Una vita per il teatro 0

di Valerio Strati

Nei suoi racconti c’è mezzo secolo di storia del teatro italiano e quella particolare saggezza mista a ironia di chi ha vissuto e conosce la napoletanità. Antonio Ferrante, classe 1941, va via da Reggio Calabria subito dopo il diploma per studiare Lingue all’Orientale di Napoli. Da adolescente non immagina di diventare un professionista del teatro, ma già da piccolo ama il cinema, segue la programmazione dei classici. Riesce a vedere lo stesso film anche cinque volte. Oggi è attore, regista e insegnante. Di quelli che approfondiscono ogni virgola e non smettono mai di studiare. “Appena arrivato a Napoli – racconta Antonio – per mantenermi vendevo libri porta a porta. Per caso ho conosciuto il figlio di Raffaele Viviani e mi sono interessato al teatro. Poi ho incontrato Mico Galdieri e ho iniziato a lavorare come comparsa. Erano tempi in cui la gavetta aveva un senso. Imparavi dai grandi. Ho deciso che quella era la mia strada e ho iniziato a studiare al Circolo Artistico Politecnico. Alcuni dei miei compagni di corso erano Nello Mascia, Gigio Morra e Laura Belli”. Un attore che attraversa, con i suoi 50 anni di palcoscenico, gran parte della storia teatrale italiana. Luigi De Filippo, Pietro De Vico, Isa Danieli, Mario Missiroli, Roberto Guicciardini, Andrée Ruth Shammah per il teatro. Dino Risi, Mimmo Calopresti, Marco Tullio Giordana per il cinema, sono solo alcuni tra i tanti grandi artisti con cui ha lavorato. Ferrante sa il fatto suo e pescando nei ricordi parla anche del presente. “Il teatro di oggi è sempre più merce di scambio e meno artigianato – dice Antonio – Il mercato è affollato e i capocomici se non hanno un piede nella politica non lavorano. Il sapere non paga più. Ai miei tempi, come tutt’ora, quando non lavoravo studiavo e leggevo. Cercavo di approfondire. I miei colleghi da giovane mi chiamavano ‘o professore’.
Gli sforzi che si facevano erano ripagati. Se avevi volontà non occorrevano raccomandazioni. E soprattutto la politica condizionava meno”. Una riflessione amara di chi ha visto tanto e vorrebbe di più per un Paese che soffre di poca meritocrazia. Antonio fa lo scritturato per tantissimi anni, concedendosi anche un decennio per lavorare in proprio, creando una sua compagnia e dedicandosi all’insegnamento. Attività che ancora oggi lo gratifica molto. La Calabria resta sempre nel suo cuore. “Tornerei a lavorare nella mia terra anche domani – dice l’attore – Il mio rapporto è come quello di un figlio con la propria madre. Non ho mai smesso di volerle bene, ma i calabresi a volte sono autocelebrativi e poco disponibili al confronto.

Luglio 2017

A life in theatre

by Valerio Strati

His anecdotes cover half a century of Italian theatre, and have the particular mixture of insight and irony of people who have lived in Naples. ANTONIO FERRANTE was born in 1941 and left Reggio Calabria to study in Naples. As a young man he had no plans to work in theatre, although he always loved cinema as a child, watching all the old classics. Today he is an actor, director and teacher. “When I arrived in Naples,” he recounts, “I paid my way by selling books door to door. By chance I met the son of [the Neopolitan actor and playwright] Raffaele Viviani and became interested in the theatre. Then I met [the actor] Mico Galdieri and I started to work as an extra. In those days you did your time. You learned from the greats. I decided that this was the path I wanted to take and I began to study acting. My classmates included Nello Mascia, Gigio Morra and Laura Belli.” Ferrante knows his stuff, and as well as searching his memory for stories he also talks about the present. “Theatre today is a lot about who you know, and less about the actor’s craft,” he says. “It’s a very crowded market and directors of theatre companies don’t get work unless they have political connections. Knowing your trade isn’t enough.”

July 2017

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