L’orologio dimenticato 0

di Regine Cavallaro

Che cosa hanno in comune la cattedrale di Strasburgo e il duomo di Messina? Risposta: lo stupendo orologio astronomico. Quello della capitale alsaziana è considerato un vero e proprio capolavoro rinascimentale e tutelato in quanto monumento nazionale francese. A dir vero, è stato costruito in tre fasi: il primo orologio risale al Trecento ma si era troppo deteriorato col passar del tempo ed è andato perduto. Nel Cinquecento fu deciso di crearne un nuovo, sotto la guida del matematico e astronomo Conrad Dasypodius, poi trasformato nell’Ottocento da Jean-Baptiste Schwilgué che dedicò tutta la vita al suo restauro, ed è quello che si può ammirare tuttora. Si tratta di un orologio monumentale, alto ben diciotto metri, frutto del savoir-faire di artisti, matematici, astronomi, orologiai e abili tecnici, cui il geniale meccanismo mette in movimento una miriade di statue, attraendo più di tre milioni di visitatori ogni anno. Ebbene, lo stesso orologio astronomico si trova anche a Messina, seppure in taglia ridotta. Fu un dono dal Papa Pio XI all’arcivescovo messinese, monsignor Angelo Paino, quando quest’ultimo volle ricostruire il campanile del Duomo, andato distrutto dal terremoto del 1908. Attenzione, non parliamo dell’orologio astronomico del campanile, considerato il più grande al mondo e anche il più complesso, che attrae anch’esso una moltitudine di ammiratori ogni anno. Questo fu costruito nel 1933 dalla ditta Ungerer, ubicata proprio a Strasburgo, fondata da Albert e Auguste Théodore Ungerer, successori dello stesso Jean-Baptiste Schwilgué alla conservazione dell’orologio strasburghese. Gli Ungerer insieme all’ingegner Frédéric Klinghammer si sono molto ispirati all’orologio di Strasburgo per costruire quello di Messina. Invece, esiste anche a Messina un modellino che riproduce con esattezza l’orologio strasburghese. Ma stranamente non si trova al Duomo, né nel suo museo. Per qualche tempo, è stato esposto all’interno del cinema Teatro Savio. Stando alle ultime notizie, l’Oratorio salesiano San Domenico Savio cercherebbe di farlo restaurare. Molto più piccolo dell’originale, misura circa due metri di altezza. È stato realizzato alla fine dell’Ottocento da Aloïse Lorentz, un orologiaio che viveva nella cittadina al nome impronunciabile di Souffelweyersheim in Alsazia e cui la fotografia appare sul lato del modellino. Il vescovo di Strasburgo glielo commissionò per regalarlo al Papa Leone XIII. Come detto precedentemente, il Papa Pio XI lo donò quindi all’arcivescovo messinese che, a sua volta, l’offrì ai Padri Salesiani nel 1952, come rivela una targhetta posta su una parete laterale. Ora
resta solo ad augurare che qualcuno, spinto da un nuovo slancio di generosità, lo riporti, in dono o in prestito, al suo logico posto, cioè all’ombra del campanile del Duomo.

Giugno 2018

The forgotten clock

By Regine Cavallaro

Strasbourg’s and Messina’s Cathedrals share a magnificent astronomical clock. The Alsatian one is considered a Renaissance masterpiece, and it is protected as French national monument. It was built in three stages: the first clock, dating back to the 14th century, is now lost. In the 16th century, a new one was created under the mathematician and astronomer Conrad Dasypodius’supervision. In the 19th century, Jean-Baptiste Schwilgué, who dedicated all his life to its restoration, transformed it as it can be seen today. 18meters high, it is the result of skilful mathematicians, astronomers and clockmakers. Its ingenious mechanism sets in motion a host of statues, attracting millions of visitors each year. The same clock, albeit smaller, is in Messina. It was a gift from Pope Pius XI to the Archbishop of Messina. The hope is that someone brings him back in the shade of the Cathedral Tower.

June 2018

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