. Her musical references range from Cristina Donà to Janis Joplin, Alanis Morrisette to Tori Amos. “I’d like to do something with Malika Ayane”, and she is a fan of Game of Thrones and Breaking Bad. Her favourite books are “Here I am” by J. S. Foer, A. De Carlo, A. Jodorowsky and “Arte della gioia” by G. Sapienza. “I have always paid and still pay the price to do the things I like. I’m a Gemini with many souls, living well in chaos, and a singer song-writer, telling story is my primary need. Cinema is another passion: I think I’d be bad at acting, but if Virzì needed a face like mine, I’d studied. Before going on stage: “I warm my voice, count as a mantra and look at my foot to remind me that I am anchored to the ground. I say: look how far you have gone. Then, on stage, is another story”.

February 2018

Condividi Adesso
Articolo PrecedenteProssimo Articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Gattopardo