Start up Act uno strumento di crescita 0

di Antonio Purpura

Nell’aspro confronto elettorale, ma anche in quello che anima l’attuale fase di gestazione del nuovo governo, il tema della crescita dell’economia italiana, e dei suoi fondamenti strutturali, è stato relegato al margine. È uscita dall’agenda politica la sequenza virtuosa “investimenti-innovazione-produttività-crescita” che costituisce il fondamentale asse portante di una politica capace di fare uscire il Paese, e la sua industria, dalle secche di una produttività e di una crescita stagnanti ormai da oltre un ventennio.
Eppure, la legislatura trascorsa ha consegnato a quella appena avviata due fondamentali pilastri di politica industriale autenticamente europea, Industria 4.0 e lo Start-up Act italiano. In breve, proviamo a formulare alcune brevi considerazioni con riferimento allo Start-up Act per il quale il ministero dello Sviluppo economico ha di recente offerto utili elementi di valutazione.
Lo Start-up Act recupera il concetto di imprenditore-innovatore. L’impresa start-up, infatti, nasce su di una idea innovativa e ha il compito di gestirne la complessa fase di maturazione tecnica ed economica fino allo stadio della sua immissione piena nel mercato. Si costruisce, così, una sorta di nursery, per un periodo massimo di cinque anni, nel corso del quale l’impresa innovatrice fruisce di agevolazioni sotto il profilo fiscale e degli oneri amministrativi e accede alle misure incentivanti previste per Industria 4.0 (super e di iper-ammortamento, credito di imposta).
Le performance di questo strumento di politica industriale vanno valutate non tanto con i consueti indicatori di impatto (reddito, occupazione), quanto sulla base degli effetti dinamici che si generano nella formazione dell’ecosistema innovativo, del quale sono chiamati a far parte università, imprenditori, ricercatori, operatori di finanza innovativa. Se questo sistema si struttura e funziona, allora il suo potenziale innovativo può tracimare anche fuori dalle imprese start-up e coinvolgere pezzi importanti delle filiere produttive.
Sotto questo profilo, i dati del ministero dello Sviluppo economico segnalano risultati molto confortanti per quanto riguarda la crescita (impetuosa) del numero di imprese, la loro distribuzione settoriale e territoriale. Scontata la forte concentrazione del fenomeno nelle regioni del Nord, e soprattutto in Lombardia, i dati evidenziano una buona diffusione delle start-up anche nel Mezzogiorno (25 per cento del totale) e in Sicilia.
L’esperienza suggerisce interventi migliorativi, anche nello stretto ambito delle politiche industriali regionali, con riferimento anzitutto all’appropriatezza degli strumenti di finanziamento (venture capital) e in secondo luogo alle politiche di contesto necessarie per favorire l’entrata delle start-up mature sul mercato, a conclusione del quinquennio di nursery.

Giugno 2018

Start up Act. A tool for economic growth

By Antonio Purpura

During both the harsh electioneering, and the current gestation of the new government, the theme of Italian economy’s growth and its structural basis was pushed in the background. Within the political agenda, there is no longer the sequence “investment-innovation-productivity-growth” that is the backbone through which the policy can rescue the Country from growth and productivity stagnant for over two decades. Yet, the latest legislature has just provided two vital pillars of the European industrial policy: Industry 4.0 and the Italian Start-up Act. The latter adopts the concept of entrepreneur-innovator. The start-up enterprise stems from an innovative idea whose task is managing the complex technical and economic accrual phase up to the stage it enters the market fully. A sort of nursery, for a five-year-maximum period, during which the innovative company benefits from concessions concerning taxation and administrative burdens, with access to the incentives provided for Industry 4.0.

June 2018

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