Benedetta la birra dei monaci 0

Nell’abbazia benedettina di San Martino, vicino Palermo, si produce da ormai molti anni una premiata “Abbey Ale”. Il segreto della ricetta? Nelle erbe officinali dell’antica farmacopea

di Gigliola Siragusa

Da sempre la birra è stata considerata una bevanda dalle molteplici virtù, una divina panacea per la cura di tanti mali. Nel Medioevo soprattutto, periodo in cui la produzione era affidata ai monaci, veniva considerata una vera medicina dai poteri terapeutici e medicamentosi da somministrare ai convalescenti come ricostituente, alle partorienti affinché producessero più latte e indicata per migliorare la digestione e la circolazione del sangue. La storia ci racconta che il più antico monastero italiano ad aver prodotto birra è stato quello di Montecassino, fondato, nel 529, da San Benedetto da Norcia che, negli stessi anni, redisse la sua famosa Regola e istituì l’ordine benedettino diffusosi poi in tutta Italia.
L’Abbazia Benedettina di San Martino, nella provincia palermitana, è un fulgido esempio della proverbiale laboriosità di quest’ordine. Ora lege et Labora è il motto che continua a contraddistinguere l’ideale monastico della comunità nel corso dei secoli. In questo luogo di pace e spiritualità dove storia, arte e natura si incontrano, percorrendo un coinvolgente e metaforico sentiero alla ricerca dell’anima, è nata una preziosa birra artigianale, la prima e unica di Abbazia del sud Italia che ha già riscosso un notevole successo nel mondo brassicolo italiano.
Nel giugno del 2009 nasce l’associazione Hora Benedicta (associazione culturale senza scopo di lucro) formata da un gruppo di appassionati cultori della materia che, in collaborazione con l’Abate del monastero, decide di creare una birra artigianale di ottima qualità legata all’Abbazia di San Martino e alle storiche tradizioni monastiche che ci ricordano come la cultura e la produzione della birra siano state da sempre vive nei monasteri d’Europa. “Duplice lo scopo – dice Carmelo Di Fatta, vicepresidente dell’associazione – sostenere la comunità monastica in tutte le iniziative di valorizzazione del patrimonio storico, artistico e spirituale del monastero di san Martino e dello stesso monachesimo benedettino e realizzare un cammino di benessere intellettuale e spirituale degli associati attraverso l’impegno in attività ispirate alla regola Ora et labora”.
Creata nell’ala più antica del monastero, questa birra ha delle caratteristiche ben definite. Innanzi tutto si ispira alle birre dei monaci trappisti, il cui ordine monastico, che seguiva la Regola di San Benedetto, fu fondato nel XII secolo da Armand Jean Le Bouthillier de Rancé, abate di Notre-Dame de la Trappe, in Normandia. Il suo nome è Paul Bricius Hora Benedicta Abbey Ale o, più semplicemente, la Birra di San Martino delle Scale e la sua tipologia è legata alla semplicità delle tradizioni benedettine.
La birra nasce dalla collaborazione tra la Paul-Bricius&Co, il più antico birrificio siciliano, e l’associazione Hora Benedicta. L’associazione, fin dal suo esordio, si è dedicata allo studio e alla sperimentazione di birre monastiche. Nel 2011, a seguito degli studi condotti sulle spezie ed erbe officinali – in particolare quelle con proprietà digestive – e delle sperimentazioni sulla birra, nasce la ricetta MiX-mas, un tripudio di malti e spezie. “Indimenticabile il momento in cui abbiamo degustato il primo calice”, ci racconta Carlo Volpe, giovane ingegnere chimico nella vita che ha collaborato alla creazione della birra di San Martino. “Eravamo tutti lì riuniti nel laboratorio del Convento, soci e monaci, pronti per l’assaggio ufficiale, il bicchiere riempito per un terzo e un miscuglio di emozioni e aspettative nel cuore che sono state soddisfatte al primo sorso”.
MiX-mas viene così prodotta secondo questa ricetta e mandata a un concorso nazionale per Homebrewers (produttori casalinghi di birra artigianale) e, il 4 dicembre 2011, vince il primo premio come miglior birra di Natale. La ricetta viene riprodotta nell’intento di migliorarla e di renderla più “amabile” insieme ai maestri della società Paul-Bricius &Co. di Vittoria. Il 31 ottobre 2012, nel microbirrificio della Paul-Bricius &Co., si è svolta la prima cotta di 1500 litri (duemila bottiglie da 75 centilitri).
Oggi, se si esclude qualche ristorante di Palermo, si trova solo nella bottega dei prodotti monastici dell’Abbazia di San Martino. Ecco, secondo gli esperti, le qualità sensoriali che la contraddistinguono: “Birra dal colore bruno scuro intenso, aromatizzata da particolari essenze officinali e fermentata a lungo nei tini prima dell’imbottigliamento. La schiuma si presenta scura, compatta e cremosa. Al naso un bouquet complesso e speziato; emergono note di malto tostato, cioccolato, foglia di tabacco e miele. L’ingresso in bocca è setoso; corposa, avvolgente e rotonda; la birra lascia il palato asciutto con sensazioni di malto, caramello, liquirizia e lievi note balsamiche”.
Nonostante i suoi ingredienti siano segreti, siamo riusciti a scoprirne alcuni tra i quali una selezione di erbe speziate da amaro. La presenza di radice di genziana e liquirizia rafforzano il legame dei Benedettini con la terra e con la loro Abbazia in cui, fino a qualche tempo fa, sorgeva un Orto dei semplici (Hortus simplicium) dove si coltivavano quelle erbe da cui trarre i principi attivi curativi offerti dalla natura. Don Bernardo Velardi, profondo conoscitore di erbe officinali, ne ha curato la raccolta e la catalogazione insieme ai soci dell’associazione, annotando nome e principali virtù terapeutiche di ogni singola erba. “Per noi monaci benedettini- afferma – è stato un lavoro appassionante in cui abbiamo messo a frutto le nostre capacità cognitive tramandate da generazioni nel corso dei secoli. La possibilità di poter ancor oggi utilizzare erbe in uso nella farmacopea medievale per la realizzazione della nostra Birra d’Abbazia ci ricorda quanto importante sia stato il contributo dato dalle nostre comunità monastiche alla società”. Altra caratteristica di questa birra è il colore, di un nero impenetrabile, ottenuto dai malti tostati e torrefatti che richiama il colore della tonaca dei Padri Benedettini. La birra di San Martino, dunque, è una birra di Natale dal sapore speziato e per la sua gradazione alcolica di 8 gradi viene classificata, secondo la legge italiana, come doppio malto. I monaci sono molto soddisfatti dell’esperienza – è già pronta, infatti, la ricetta della seconda birra di Abbazia – che ha consentito loro di condividere il frutto di questo lavoro con un sempre maggior numero di visitatori. L’ospitalità, si sa, è una prerogativa benedettina e loro sono lieti di poter offrire la birra quale nettare prezioso del convento. Meglio se in un calice ampio a tulipano svasato, quello consigliato per degustarla.

Dicembre 2017

The monks do beer best

The Abbazia Benedettina di San Martino, near Palermo, produces an award-winning “abbey ale”. We discover the secret

by Gigliola Siracusa

Beer has always been considered a beverage of many virtues. During medieval times, when beer production was the realm of monks, it was thought of as a medicine with therapeutic powers and given to patients to speed up recovery and new mothers to help them produce more milk. History states that the oldest monastery in Italy to have produced beer was that of Montecassino, founded by Saint Benedict of Nursia in 529.
The Abbazia Benedettina di San Martino – a place of peace and spirituality where history, art and nature coexist in harmony – is home to an excellent craft beer, making it the first and only abbey in the south of Italy to achieve real success on the Italian brewing scene.
The beer is the product of a collaboration with the Hora Benedicta association, which was set up in June 2008 by a group of enthusiasts. The association teamed up with Paul-Bricius & Co – the oldest brewery in Sicily – to help produce what would become Paul Bricius Hora Benedicta Abbey Ale, using medicinal herbs and a range of malts and spices.
Dark brown in colour, the beer has dark, creamy froth, with a complex, spiced nose featuring notes of toasted malt, chocolate, tobacco leaf and honey. On the palate, the beer is silky and full-bodied, while flavours of malt, caramel, liquorice and some balsamic can all be detected.
“For Benedictine monks,” explains Don Bernardo Velardi, “this has been a wonderful project into which we’ve been able to channel the knowledge passed down to us over centuries.”

December 2017

Nell’abbazia benedettina di San Martino, vicino Palermo, si produce da ormai molti anni una premiata “Abbey Ale”. Il segreto della ricetta? Nelle erbe officinali dell’antica farmacopea

di Gigliola Siragusa

Da sempre la birra è stata considerata una bevanda dalle molteplici virtù, una divina panacea per la cura di tanti mali. Nel Medioevo soprattutto, periodo in cui la produzione era affidata ai monaci, veniva considerata una vera medicina dai poteri terapeutici e medicamentosi da somministrare ai convalescenti come ricostituente, alle partorienti affinché producessero più latte e indicata per migliorare la digestione e la circolazione del sangue. La storia ci racconta che il più antico monastero italiano ad aver prodotto birra è stato quello di Montecassino, fondato, nel 529, da San Benedetto da Norcia che, negli stessi anni, redisse la sua famosa Regola e istituì l’ordine benedettino diffusosi poi in tutta Italia.
L’Abbazia Benedettina di San Martino, nella provincia palermitana, è un fulgido esempio della proverbiale laboriosità di quest’ordine. Ora lege et Labora è il motto che continua a contraddistinguere l’ideale monastico della comunità nel corso dei secoli. In questo luogo di pace e spiritualità dove storia, arte e natura si incontrano, percorrendo un coinvolgente e metaforico sentiero alla ricerca dell’anima, è nata una preziosa birra artigianale, la prima e unica di Abbazia del sud Italia che ha già riscosso un notevole successo nel mondo brassicolo italiano.
Nel giugno del 2009 nasce l’associazione Hora Benedicta (associazione culturale senza scopo di lucro) formata da un gruppo di appassionati cultori della materia che, in collaborazione con l’Abate del monastero, decide di creare una birra artigianale di ottima qualità legata all’Abbazia di San Martino e alle storiche tradizioni monastiche che ci ricordano come la cultura e la produzione della birra siano state da sempre vive nei monasteri d’Europa. “Duplice lo scopo – dice Carmelo Di Fatta, vicepresidente dell’associazione – sostenere la comunità monastica in tutte le iniziative di valorizzazione del patrimonio storico, artistico e spirituale del monastero di san Martino e dello stesso monachesimo benedettino e realizzare un cammino di benessere intellettuale e spirituale degli associati attraverso l’impegno in attività ispirate alla regola Ora et labora”.
Creata nell’ala più antica del monastero, questa birra ha delle caratteristiche ben definite. Innanzi tutto si ispira alle birre dei monaci trappisti, il cui ordine monastico, che seguiva la Regola di San Benedetto, fu fondato nel XII secolo da Armand Jean Le Bouthillier de Rancé, abate di Notre-Dame de la Trappe, in Normandia. Il suo nome è Paul Bricius Hora Benedicta Abbey Ale o, più semplicemente, la Birra di San Martino delle Scale e la sua tipologia è legata alla semplicità delle tradizioni benedettine.
La birra nasce dalla collaborazione tra la Paul-Bricius&Co, il più antico birrificio siciliano, e l’associazione Hora Benedicta. L’associazione, fin dal suo esordio, si è dedicata allo studio e alla sperimentazione di birre monastiche. Nel 2011, a seguito degli studi condotti sulle spezie ed erbe officinali – in particolare quelle con proprietà digestive – e delle sperimentazioni sulla birra, nasce la ricetta MiX-mas, un tripudio di malti e spezie. “Indimenticabile il momento in cui abbiamo degustato il primo calice”, ci racconta Carlo Volpe, giovane ingegnere chimico nella vita che ha collaborato alla creazione della birra di San Martino. “Eravamo tutti lì riuniti nel laboratorio del Convento, soci e monaci, pronti per l’assaggio ufficiale, il bicchiere riempito per un terzo e un miscuglio di emozioni e aspettative nel cuore che sono state soddisfatte al primo sorso”.
MiX-mas viene così prodotta secondo questa ricetta e mandata a un concorso nazionale per Homebrewers (produttori casalinghi di birra artigianale) e, il 4 dicembre 2011, vince il primo premio come miglior birra di Natale. La ricetta viene riprodotta nell’intento di migliorarla e di renderla più “amabile” insieme ai maestri della società Paul-Bricius &Co. di Vittoria. Il 31 ottobre 2012, nel microbirrificio della Paul-Bricius &Co., si è svolta la prima cotta di 1500 litri (duemila bottiglie da 75 centilitri).
Oggi, se si esclude qualche ristorante di Palermo, si trova solo nella bottega dei prodotti monastici dell’Abbazia di San Martino. Ecco, secondo gli esperti, le qualità sensoriali che la contraddistinguono: “Birra dal colore bruno scuro intenso, aromatizzata da particolari essenze officinali e fermentata a lungo nei tini prima dell’imbottigliamento. La schiuma si presenta scura, compatta e cremosa. Al naso un bouquet complesso e speziato; emergono note di malto tostato, cioccolato, foglia di tabacco e miele. L’ingresso in bocca è setoso; corposa, avvolgente e rotonda; la birra lascia il palato asciutto con sensazioni di malto, caramello, liquirizia e lievi note balsamiche”.
Nonostante i suoi ingredienti siano segreti, siamo riusciti a scoprirne alcuni tra i quali una selezione di erbe speziate da amaro. La presenza di radice di genziana e liquirizia rafforzano il legame dei Benedettini con la terra e con la loro Abbazia in cui, fino a qualche tempo fa, sorgeva un Orto dei semplici (Hortus simplicium) dove si coltivavano quelle erbe da cui trarre i principi attivi curativi offerti dalla natura. Don Bernardo Velardi, profondo conoscitore di erbe officinali, ne ha curato la raccolta e la catalogazione insieme ai soci dell’associazione, annotando nome e principali virtù terapeutiche di ogni singola erba. “Per noi monaci benedettini- afferma – è stato un lavoro appassionante in cui abbiamo messo a frutto le nostre capacità cognitive tramandate da generazioni nel corso dei secoli. La possibilità di poter ancor oggi utilizzare erbe in uso nella farmacopea medievale per la realizzazione della nostra Birra d’Abbazia ci ricorda quanto importante sia stato il contributo dato dalle nostre comunità monastiche alla società”. Altra caratteristica di questa birra è il colore, di un nero impenetrabile, ottenuto dai malti tostati e torrefatti che richiama il colore della tonaca dei Padri Benedettini. La birra di San Martino, dunque, è una birra di Natale dal sapore speziato e per la sua gradazione alcolica di 8 gradi viene classificata, secondo la legge italiana, come doppio malto. I monaci sono molto soddisfatti dell’esperienza – è già pronta, infatti, la ricetta della seconda birra di Abbazia – che ha consentito loro di condividere il frutto di questo lavoro con un sempre maggior numero di visitatori. L’ospitalità, si sa, è una prerogativa benedettina e loro sono lieti di poter offrire la birra quale nettare prezioso del convento. Meglio se in un calice ampio a tulipano svasato, quello consigliato per degustarla.

Dicembre 2017

The monks do beer best

The Abbazia Benedettina di San Martino, near Palermo, produces an award-winning “abbey ale”. We discover the secret

by Gigliola Siracusa

Beer has always been considered a beverage of many virtues. During medieval times, when beer production was the realm of monks, it was thought of as a medicine with therapeutic powers and given to patients to speed up recovery and new mothers to help them produce more milk. History states that the oldest monastery in Italy to have produced beer was that of Montecassino, founded by Saint Benedict of Nursia in 529.
The Abbazia Benedettina di San Martino – a place of peace and spirituality where history, art and nature coexist in harmony – is home to an excellent craft beer, making it the first and only abbey in the south of Italy to achieve real success on the Italian brewing scene.
The beer is the product of a collaboration with the Hora Benedicta association, which was set up in June 2008 by a group of enthusiasts. The association teamed up with Paul-Bricius & Co – the oldest brewery in Sicily – to help produce what would become Paul Bricius Hora Benedicta Abbey Ale, using medicinal herbs and a range of malts and spices.
Dark brown in colour, the beer has dark, creamy froth, with a complex, spiced nose featuring notes of toasted malt, chocolate, tobacco leaf and honey. On the palate, the beer is silky and full-bodied, while flavours of malt, caramel, liquorice and some balsamic can all be detected.
“For Benedictine monks,” explains Don Bernardo Velardi, “this has been a wonderful project into which we’ve been able to channel the knowledge passed down to us over centuries.”

December 2017

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