Sulle tracce dei Normanni 0

Da Palermo ad Agrigento sugli antichi sentieri dell’anno Mille. Grazie all’impegno di un gruppo di volontari è stata aperta la “Magna via Francigena”, un percorso a tappe nel cuore più profondo della Sicilia tra meraviglie naturali e vestigia della storia. Un’emozione da provare

di Guido Fiorito

Oltre le coste assaltate in gran parte dalle abitazioni, oltre gli spostamenti veloci sulle autostrade, c’è una Sicilia interna bella e misteriosa da scoprire. Lontano dalla folla, nel silenzio, al ritmo lento dei nostri passi, lungo le vie usate nel medioevo, si può riuscire a fermare il tempo.  Anche in Sicilia, si sta realizzando una rete di cammini francigeni, ovvero di origine nel territorio dei franchi che qui si lega ai normanni. Il primo, dal Tirreno al Mediterraneo, da Palermo fino Agrigento, è stato inaugurato l’anno scorso: la Magna via francigena. Così viene nominato in un diploma normanno del 1096 in greco, che sarà tradotto in latino qualche decennio dopo come “magna via francigena castronobi”, ovvero di Castronovo, sede oggi del cammino.
Per una volta la cultura è tornata natura. L’ideatore di questi cammini, il messinese Davide Comunale, laurea in archeologia, si è dedicato, con un dottorato di ricerca all’Università di Tor Vergata di Roma,  alle antiche vie dell’isola, studiando i documenti diplomatici, tra archivi di Stato e diocesi, concludendo che “ricerche e studi hanno senso se lasciamo qualcosa sul territorio”. Da qui il progetto di aggiungere una rete di cammini siciliani a quelli francigeni già aperti nel resto d’Italia, che Davide, anche lui appassionato camminatore, tanto da aver percorso tre volte il cammino di Santiago, conosceva bene.
Il progetto è iniziato quattro anni fa, sostenuto dall’associazione Amici dei cammini francigeni di Sicilia, una onlus creata da Comunale che dà assistenza gratuita ai viandanti e si occupa di portare avanti nuovi progetti. “Il cammino è differente da una escursione – spiega – non prevede guide, le tracce sono gratuite. Il percorso da Palermo ad Agrigento è segnalato con 180 pali con frecce, da oltre trecento paletti segnavia e da segnali in vernice. Un lavoro effettuato dai nostri volontari. La scelta è stata di studiare i grandi cammini dell’epoca normanna, dopo 1060, che incisero sulla geografia siciliana. Un esempio è Montemaggiore Belsito. Ruggero II chiese all’abate di Cluny di fondare un monastero in Sicilia e vennero quindici abati dalla Provenza, dall’abbazia di Saint Pierre de Montmajour. Il monastero in Sicilia, di cui non rimane traccia, è citato nel documento in cui il re chiede aiuto all’abate. Da qui il nome del paese. I normanni sono stati molto importanti per la cultura siciliana”.
In questi giorni viene segnato il cammino Palermo-Messina per le montagne, la strada che nel Medioevo si allontanava dalla linea del mare per evitare il rischio che il viaggiatore fosse rapito da una incursione pirata. Sarà presto percorribile. Altri due progetti inglobano parti dell’antica via Selinuntina. La via Fabaria va da Agrigento a Gela fino Lentini e Randazzo. Si chiama così perché passa per una contrada di Vizzini, Fabaria. Un primo cammino apripista è stato compiuto nel luglio 2016. La via Mazarese va da Agrigento, Mazara, Alcamo, Palermo. Infine esiste il progetto di un cammino diagonale da Noto a Palermo percorrendo le antiche trazzere borboniche.
La Magna via francigena consiste di nove tappe: Palermo-Santa Cristina Gela di 23,8 chilometri; Santa Cristina Gela-Corleone (25,6); Corleone-Prizzi (19,3); Prizzi-Castronovo di Sicilia (24,4); Castronovo-Cammarata/San Giovanni Gemini (12,7); Cammarata-Sutera (19,9); Sutera-Racalmuto/Grotte (26); Racalmuto-Joppolo Giancaxio (18,6)-Joppolo-Agrigento (15,2). Si tratta di un percorso per due terzi su strade sterrate (tranne la prima e ultima tappa dove predomina l’asfalto). Nonostante la difficoltà sia da media a impegnativa, è percorso da numerosi appassionati, che ricevono una credenziale da bollare alla fine di ogni tappa. Chi percorre almeno cento chilometri del percorso riceve un attestato (testimonium). E inserito nell’Atlante dei cammini italiani del ministero del Turismo, unico in Sicilia con il trekking del Santo da Adrano ad Alcara Li Fusi. “Abbiamo distribuito – dice Comunale – un migliaio di credenziali, settecento sono stati sul percorso. A Capodanno c’erano venticinque camminatori. Ci sono stranieri come francesi e polacchi e qualche tedesco, è venuto un gruppo di venti brasiliani, molti arrivano dal Nord Italia. Le presenze siciliane si sono concentrate in estate. Non si tratta di un cammino strettamente religioso, non si raggiunge la tomba di un santo”.
Per dormire i viandanti dispongono di strutture convenzionate (140 nel 2017) di prezzo economico. Irene Marraffa, catanese, insegnante di scienza degli alimenti in un istituto alberghiero, è il referente accoglienza  dell’Associazione. “In alcuni paesi, colpiti dallo spopolamento – racconta – non esisteva neanche un B&B. La soluzione si chiama ospitalità diffusa. Gli abitanti mettono a disposizione stanze libere, sono registrati e danno la ricevuta.  Abbiamo tre tipologie: fino a dieci euro in saloni parrocchiali o del comune, o qualche privato; fino a venti euro; fino a trenta euro, la cifra massima per la nostra convenzione, in strutture turistiche come B&B, agriturismi, piccoli alberghi. Ha funzionato: sulla nostra pagina Facebook ci sono pareri che raccontano di ottimi rapporti. Si ritorna a una forma di comunità e di scambio”.
Chi ha percorso la Magna via è entusiasta, nonostante la fatica. Per esempio, Loredana Marino, 37 anni, impiegata di San Giovanni La Punta, ha scoperto il camminare nel 2011 “alla ricerca di qualcosa che avevo dentro e che non era chiaro”. Ha percorso l’intera Magna via dal 28 dicembre al 5 gennaio. “È stato il cammino più duro che ho percorso, c’era freddo, fango e pioggia ma ne valeva la pena. Ogni raggio di sole una meraviglia, l’arcobaleno dopo la pioggia, il vento che pulisce le nubi e mostra le cine innevate. Siamo stati sempre accolti bene. A Sutera ci hanno offerto la ‘mbriulata. Il ricordo più bello è il contatto e la condivisione con gli altri pellegrini, per esempio per il cenone di Capodanno a Castronovo”.
Per Camilla Lenzi, 30 anni, romana, laureata in archeologia, la Magna via Franchigena è stato il primo cammino. “Sono andata a metà agosto. Sulla strada non hai altri tempi di quelli del sole che sorge e che tramonta, che decidono il cammino. Alla fine della prima tappa ho conosciuto due fratelli e abbiamo continuato insieme. Mi ha dato tanto entusiasmo, senso a quello che potrò fare in futuro. E sicurezza: ero in grado di gestire tutte le situazioni. L’accoglienza è stata positiva, se finiva l’acqua qualcuno ce la dava, nessun disagio. L’emozione di percorrere le stesse strade di uomini di altri tempi. Ti esalta la bellezza delle persone che conosci, differenti tra loro, di diverso livello sociale: ognuno dava quel che poteva”. Scrive David Le Breton, un guru del moderno camminare: “Non siamo noi che facciamo il viaggio, è il viaggio che ci fa e ci disfa e ci inventa”.
“I punti del cammino più interessanti? Difficile dirlo – conclude Comunale -. Dal punto di vista paesaggistico la parte verso Sutera, un crinale di colline gessose che diventa verde in primavera. Dal punto di vista storico il castello e la Rocca di Castronovo. È bello poi l’arrivo ad Agrigento, dove, dopo tanta fatica, si rivede un altro mare. Ma ci sono cammini molto belli in tutta Europa. Il punto di svolta del nostro cammino sono le persone. La cosa più bella sono i comitati di accoglienza di volontari che si sono formati nei paesi”.

Maggio 2018

On the trail of the Normans

The Magna via Francigena has been opened. From Palermo to Agrigento among natural wonders and history. An emotion to try

di Guido Fiorito

Beyond the coasts dotted mostly with houses, beyond the quick trips on highways, there is a beautiful and mysterious inner Sicily to discover. Away from the crowds, in the silence, at the slow pace of our steps, on the paths used in the Middle Ages, time can be stopped. A net of Frankish paths is being realised in Sicily, where the territory is bound to the Normans’. The first one, from the Tyrrhenian to the Mediterranean Sea, from Palermo to Agrigento, was opened last year: the Magna via Francigena Castronobi – Castronovo, the current base of the path. For a change, culture has returned to nature. A Sicilian archaeologist, Davide Comunale, devoted himself to the ancient routes of the island, studying the diplomatic documents because: “research and studies make sense if we leave something on the territory”. Hence, the project to add a net of Sicilian paths to the Frankish ones already opened in Italy. It started four years ago, buoyed up by the Association Amici dei Cammini Francigeni di Sicilia, a non-profit organisation created to provide free help to travellers and pursue new projects. “The path is different from a hike; the tracks are free. The route from Palermo to Agrigento is marked out by 180 poles with arrows, over three hundred waymark stakes and painted signals. I chose to study the great paths of the Norman period that affected the geography of Sicily. The Normans were very important for the Sicilian culture”. Between dirt patch and asphalt, the steps of the ancient Frankish route are: Palermo-Santa Cristina Gela (23.8 km); Santa Cristina Gela-Corleone (25.6); Corleone-Prizzi (19.3); Prizzi-Castronovo di Sicilia (24.4); Castronovo-Cabrera/San Giovanni Gemini (12.7); Cammarata-Sutera (19.9); Sutera-Racalmuto/Grotte (26); Racalmuto-Joppolo Giancaxio (18.6); Joppolo-Agrigento (15.2). Despite difficulties range from medium to challenging, it is covered by numerous enthusiasts who receive a credential at the end of each stage and a certificate after 100 km.

May 2018

Da Palermo ad Agrigento sugli antichi sentieri dell’anno Mille. Grazie all’impegno di un gruppo di volontari è stata aperta la “Magna via Francigena”, un percorso a tappe nel cuore più profondo della Sicilia tra meraviglie naturali e vestigia della storia. Un’emozione da provare

di Guido Fiorito

Oltre le coste assaltate in gran parte dalle abitazioni, oltre gli spostamenti veloci sulle autostrade, c’è una Sicilia interna bella e misteriosa da scoprire. Lontano dalla folla, nel silenzio, al ritmo lento dei nostri passi, lungo le vie usate nel medioevo, si può riuscire a fermare il tempo.  Anche in Sicilia, si sta realizzando una rete di cammini francigeni, ovvero di origine nel territorio dei franchi che qui si lega ai normanni. Il primo, dal Tirreno al Mediterraneo, da Palermo fino Agrigento, è stato inaugurato l’anno scorso: la Magna via francigena. Così viene nominato in un diploma normanno del 1096 in greco, che sarà tradotto in latino qualche decennio dopo come “magna via francigena castronobi”, ovvero di Castronovo, sede oggi del cammino.
Per una volta la cultura è tornata natura. L’ideatore di questi cammini, il messinese Davide Comunale, laurea in archeologia, si è dedicato, con un dottorato di ricerca all’Università di Tor Vergata di Roma,  alle antiche vie dell’isola, studiando i documenti diplomatici, tra archivi di Stato e diocesi, concludendo che “ricerche e studi hanno senso se lasciamo qualcosa sul territorio”. Da qui il progetto di aggiungere una rete di cammini siciliani a quelli francigeni già aperti nel resto d’Italia, che Davide, anche lui appassionato camminatore, tanto da aver percorso tre volte il cammino di Santiago, conosceva bene.
Il progetto è iniziato quattro anni fa, sostenuto dall’associazione Amici dei cammini francigeni di Sicilia, una onlus creata da Comunale che dà assistenza gratuita ai viandanti e si occupa di portare avanti nuovi progetti. “Il cammino è differente da una escursione – spiega – non prevede guide, le tracce sono gratuite. Il percorso da Palermo ad Agrigento è segnalato con 180 pali con frecce, da oltre trecento paletti segnavia e da segnali in vernice. Un lavoro effettuato dai nostri volontari. La scelta è stata di studiare i grandi cammini dell’epoca normanna, dopo 1060, che incisero sulla geografia siciliana. Un esempio è Montemaggiore Belsito. Ruggero II chiese all’abate di Cluny di fondare un monastero in Sicilia e vennero quindici abati dalla Provenza, dall’abbazia di Saint Pierre de Montmajour. Il monastero in Sicilia, di cui non rimane traccia, è citato nel documento in cui il re chiede aiuto all’abate. Da qui il nome del paese. I normanni sono stati molto importanti per la cultura siciliana”.
In questi giorni viene segnato il cammino Palermo-Messina per le montagne, la strada che nel Medioevo si allontanava dalla linea del mare per evitare il rischio che il viaggiatore fosse rapito da una incursione pirata. Sarà presto percorribile. Altri due progetti inglobano parti dell’antica via Selinuntina. La via Fabaria va da Agrigento a Gela fino Lentini e Randazzo. Si chiama così perché passa per una contrada di Vizzini, Fabaria. Un primo cammino apripista è stato compiuto nel luglio 2016. La via Mazarese va da Agrigento, Mazara, Alcamo, Palermo. Infine esiste il progetto di un cammino diagonale da Noto a Palermo percorrendo le antiche trazzere borboniche.
La Magna via francigena consiste di nove tappe: Palermo-Santa Cristina Gela di 23,8 chilometri; Santa Cristina Gela-Corleone (25,6); Corleone-Prizzi (19,3); Prizzi-Castronovo di Sicilia (24,4); Castronovo-Cammarata/San Giovanni Gemini (12,7); Cammarata-Sutera (19,9); Sutera-Racalmuto/Grotte (26); Racalmuto-Joppolo Giancaxio (18,6)-Joppolo-Agrigento (15,2). Si tratta di un percorso per due terzi su strade sterrate (tranne la prima e ultima tappa dove predomina l’asfalto). Nonostante la difficoltà sia da media a impegnativa, è percorso da numerosi appassionati, che ricevono una credenziale da bollare alla fine di ogni tappa. Chi percorre almeno cento chilometri del percorso riceve un attestato (testimonium). E inserito nell’Atlante dei cammini italiani del ministero del Turismo, unico in Sicilia con il trekking del Santo da Adrano ad Alcara Li Fusi. “Abbiamo distribuito – dice Comunale – un migliaio di credenziali, settecento sono stati sul percorso. A Capodanno c’erano venticinque camminatori. Ci sono stranieri come francesi e polacchi e qualche tedesco, è venuto un gruppo di venti brasiliani, molti arrivano dal Nord Italia. Le presenze siciliane si sono concentrate in estate. Non si tratta di un cammino strettamente religioso, non si raggiunge la tomba di un santo”.
Per dormire i viandanti dispongono di strutture convenzionate (140 nel 2017) di prezzo economico. Irene Marraffa, catanese, insegnante di scienza degli alimenti in un istituto alberghiero, è il referente accoglienza  dell’Associazione. “In alcuni paesi, colpiti dallo spopolamento – racconta – non esisteva neanche un B&B. La soluzione si chiama ospitalità diffusa. Gli abitanti mettono a disposizione stanze libere, sono registrati e danno la ricevuta.  Abbiamo tre tipologie: fino a dieci euro in saloni parrocchiali o del comune, o qualche privato; fino a venti euro; fino a trenta euro, la cifra massima per la nostra convenzione, in strutture turistiche come B&B, agriturismi, piccoli alberghi. Ha funzionato: sulla nostra pagina Facebook ci sono pareri che raccontano di ottimi rapporti. Si ritorna a una forma di comunità e di scambio”.
Chi ha percorso la Magna via è entusiasta, nonostante la fatica. Per esempio, Loredana Marino, 37 anni, impiegata di San Giovanni La Punta, ha scoperto il camminare nel 2011 “alla ricerca di qualcosa che avevo dentro e che non era chiaro”. Ha percorso l’intera Magna via dal 28 dicembre al 5 gennaio. “È stato il cammino più duro che ho percorso, c’era freddo, fango e pioggia ma ne valeva la pena. Ogni raggio di sole una meraviglia, l’arcobaleno dopo la pioggia, il vento che pulisce le nubi e mostra le cine innevate. Siamo stati sempre accolti bene. A Sutera ci hanno offerto la ‘mbriulata. Il ricordo più bello è il contatto e la condivisione con gli altri pellegrini, per esempio per il cenone di Capodanno a Castronovo”.
Per Camilla Lenzi, 30 anni, romana, laureata in archeologia, la Magna via Franchigena è stato il primo cammino. “Sono andata a metà agosto. Sulla strada non hai altri tempi di quelli del sole che sorge e che tramonta, che decidono il cammino. Alla fine della prima tappa ho conosciuto due fratelli e abbiamo continuato insieme. Mi ha dato tanto entusiasmo, senso a quello che potrò fare in futuro. E sicurezza: ero in grado di gestire tutte le situazioni. L’accoglienza è stata positiva, se finiva l’acqua qualcuno ce la dava, nessun disagio. L’emozione di percorrere le stesse strade di uomini di altri tempi. Ti esalta la bellezza delle persone che conosci, differenti tra loro, di diverso livello sociale: ognuno dava quel che poteva”. Scrive David Le Breton, un guru del moderno camminare: “Non siamo noi che facciamo il viaggio, è il viaggio che ci fa e ci disfa e ci inventa”.
“I punti del cammino più interessanti? Difficile dirlo – conclude Comunale -. Dal punto di vista paesaggistico la parte verso Sutera, un crinale di colline gessose che diventa verde in primavera. Dal punto di vista storico il castello e la Rocca di Castronovo. È bello poi l’arrivo ad Agrigento, dove, dopo tanta fatica, si rivede un altro mare. Ma ci sono cammini molto belli in tutta Europa. Il punto di svolta del nostro cammino sono le persone. La cosa più bella sono i comitati di accoglienza di volontari che si sono formati nei paesi”.

Maggio 2018

On the trail of the Normans

The Magna via Francigena has been opened. From Palermo to Agrigento among natural wonders and history. An emotion to try

di Guido Fiorito

Beyond the coasts dotted mostly with houses, beyond the quick trips on highways, there is a beautiful and mysterious inner Sicily to discover. Away from the crowds, in the silence, at the slow pace of our steps, on the paths used in the Middle Ages, time can be stopped. A net of Frankish paths is being realised in Sicily, where the territory is bound to the Normans’. The first one, from the Tyrrhenian to the Mediterranean Sea, from Palermo to Agrigento, was opened last year: the Magna via Francigena Castronobi – Castronovo, the current base of the path. For a change, culture has returned to nature. A Sicilian archaeologist, Davide Comunale, devoted himself to the ancient routes of the island, studying the diplomatic documents because: “research and studies make sense if we leave something on the territory”. Hence, the project to add a net of Sicilian paths to the Frankish ones already opened in Italy. It started four years ago, buoyed up by the Association Amici dei Cammini Francigeni di Sicilia, a non-profit organisation created to provide free help to travellers and pursue new projects. “The path is different from a hike; the tracks are free. The route from Palermo to Agrigento is marked out by 180 poles with arrows, over three hundred waymark stakes and painted signals. I chose to study the great paths of the Norman period that affected the geography of Sicily. The Normans were very important for the Sicilian culture”. Between dirt patch and asphalt, the steps of the ancient Frankish route are: Palermo-Santa Cristina Gela (23.8 km); Santa Cristina Gela-Corleone (25.6); Corleone-Prizzi (19.3); Prizzi-Castronovo di Sicilia (24.4); Castronovo-Cabrera/San Giovanni Gemini (12.7); Cammarata-Sutera (19.9); Sutera-Racalmuto/Grotte (26); Racalmuto-Joppolo Giancaxio (18.6); Joppolo-Agrigento (15.2). Despite difficulties range from medium to challenging, it is covered by numerous enthusiasts who receive a credential at the end of each stage and a certificate after 100 km.

May 2018

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