Cuore di mamma… 0

di Augusto Cavadi

Con tutte le approssimazioni del caso, si può comunque affermare che in ogni etnia prevale ora il codice maschile ora il codice femminile. Che nella fredda Europa continentale e scandinava prevalga la tonalità del padre (giusto, rigoroso, che impone il rispetto delle regole) e nell’Europa mediterranea la tonalità materna (tollerante, comprensiva, disposta a perdonare le trasgressioni) non è un’affermazione né nuova né azzardata. Eppure al visitatore della nostra isola qualcosa di questo schema non torna. Sì, è vero: come in altre aree del Mediterraneo anche in Sicilia “un’immotivata prevalenza delle carezze sulle punizioni” provoca il risucchio “nel vortice delle assoluzioni, eccezioni, condoni”; si respira un’aria femminile-materna , tessuta di sensualità e calore, caratterizzata dalla “personalizzazione di tutti i rapporti” che induce “a un’eccessiva indulgenza per i colpevoli, al particolarismo e al familismo, a una concretezza che rende difficile la disciplina, l’astenersi e il durare” (Franco Cassano). Eppure questa componente “materna” in Sicilia non la si ritrova mai separata dal suo opposto “paterno”, maschile: per essere più precisi, patriarcale e maschilista. Sia nella “pedagogia nera” di molti genitori autoritari e repressivi sia, in misura ancor più plateale e micidiale, nella pratica mafiosa (che sacrifica, sull’altare del profitto e del dominio, anche gli affetti familiari e amicali più cari) si riscontrano una durezza, un’implacabilità, che difficilmente trovano l’omologo in altri contesti socio-culturali. L’ospite della nostra terra è così seriamente disorientato dal momento che sperimenta, più o meno personalmente, le tendenze – contraddittorie – di un maternage sin troppo soffocante e di un paternalismo oppressivo sino alla spietatezza.
Esiste una chiave interpretativa di questa fastidiosa dialettica fra opposti? Forse (purtroppo) sì. La contraddizione si può spiegare (e quindi, in qualche misura, la si può prevenire) distinguendo l’ambito pubblico dall’ambito privato. Spesso, infatti, nel primo prevale il codice materno dell’indulgenza verso i furbi, gli evasori, i profittatori, i proprietari di case e ville abusive, persino verso i ladri, i corruttori e – nei casi di omicidi passionali – gli assassini; ma quando si è toccati nel proprio privato, nel proprio ambito familiare, nel proprio onore (vero o presunto), nella propria “roba”…scatta la durezza maschile/paterna della punizione inesorabile, della vendetta senza sconti. Nulla di strano, dunque, che una stessa signora possa esclamare “Poverino!” se assiste all’arresto di uno spacciatore di borgata che non abbia mai danneggiato i suoi figliuoli e “Cornutissimo!” al ragazzino che le abbia sottratto con destrezza una bottiglia di vino dalla borsa della spesa.
La consapevolezza di questa tensione disastrosa potrebbe indurre i siciliani migliori a prestare attenzione al proprio stile di vita individuale e professionale, riplasmandolo in direzione di una giustizia equa; di una legalità equidistante dal legalismo e dalla cedevolezza; di una maschilità intrisa di paternità autentica e, per questo, capace di interiorizzare il meglio della capacità femminile di intuire, comprendere e soccorrere. Giganti morali come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (ma la lista sarebbe lunghissima) sino al momento della morte hanno testimoniato, nel modo di rapportarsi agli imputati e ai familiari di questi, che la sintesi junghiana di animus e di anima è possibile.

Mother’s hearth…

by Augusto Cavadi

It is with near certainty that either a masculine or a feminine code will dominate within every cultural group. It is not by chance, nor is it anything new for us to hear that in cold, northern Europe, the father’s voice prevails (demanding respect for the rules), whereas across the Mediterranean, it is the mother’s voice (understanding, and willing to forgive transgressions). However, visitors to Sicily notice that something doesn’t quite fit in with this pattern.
Here, we have both. Visitors will experience both the suffocating mothering of women, and oppressive paternalism. However, there seems to be a divide between public and private affairs. The feminine code dominates the public sphere, being lenient towards tricksters, tax evaders, thieves, bribers, or even murderers. But when it comes to family matters, the masculine harshness of inflicting punishment is revealed.
Knowing this could make some of the best Sicilians take a closer look at the their professional and private life styles, and reshape them with a fair sense of justice: maintaining a sense of fatherly masculinity that is able to internalise the best feminine qualities of intuition, understanding, and helping others.

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