Anche i corsari marcavano visita 0

di Mario Genco

Il paranzello corsaro Vittoria era appena tornato a Palermo da una fruttuosa crociera. Aveva catturato alcune prede, che avevano fruttato, rivendute all’asta, quasi duemila onze. Era il 3 maggio del 1810 e gli armatori e i capitani del Regno di Napoli, in quegli anni ridotto alla sola Sicilia perché Napoleone s’era preso tutto il resto, erano impegnatissimi nel chiedere «lettere di marca e rappresaglia» e mandare i loro bastimenti alla caccia di tutti i legni francesi, o presunti tali.
L’armatore del Vittoria – un piccolo veliero con ventidue uomini d’equipaggio capitano compreso e armato con un cannone da tre libre, venti fucili, alcuni tromboni e quattordici sciabole – era Giovanni Bottone, poliedrico uomo d’affari palermitano che era allo stesso tempo primo costruttore navale dell’Arsenale Regio, commerciante all’ingrosso, armatore e perito del Tribunale delle Prede. E aveva fretta di rimandare in mare il bastimento, la buona stagione in arrivo garantiva crociera lunga e fruttuosa. Il capitano Vincenzo Faraone e il direttore di crociera, l’ottomano Anastasio Di Giovanni (in sostanza, l’uomo di fiducia dell’armatore) erano disponibili a ripartire appena riacconciato il bastimento. Quattro titubavano: sì, se fossero tornati in mare tutti gli ufficiali, se si fosse riallestito il paranzello come mare comanda o se fossero stati imbarcati «marinai veri e non montagnardi».
Sedici non ne volevano sapere. Fra essi c’era il «primo tenente» Ottavio Verginella, triestino, uno dei più assidui corsari di quegli anni: appena un mese dopo avrebbe salpato al comando della galeotta San Gioacchino per una lunga e movimentata crociera corsara nell’Adriatico. Un altro, Giuseppe Guida, trapanese, perché aveva sentito che c’erano in mare molti corsari francesi; il palermitano Giuseppe Valenti, perché aveva capito «di non essere abile a fare il marinaro»; un altro voleva prima essere pagato e due napoletani che, recisamente, non volevano partire e basta. Tutto il resto dell’equipaggio marcò visita, denunciando assortiti malanni.
E a questo punto della storia, compare sulla scena un personaggio inaspettato: il poeta palermitano Meli «abate» Giovanni, che abate non era affatto ed era invece medico chirurgo e titolare dell’improbabile cattedra di Chimica filosofica all’Università di Palermo. Come medico, gli era stata affidata la visita fiscale su quei riottosi corsari. Giovanni Meli, celebrato poeta, aveva settant’anni e gliene rimanevano cinque da vivere: le sue condizioni economiche non erano floride e ogni occasione di guadagno era benvenuta.
Così, da un fascicolo d’archivio pieno di abbordaggi, navi predati e «Turchi» venduti come schiavi, liti al Tribunale delle Prede, guadagni e perdite, dettagliati inventari di navi e mercanzie prese e vendute, è emerso questo inedito autografo del poeta Meli.
«Per Commissione dell’Ille Consultore Dn Giacinto Troisi, io infrascritto D. [Dottore] e Prof. Di Med.na sendomi portato in unione del Sig. Dn Domenico Stella al fortino detto la Sanità per esaminar lo stato di salute degli infrascritti marinari corsari e riferire se si trovino in stato di poter seguitare l’esercizio del loro mestiere, vengo con la presente a riferire che:
Andrea Manfroni, primo capitano di preda, accusa una crepatura; ma questa si può riparare con l’aiuto di un brachiere [cinto erniario].
Sebastiano Ragusino suddito imperiale, Giuseppe Di Maggio siciliano, Angelo Bonafede dell’isola della Maddalena, accusano di essere attaccati di gonorrea e qualch’altro incommodo venereo; ma l’aspetto di tutti e tre è ottimo, e per altro se tutti i soggetti sifilitici venissero esentati dal Servizio militare, la Maestà del Re resterebbe senza soldati.
Anastasio Stammatti, suddito austriaco, si lagna di dolori reumatici, intorno ai quali non posso che azzardar congetture. Il medico non può conoscere i dolori se non nel loro grado intensissimo per il disordine che porta nelle funzioni vitali e naturali della macchina; conviene dunque stare alle di lui asserzioni qualora si conosca per uomo veridico e di buona fede.
Natale Domenichini, imperiale, riferisce di aver avuto un colpo con la bocca del cannone sotto di un lombo, ma avendolo fatto denudare non vi ho trovato lividura né tumore. Nonostante con un cerotto d’impiastro d’ammoniaca o altro simile, se gli potrà guarire almeno la mente, che trovasi corriva per non aver potuto ottenere questo soccorso.
Giovanni Dulcicich, imperiale austriaco, e Giuseppe Basano esagerano la molestia di una piaga nelle gambe. Ma io ho veduto degli uomini con piaghe maggiori e di maggior conseguenza camminare e zappare, che è peggio assai più di navigare.
Insomma non trovo da eccettuarne che il solo Francesco Buttafuoco, che trovasi ferito nell’attacco con la Polacca. E merita tutti gli ajuti anche in contumacia.
Che è quanto in esecuzione dell’incarico che mi è indossato mi son creduto in obbligo di riferire nella presente scritta e sottoscritta di mio proprio pugno.
Oggi in Palermo lì 16 maggio 1810.
Giovanni Meli P.P. di Chirurgia».
Le fonti. Archivio di Stato di Palermo, fondo Consultore del Governo, Atti, Memoriali, Relazioni della Delegazione Speciale sulle prede marittime, anni 1794 – 1813. Filza 268.

Even pirates reported sick

By Mario Genco

In 1810 the Sicilian shipowners were in search of letters of mark to sent their vessels to chase after French ships. The vessel Vittoria owned by the Palermitan Bottone was ready to leave but many hesitated: Verginella from Trieste would later command a corsair cruise in the Adriatic; Guida from Trapani feared French corsairs; Valenti from Palermo claimed «not to be able to be a seafarer»; the rest of the crew reported sick. At this point the well-known Palermo poet Giovanni Meli, who was a surgeon, burst on the scene: “On behalf of the illustrious Consultor, having examined the state of health of the undersigned pirates, I hereby report that: Captain Manfroni claims to have a pain to be repaired with a hernia belt. Ragusino, Di Maggio, Bonafede claims to have gonorrhea but their appearance is excellent, however if the syphilitics were exempted from military service there would be no soldiers. Stammatti complains about rheumatism, trust him if he is known as a veridical man. Domenichini claims to have been struck but denuded does not show tumefaction. A poultice will heal his mind upset by not having a therapy. Dulcicich and Basano have a sore in their legs, but I have seen men digging with worse sores. Buttafuoco is the only one really hurt and deserving help. In execution of the assignment entrusted to me, I report and undersign this by my own hand in Palermo on May 16, 1810”.

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