Welfare aziendale nuova dimensione di lavoro 0

di Antonio Calabrò

Welfare. Benessere, cioè. Nel discorso pubblico del Novecento, tutto ciò che migliora la vita e le condizioni di lavoro dei cittadini. È una parola carica di valori. Sa di civiltà. Riguarda sia straordinarie scelte di rispetto delle persone, in fabbriche e uffici, sia però pure assenteismo, abusi e vere e proprie illegalità. Di welfare si parla per i miglioramenti in migliaia di contratti aziendali. Ma anche, purtroppo, per quei “furbetti della legge 104” che approfittano di norme di welfare di grande intelligenza (i permessi per assistere i familiari disabili) per non lavorare, fare sport, andare in viaggio, insomma prendersela comoda.
La storia dei “furbetti” esplode in Sicilia, con una denuncia del presidente della Regione Nello Musumeci: “Quella legge è usata da 2.350 dipendenti regionali su tredicimila. Faremo i nostri controlli e coinvolgeremo i sindacati”. Controlli indispensabili, visto che a usufruire dei vantaggi (18 ore di permessi retribuiti al mese, inamovibilità dalla propria sede di lavoro) è il 18 per cento degli impiegati della Regione, stessa percentuale di quelli del Lazio, ma quasi il doppio rispetto al 10 per cento della Lombardia.
Ecco il punto: una legge del 1992 approvata per venire incontro a importanti bisogni familiari è violata da tanti che ne approfittano, ai danni non solo delle casse pubbliche, ma anche di tutti coloro che ne hanno davvero bisogno. Il fenomeno non è limitato alla Sicilia: una dirigente dell’amministrazione provinciale di Trento è stata arrestata e sospesa perché, negli orari di assistenza concessi dalla legge, era a New York, alle Hawai e alla Maldive. E riguarda non solo gli impiegati pubblici ma anche quelli privati. Solo che nelle imprese private c’è molto più controllo.
Ecco il punto: le imprese private. Dove parlare di welfare significa guardare dentro una nuova dimensione del lavoro, in cui i contratti aziendali integrativi, grazie anche ai benefici fiscali di recenti provvedimenti di governo, consentono di avere migliori condizioni per l’assistenza sanitaria, la pensione integrativa, il supporto per studiare e, al di là della 104, occuparsi dei familiari disabili. Non si tratta di soldi in più. Ma spesso di servizi. Un vero vantaggio. In Lombardia, il welfare aziendale è presente nel 60 per cento dei contratti rispetto al 30 della media nazionale e riguarda venticinquemila dipendenti di imprese private. Un buon esempio da diffondere.

Maggio 2018

Corporate welfare. A new dimension of work

By Antonio Calabrò

Welfare, i.e. well-being. In the public discourse of the twentieth century: anything that improves the lives and working conditions of citizens. It is a word full of values. It savours of civilisation. It covers choices of respect for people, in factories and offices, but also absenteeism, abuse and outright illegality. Thousands of business contracts improvements mention welfare as well as the sly people of the “104 law” who take advantage of welfare rules of high intelligence (like the permits to assist disabled family members) for not working. Here’s the point: a 1992-law, approved to meet family needs, that is violated to the detriment of who really need it. Only in private companies, there is much more control. Here’s the point: private companies. Where welfare means a new dimension in which corporate contracts allow to have the best conditions for health care, pensions, support for study and, beyond the 104, caring for family members with disabilities. A plus, rather than money.

May 2018

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