Vivere a Londra con il cuore rivolto a Sud 0

Modella e attrice, all’apice del suo successo Eva Riccobono ha scelto di trasferirsi con la famiglia in Inghilterra. “Ma la mia città ideale” dice “resterà sempre Palermo”. Parola di terrona

di Sofia Catalano

Una vichinga terrona. Madre tedesca e papà palermitano. Occhi di ghiaccio e cuore di martorana. Un aspetto del suo carattere intimo e riservato che la bellissima Eva rivela a pochi. Ai più la Riccobono appare determinata, decisa, fiera, a volte persino altera. Lo è e lo vuole essere, soprattutto per difendere la sua privacy che l’ha portata, quattro anni fa, incinta, a scegliere di vivere a Londra, allontanandosi da telecamere e passerelle. “Ero ossessionata dai paparazzi che volevano vedere la pancia, Milano era piena di smog, sentivo che la mia intimità era violata ogni giorno, così ho scelto di seguire a Londra Matteo (Ceccarini , DJ e produttore musicale, suo compagno da 14 anni, ndr). Per lui questa città è musica. Per me è ossigeno. Pochi mi riconoscono per strada, le mamme dell’asilo e le mie amiche mi vogliono bene e mi stimano perché sono Eva, non per il mio personaggio. Mio figlio Leo cresce sereno e libero”.

Nostalgia delle passerelle, dei set?
“Assolutamente no. Sono serena, felice, ho avuto quello che volevo, niente di più. Ho rinunciato a un successo più internazionale perché, sin da subito, ho capito che quando sei celebre molte persone ti circondano, ti lusingano, ti offrono denaro e lavoro, solo per trarne profitto. A diciannove anni ero frastornata, confusa da tanto clamore, ma sono riuscita a scegliere. A fare e non strafare. Ho quasi boicottato la mia carriera, ho visto passare dei treni dove non sono salita, ho detto tanti no. Solo così sono riuscita a circondarmi di persone che vogliono bene ad Eva, non al personaggio. Ho capito che la felicità non sta nella notorietà, anzi: spesso più sei ricco e famoso e più sei solo”.

Una nomade per professione. Ha lasciato Palermo a diciannove anni per seguire la carriera di modella e attrice a New York, Parigi, Milano. Dove si è sentita più a casa?
“La mia città ideale avrebbe un po’ di ogni luogo dove ho vissuto, ma se penso al posto del cuore e dell’anima penso a Palermo. Ho ricordi bellissimi, lì ho vissuto un’infanzia felice in una famiglia numerosa e unita (tre sorelle e un fratello, poi mancato, ndr), che ancora adesso è il mio punto di riferimento. Sono un’isolana nel profondo. Se voglio parlo come uno scaricatore di porto. Ricordo perfettamente i giorni, da bambina, quando mio padre mi portava alla Vucciria mi metteva cinquecento lire in mano e mi diceva: Vai ad accattare a lumìa, dummannaci quantu costa ‘u pisci. E io andavo, timida ma orgogliosa, quasi straniera in patria con i miei capelli biondissimi e gli occhi azzurri. Poi papà mi portava a mangiare le cose tipiche: le stigghiola, il polpo bollito, e chiudevamo la giornata con un panino ca meusa. Percorrevamo vicoli e stradine, mi faceva vedere chiesette nascoste, mi raccontava storie popolari. Lui mi ha fatto scoprire la città, mi ha insegnato a conoscerla e ad amarla, con tutte le sue contraddizioni. Ho imparato nel tempo a farmi travolgere dall’umanità che lì è rimasta, dalla complicità della gente, dalla solidarietà, dall’irrazionalità. Ma se guardo con distacco mi arrabbio e mi indigno”.

Perché?
“Sono stufa di vedere l’immobilismo totale di una terra meravigliosa che ha un potenziale pazzesco. La Sicilia potrebbe essere indipendente, ha tutto per esserlo, ma è sporca, trasandata, non adatta a un turismo di lusso, non esistono le strutture adeguate. E soprattutto non si sfruttano le energie di questa terra magnifica e ricca. Pensiamo solo al sole: la Sicilia potrebbe vivere di energia solare , una risorsa rivoluzionaria,  persino da esportare e vendere. E il mare? Un’altra  fonte di energia che mi commuove. Ogni volta che torno a Palermo la prima cosa che faccio è andare a salutare il mare. Quel mio mare che ha un odore unico, diverso da tutti gli altri. Quel mare che mi ricorda estati spensierate a Scopello, trascorse con gli amici. Io ero particolarmente fortunata perché la mia mamma tedesca non era rigida come le altre. Eravamo liberi e ci sentivamo liberi. Non facevamo nulla di speciale o trasgressivo, ma eravamo felici”.

Che cosa è rimasto di quegli anni? La sua mamma e le sue sorelle abitano ancora a Palermo, suo padre non c’è più…
“Non c’è più ma è come se ci fosse. Ricordo che coltivava l’orto, abitavamo in collina: la mattina ci portava in casa un cesto con la frutta profumatissima, ci ha insegnato ad amare la terra e a rispettarla, in tutti i sensi. Mi ha fatto capire che il cibo è nutrimento anche dell’anima. Qui a Londra vedo bambini che mangiano piatti insapori, incolori, inodori, frettolosamente, e riscopro le mio origini terrone. Amo cucinare: sono una casalinga perfetta e voglio la famiglia riunita a tavola per gustare piatti tipici. Anche mio figlio, che ha solo quattro anni, apprezza i sapori forti: tutte  le paste siciliane, con le sarde, con i broccoli arriminati, pasta c’anciova”.

Fa un certo effetto sentire sciorinare tutta questa sicilianità da una donna che ha vissuto il mondo, che ha sfilato con le più grandi maison di moda, che è stata madrina al Festival del cinema di Venezia, attrice di cinema e teatro, e che ha duettato con Fiorello in Tv ne “Il più grande spettacolo dopo il weekend”. Grazia eterea, bellezza mozzafiato, con Fiore conclusero l’ospitata in coro, con una frase in slang doc: “Chiù longa è a pinsata , chiu grossa è a minchiata! ”. Era il 2007,  apice del successo per Eva,  ma Fiorello l’aveva voluta con sé già nel 2002 a “Stasera pago io …” appena diciannovenne,  timida , ma già straordinariamente bella e carismatica. Poi una carriera costellata di successi. Adesso la scelta di privacy, di vita familiare, con una sola eccezione: la collaborazione con il teatro Parenti di Milano dove l’anno scorso ha recitato nella piece Stasera si può entrare fuori”.
Suo marito condivide questa scelta di vivere appartati?
“La gente a volte pensa che io e Matteo siamo degli snob. Siamo invece persone vere, che non hanno voglia di fingere. Siamo selettivi e frequentiamo solo chi ci vuole bene senza secondi fini. Abbiamo costruito il nostro rapporto giorno per giorno e continuiamo a farlo. Ci aiuta anche il nostro sense of humor , a volte sembriamo Sandra e Raimondo. Quando a Matteo chiedono: Si risposerebbe? Lui risponde come il grande Vianello:
Certo! Con un’altra!”. Difficile credergli.

Luglio 2018

Living in London with my heart facing South

Eva Riccobono, a model and actress. At the height of her success moved to England. My ideal city: Palermo. Upon her word

by Sofia Catalano

A Viking from Southern Italy. A German mother and a Palermitan father. Ice-blue eyes and a heart of marzipan. One aspect of her intimate and private personality that the beautiful Eva only reveals to a few people. She appears determined, proud, and sometimes even lofty. She is, and she wants to be to defend her privacy. Four years ago, being pregnant, she moved to London, away from cameras and walkways. “Milano was full of smog. I was obsessed with paparazzi. I felt my privacy violated every day, so I chose to follow my soul mate Matteo (Ceccarini, DJ and music producer). To him London is music. To me it’s oxygen. Few people recognise me on the street, and my friends love me as Eva, not as my character. My son Leo is growing happy and free.”

Do you miss catwalks and sets? “Not at all. I am happy. I got everything I need. I gave up a more international success because I soon realised that when you are famous, many people flatter you and what they offer you is just to gain a personal profit. At 19, I was in a daze. But, I was able to select. I almost boycotted my career. I missed the boat several times. I realised that happiness does not lie in notoriety. The richer you are, the lonelier you get”.

You left Palermo at nineteen to follow your career worldwide. When did you say: ”I’m home”?

“My ideal city would be made of a piece out of every place where I lived, but the place of my heart and soul is Palermo. I lived a happy childhood in a united family. I am an islander to the core. I remember when my dad brought me to eat typical street food. He made me discover the city, taught me to know and love it with all its contradictions. Over time, I have learned to be overwhelmed by a survived humanity. At a distance, I get angry.”

Why?

“I’m very tired of witnessing the ultraconservative policy of a wonderful land that has incredible potential. Sicily might be independent, but it’s dirty and not suitable for luxury tourism for the lack of adequate facilities. But, mainly, it does not exploit the energies of its amazing land. Sicily could live on solar power, a great resource to export and sold. Not to speak of the sea. Every time I get back to Palermo, I greet my sea first. It smells differently from anyone else.”

What’s left of those years? Your family, your father?

“It’s as if he were still alive. He cultivated a vegetable garden, and he made us realise that the food is also nourishment for the soul. I love cooking, especially Sicilian recipes.”

An ethereal grace, a breath-taking beauty. A successful career, then the choice of living an isolated family life, with one exception: the collaboration with the Teatro Parenti in Milan, where last year she starred in the piéce “Stasera si può entrare fuori”.

Does your husband agree with your choice to live almost secluded?

We are selective and frequent only who loves us without hidden purposes. When people ask Matteo: Would you get married again? He answers: Of course, with another one!” It’s hard to believe him.

July 2018

Modella e attrice, all’apice del suo successo Eva Riccobono ha scelto di trasferirsi con la famiglia in Inghilterra. “Ma la mia città ideale” dice “resterà sempre Palermo”. Parola di terrona

di Sofia Catalano

Una vichinga terrona. Madre tedesca e papà palermitano. Occhi di ghiaccio e cuore di martorana. Un aspetto del suo carattere intimo e riservato che la bellissima Eva rivela a pochi. Ai più la Riccobono appare determinata, decisa, fiera, a volte persino altera. Lo è e lo vuole essere, soprattutto per difendere la sua privacy che l’ha portata, quattro anni fa, incinta, a scegliere di vivere a Londra, allontanandosi da telecamere e passerelle. “Ero ossessionata dai paparazzi che volevano vedere la pancia, Milano era piena di smog, sentivo che la mia intimità era violata ogni giorno, così ho scelto di seguire a Londra Matteo (Ceccarini , DJ e produttore musicale, suo compagno da 14 anni, ndr). Per lui questa città è musica. Per me è ossigeno. Pochi mi riconoscono per strada, le mamme dell’asilo e le mie amiche mi vogliono bene e mi stimano perché sono Eva, non per il mio personaggio. Mio figlio Leo cresce sereno e libero”.

Nostalgia delle passerelle, dei set?
“Assolutamente no. Sono serena, felice, ho avuto quello che volevo, niente di più. Ho rinunciato a un successo più internazionale perché, sin da subito, ho capito che quando sei celebre molte persone ti circondano, ti lusingano, ti offrono denaro e lavoro, solo per trarne profitto. A diciannove anni ero frastornata, confusa da tanto clamore, ma sono riuscita a scegliere. A fare e non strafare. Ho quasi boicottato la mia carriera, ho visto passare dei treni dove non sono salita, ho detto tanti no. Solo così sono riuscita a circondarmi di persone che vogliono bene ad Eva, non al personaggio. Ho capito che la felicità non sta nella notorietà, anzi: spesso più sei ricco e famoso e più sei solo”.

Una nomade per professione. Ha lasciato Palermo a diciannove anni per seguire la carriera di modella e attrice a New York, Parigi, Milano. Dove si è sentita più a casa?
“La mia città ideale avrebbe un po’ di ogni luogo dove ho vissuto, ma se penso al posto del cuore e dell’anima penso a Palermo. Ho ricordi bellissimi, lì ho vissuto un’infanzia felice in una famiglia numerosa e unita (tre sorelle e un fratello, poi mancato, ndr), che ancora adesso è il mio punto di riferimento. Sono un’isolana nel profondo. Se voglio parlo come uno scaricatore di porto. Ricordo perfettamente i giorni, da bambina, quando mio padre mi portava alla Vucciria mi metteva cinquecento lire in mano e mi diceva: Vai ad accattare a lumìa, dummannaci quantu costa ‘u pisci. E io andavo, timida ma orgogliosa, quasi straniera in patria con i miei capelli biondissimi e gli occhi azzurri. Poi papà mi portava a mangiare le cose tipiche: le stigghiola, il polpo bollito, e chiudevamo la giornata con un panino ca meusa. Percorrevamo vicoli e stradine, mi faceva vedere chiesette nascoste, mi raccontava storie popolari. Lui mi ha fatto scoprire la città, mi ha insegnato a conoscerla e ad amarla, con tutte le sue contraddizioni. Ho imparato nel tempo a farmi travolgere dall’umanità che lì è rimasta, dalla complicità della gente, dalla solidarietà, dall’irrazionalità. Ma se guardo con distacco mi arrabbio e mi indigno”.

Perché?
“Sono stufa di vedere l’immobilismo totale di una terra meravigliosa che ha un potenziale pazzesco. La Sicilia potrebbe essere indipendente, ha tutto per esserlo, ma è sporca, trasandata, non adatta a un turismo di lusso, non esistono le strutture adeguate. E soprattutto non si sfruttano le energie di questa terra magnifica e ricca. Pensiamo solo al sole: la Sicilia potrebbe vivere di energia solare , una risorsa rivoluzionaria,  persino da esportare e vendere. E il mare? Un’altra  fonte di energia che mi commuove. Ogni volta che torno a Palermo la prima cosa che faccio è andare a salutare il mare. Quel mio mare che ha un odore unico, diverso da tutti gli altri. Quel mare che mi ricorda estati spensierate a Scopello, trascorse con gli amici. Io ero particolarmente fortunata perché la mia mamma tedesca non era rigida come le altre. Eravamo liberi e ci sentivamo liberi. Non facevamo nulla di speciale o trasgressivo, ma eravamo felici”.

Che cosa è rimasto di quegli anni? La sua mamma e le sue sorelle abitano ancora a Palermo, suo padre non c’è più…
“Non c’è più ma è come se ci fosse. Ricordo che coltivava l’orto, abitavamo in collina: la mattina ci portava in casa un cesto con la frutta profumatissima, ci ha insegnato ad amare la terra e a rispettarla, in tutti i sensi. Mi ha fatto capire che il cibo è nutrimento anche dell’anima. Qui a Londra vedo bambini che mangiano piatti insapori, incolori, inodori, frettolosamente, e riscopro le mio origini terrone. Amo cucinare: sono una casalinga perfetta e voglio la famiglia riunita a tavola per gustare piatti tipici. Anche mio figlio, che ha solo quattro anni, apprezza i sapori forti: tutte  le paste siciliane, con le sarde, con i broccoli arriminati, pasta c’anciova”.

Fa un certo effetto sentire sciorinare tutta questa sicilianità da una donna che ha vissuto il mondo, che ha sfilato con le più grandi maison di moda, che è stata madrina al Festival del cinema di Venezia, attrice di cinema e teatro, e che ha duettato con Fiorello in Tv ne “Il più grande spettacolo dopo il weekend”. Grazia eterea, bellezza mozzafiato, con Fiore conclusero l’ospitata in coro, con una frase in slang doc: “Chiù longa è a pinsata , chiu grossa è a minchiata! ”. Era il 2007,  apice del successo per Eva,  ma Fiorello l’aveva voluta con sé già nel 2002 a “Stasera pago io …” appena diciannovenne,  timida , ma già straordinariamente bella e carismatica. Poi una carriera costellata di successi. Adesso la scelta di privacy, di vita familiare, con una sola eccezione: la collaborazione con il teatro Parenti di Milano dove l’anno scorso ha recitato nella piece Stasera si può entrare fuori”.
Suo marito condivide questa scelta di vivere appartati?
“La gente a volte pensa che io e Matteo siamo degli snob. Siamo invece persone vere, che non hanno voglia di fingere. Siamo selettivi e frequentiamo solo chi ci vuole bene senza secondi fini. Abbiamo costruito il nostro rapporto giorno per giorno e continuiamo a farlo. Ci aiuta anche il nostro sense of humor , a volte sembriamo Sandra e Raimondo. Quando a Matteo chiedono: Si risposerebbe? Lui risponde come il grande Vianello:
Certo! Con un’altra!”. Difficile credergli.

Luglio 2018

My secrets for everyone’s happiness

Maria learned ancient recipes in boarding school. Since the 60s, her shop in Erice offers tradition’s best treats

by Simonetta Trovato
photos by Igor Petyx

Maria Grammatico lifted and smuggled recipes from her boarding school for 15 years, and when she finally came home she found them all waiting for her – those famous recipes were not going to follow the nuns to the grave. She now recounts how the whole village came together to build her shop, back in 1964, in the same spot where visitors from the whole world come to buy her treats. Maria runs a tight ship, where tradition is queen, but the feeling you get entering is warmth and affection. Her boarding school days were not easy – arrived after the death of her father and due to poverty, she wanted to study but had to work hard instead. She settled for learning the art of baking from the nuns, slowly internalizing the secret recipes that she passed to her mother. She would tell herself in front of a mirror that one day she would take care of her family, learn a trade and open a shop, stealing recipes without remorse from nuns that she hated. She would watch them for hours, and then try to recreate the baked goods, until they were perfect. While some recipes escaped her grasp and are now lost, many still live on, with ingredients that are locally sourced and tradition approved. She wrote a book and opened a cooking school, and says that the recipes now belong to the whole world.

December 2017

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