Un passante che cambia la vita 0

È il colpo con cui Marco Cecchinato ha battuto Djokovic sul campo del Roland Garros a Parigi e lo ha consacrato tra i migliori giocatori di tennis del mondo. Storia di un ragazzo palermitano che tutta l’Italia ammira. Perchè ha tanto coraggio, ma soprattutto fantasia

di Guido Fiorito

Duetta con Fiorello, è ospite a Milano alla sfilata di Armani. I grandi del tennis, da Mats Wilander a Boris Becker fino a John McEnroe, lodano i suoi colpi. Diventa l’idolo dei suoi idoli, dal milanista Kakà al tennista Safin. Tutto il tennis italiano lo ammira. La vita di Marco Cecchinato è cambiata in pochi giorni, come in un film. Il titolo? “Un palermitano a Parigi”. Marco al Roland Garros ha ballato in campo leggero e ispirato come Gene Kelly all’ombra della Torre Eiffel sulle musiche di Gershwin nel film di Vincent Minnelli. I got rhythm. Ho il ritmo. Il ritmo che dà i colpi vincenti e la felicità. Una favola, appunto…

Quando dopo Carreno Busta (11 del mondo) e Goffin (9) ha battuto anche l’ex numero 1, Djokovic i commenti sono stati: gioca il tennis del paradiso. Attimi che sono percepiti come lunghissimi. “Quel passante che ha chiuso il match contro Djokovic – ci ha detto Marco – non lo dimenticherò mai. Il cuore batteva forte ma ho rischiato tutto. La palla sembrava non volesse atterrare mai….”. E invece è atterrata dentro il campo e Cecchinato è volato alto…fino al numero 27 del mondo. E anche nella semifinale persa contro Thiem è piaciuto tanto che è arrivato il secondo momento che Marco definisce “indimenticabile”: tutto il pubblico del campo centrale Philippe Chatrier del Roland Garros, francesi, italiani, gente proveniente da tutto il mondo, in piedi ad applaudirlo.

Marco con lo zio Gabriele Palpacelli e il figlio Francesco, i suoi primi maestri, ha mangiato pane e racchetta sin da bambino. Dopo un anno al Kalta, al circolo dov’e cresciuto, il Tennis Club Palermo 2 di via San Lorenzo, è rimasto legato da affetti e amicizie, tanto da far ancora parte della sua squadra di tennis nel campionato di serie A. “Giocavo a calcio da attaccante, sono stato indeciso a lungo su cosa scegliere….”. Da piccolo a tennis non era neanche tra i più bravi, i saggi Palpacelli lo lasciavano crescere senza forzarlo. L’estate del ragazzo Marco era ancora al mare, il tennis poteva aspettare. Tifoso del Milan come del Palermo, ammirava Kakà e, come ha ammesso, sognava “di arrivare come Borriello”. Ma Marco, alla fine, ben educato dai genitori Sergio e Stefania, figlio unico ma non viziato, non era proprio il tipo da veline.

Ecco la scelta definitiva del tennis e poi, per indovinata intuizione del cugino Francesco Palpacelli, finito il liceo, il trasferimento alla corte di Sartori, uno dei coach più bravi d’Italia, con Andreas Seppi, tennista educato e di poche parole, come esempio. A Caldaro, in Trentino. Non stupisca. Anche Vincenzo Nibali, lo squalo messinese, che a Parigi ha vinto il Tour de France di ciclismo nel 2014, ha lasciato Messina a 16 anni. Ma sono ragazzi che lo sport lo hanno respirato e imparato a casa loro, in Sicilia. Come altri due grandi sportivi palermitani, Totò Antibo, la gazzella di Altofonte, argento olimpico nei diecimila metri nel 1988, e Salvatore Schillaci. La storia di Totò-gol ha in comune con quella di Cecchinato la notorietà improvvisa dopo le reti in serie delle notti magiche di Italia ’90.
Nello sport il campione è quello che non si sente mai arrivato. Guardate Rafa Nadal che suda e si batte senza mai risparmiarsi con cento milioni di dollari di premi vinti. La sfida immediata del ragazzo palermitano è confermarsi, poi magari migliorare e “diventare – come ha detto – il numero 1 d’Italia”. Già fa impressione che a 25 anni, con dieci anni di carriera davanti, abbia fatto meglio di Fabio Fognini (mai in semifinale in uno Slam a 31 anni). Il ligure è un giocatore che divide perché alterna grandi colpi a nevrastenie. Cecchinato, al contrario, unisce l’Italia davanti alla televisione, con la sua faccia di ragazzo pulito e la capacità di giocare al meglio nei momenti difficili, tratto distintivo dei campioni. Le prossime sfide saranno far bene sull’erba (al momento in cui scriviamo prepara Wimbledon) e poi sul cemento americano.

“Non pensavo che la mia vita cambiasse così radicalmente”, dice Marco. “Da Armani era la mia prima volta nel mondo della moda e mi è piaciuta. Adesso voglio che questo sia il nuovo inizio di una lunga carriera”. Popolarità improvvisa, non solo interviste, ma proposte e offerte da valutare. Aziende che lo vogliono per tenere discorsi, altre che lo chiedono come testimonial: auto, orologi, abbigliamento…Una gestione impegnativa, che vede protagonista Luigi Sangermano, manager del giocatore, ma anche socio e ceo della Laurent Perrier Italia (champagne) e alla guida di una società di consulenza finanziaria a Bologna.

Dopo Parigi la prima mossa è stata di far riposare Marco, che è riuscito a stare qualche giorno in vacanza a mare in Costa Smeralda. Telefonino spento, altrimenti addio relax. Con lui la fidanzata Gaia Pecorelli, ragazza bionda bresciana dal curriculum già di qualità; ha studiato in America, si è laureata in medicina, ha pubblicato articoli scientifici. Un amore rivelato al mondo quando è andato ad abbracciarla dopo aver vinto il primo titolo a Budapest. Marco la chiama Peki: ricorda il cognome ma soprattutto è un diminutivo affettuoso che deriva da pequeña, in spagnolo piccolina. “Gaia – ha detto Marco al torneo di Roma – è molto importante, mette ordine nella mia vita”.

“In un paese come il nostro dove si aspetta un campione di tennis dai tempi di Panatta il suo valore non ha limiti”, è il commento de “The Silver Fox”, “La Volpe Argentata”, ovvero Cino Marchese, uno degli inventori del marketing sportivo nell’Img, l’uomo che portò Borg, Vilas, Wilander, Muster, Nadal e tanti altri campioni a Palermo per gli Internazionali di Sicilia. “Se Marco valeva cento prima di Parigi – aggiunge Sangermano – adesso vale un milione. Ma valuteremo le offerte con calma. Marco di distrazioni per ora ne ha già parecchie, non è il caso di aggiungerne altre”. Il team di Marco comprende anche, con base a Bologna, il coach, l’ascolano Simone Vagnozzi e il preparatore atletico Umberto Ferrara.
L’attenzione mediatica ha già semplificato il suo cognome: Ceck è più facile da mettere nei titoli. Marco non passa inosservato. Firma autografi su immense palle gialle da tennis, posa per le fotografie con i tifosi. “Al ritorno – dice – mi hanno accolto tutti bene. Mi riconoscono in aereo, al ristorante, in hotel. Messaggi, foto, video, persone che mi chiamano. Ho sentito il calore di tutta l’Italia”.

Piace il modo di giocare di Marco. In un mondo del tennis dove domina la solidità della ripetizione, affascina la sua fantasia. Ma un colpo accende più di tutto i tifosi: “La palla corta – ride -, mi parlano solo di questo. Ma sono contento che piaccia al pubblico vedere le mie partite”. D’altra parte se uno fa cinque smorzate in un solo tie-break contro Thiem, uno dei giocatori più forti del mondo, la passione è accesa e il Ceck diventa uno degli alfieri di un tennis con meno robotica e più genialità. Dopo tanti sacrifici, anni di tornei minori in giro per il mondo dove ogni partita ti giochi la classifica e quindi la sopravvivenza, il fuso orario da smaltire e cibo quel che si trova, Marco, a 25 anni, è maturato. “Con Djokovic e gli altri avversari ho mostrato tanta personalità, tanto coraggio. Adesso sono sicuro di me stesso. Posso migliorare ancora e salire più in alto”.

Luglio2018

A passing shot that changes your life 

The shot used by Marco Cecchinato to beat Djokovic at Roland Garros. “Ceck”, the Sicilian player admired all over Italy

by Guido Fiorito

He duets with Fiorello. He is at the Ar- mani fashion show as a guest in Milan. The best tennis players, from Mats Wi- lander, Boris Becker to John McEnroe, praise his shots. He has become the idol of his idols, from Kakà to Safin. The whole Italian tennis world admires him. Marco Cecchinato’s life has changed in a few days, like in a movie. The title? “A Palermitan in Paris”. At (9th), he beat the former number 1, Djokovic, the comments were: he plays the tennis of Paradise. Moments perceived as very long. “I’ll never forget the passing shot ending the match against Djokovic”, he said, “My heart was throbbing madly, but I risked everything. The ball seemed it would have never land… “. And it landed in. Cecchinato flew high to get ranked was “nurtured with tennis”, guided by his uncle Gabriele Palpacelli and his son Francesco, his first coaches.

He is very attached to the club where he grew up, the Tennis Club Palermo part of its premier league tennis team. “I played football as a striker. I was undecided about which one to choose for long.” When he was a child, he was not among the best tennis players, but the wise Palpacellis let him grow without constraining him. After definitively choosing the tennis, his cousin Francesco suggested him to go to Trentino under the guide of Sartori, one of the best co-aches of Italy. Also Vincenzo Nibali, the shark of Messina, which won the Tour de France in 2014, had left Messina at 16. But they breathed and learned the sport at home, in Sicily. Like two other great athletes from Palermo, Totò Anti-bo, the Olympic silver medalist in the 10,000 metres in 1988, and Salvatore Schillaci. In sports, the champion is someone who never feels “I’ve made it!” For now, Cecchinato has to confirm his improvement and “become the number 1 in Italy”. He unifies Italian audience with his good guy’s face and the ability to play at his best in the most difficult moments, the hallmark of champions. His next challenges are to do well on the grass court (at time of writing he is preparing Wimbledon) and on American cement court. “I’d never thought my life could have changed so dramatically”, says Marco.

“At the Armani show, it was my first time in the fashion world, and I have enjoyed it. Now, I want this to be the new beginning of a long career.” His fantasy has enchanted the tennis world dominated by the solidity of repetition. And a stroke, in particular, inflames all fans: “the short ball”, he smiles, “they only speak of this. I’m glad the audience like my play. I can still improve.” “In Italy, where people have been waiting for a tennis champion since Panatta, his va-lue has no limits” says ‘The Silver Fox’, Cino Marchese, one of the inventors of sports marketing in the Img.

July 2018

È il colpo con cui Marco Cecchinato ha battuto Djokovic sul campo del Roland Garros a Parigi e lo ha consacrato tra i migliori giocatori di tennis del mondo. Storia di un ragazzo palermitano che tutta l’Italia ammira. Perchè ha tanto coraggio, ma soprattutto fantasia

di Guido Fiorito

Duetta con Fiorello, è ospite a Milano alla sfilata di Armani. I grandi del tennis, da Mats Wilander a Boris Becker fino a John McEnroe, lodano i suoi colpi. Diventa l’idolo dei suoi idoli, dal milanista Kakà al tennista Safin. Tutto il tennis italiano lo ammira. La vita di Marco Cecchinato è cambiata in pochi giorni, come in un film. Il titolo? “Un palermitano a Parigi”. Marco al Roland Garros ha ballato in campo leggero e ispirato come Gene Kelly all’ombra della Torre Eiffel sulle musiche di Gershwin nel film di Vincent Minnelli. I got rhythm. Ho il ritmo. Il ritmo che dà i colpi vincenti e la felicità. Una favola, appunto…

Quando dopo Carreno Busta (11 del mondo) e Goffin (9) ha battuto anche l’ex numero 1, Djokovic i commenti sono stati: gioca il tennis del paradiso. Attimi che sono percepiti come lunghissimi. “Quel passante che ha chiuso il match contro Djokovic – ci ha detto Marco – non lo dimenticherò mai. Il cuore batteva forte ma ho rischiato tutto. La palla sembrava non volesse atterrare mai….”. E invece è atterrata dentro il campo e Cecchinato è volato alto…fino al numero 27 del mondo. E anche nella semifinale persa contro Thiem è piaciuto tanto che è arrivato il secondo momento che Marco definisce “indimenticabile”: tutto il pubblico del campo centrale Philippe Chatrier del Roland Garros, francesi, italiani, gente proveniente da tutto il mondo, in piedi ad applaudirlo.

Marco con lo zio Gabriele Palpacelli e il figlio Francesco, i suoi primi maestri, ha mangiato pane e racchetta sin da bambino. Dopo un anno al Kalta, al circolo dov’e cresciuto, il Tennis Club Palermo 2 di via San Lorenzo, è rimasto legato da affetti e amicizie, tanto da far ancora parte della sua squadra di tennis nel campionato di serie A. “Giocavo a calcio da attaccante, sono stato indeciso a lungo su cosa scegliere….”. Da piccolo a tennis non era neanche tra i più bravi, i saggi Palpacelli lo lasciavano crescere senza forzarlo. L’estate del ragazzo Marco era ancora al mare, il tennis poteva aspettare. Tifoso del Milan come del Palermo, ammirava Kakà e, come ha ammesso, sognava “di arrivare come Borriello”. Ma Marco, alla fine, ben educato dai genitori Sergio e Stefania, figlio unico ma non viziato, non era proprio il tipo da veline.

Ecco la scelta definitiva del tennis e poi, per indovinata intuizione del cugino Francesco Palpacelli, finito il liceo, il trasferimento alla corte di Sartori, uno dei coach più bravi d’Italia, con Andreas Seppi, tennista educato e di poche parole, come esempio. A Caldaro, in Trentino. Non stupisca. Anche Vincenzo Nibali, lo squalo messinese, che a Parigi ha vinto il Tour de France di ciclismo nel 2014, ha lasciato Messina a 16 anni. Ma sono ragazzi che lo sport lo hanno respirato e imparato a casa loro, in Sicilia. Come altri due grandi sportivi palermitani, Totò Antibo, la gazzella di Altofonte, argento olimpico nei diecimila metri nel 1988, e Salvatore Schillaci. La storia di Totò-gol ha in comune con quella di Cecchinato la notorietà improvvisa dopo le reti in serie delle notti magiche di Italia ’90.
Nello sport il campione è quello che non si sente mai arrivato. Guardate Rafa Nadal che suda e si batte senza mai risparmiarsi con cento milioni di dollari di premi vinti. La sfida immediata del ragazzo palermitano è confermarsi, poi magari migliorare e “diventare – come ha detto – il numero 1 d’Italia”. Già fa impressione che a 25 anni, con dieci anni di carriera davanti, abbia fatto meglio di Fabio Fognini (mai in semifinale in uno Slam a 31 anni). Il ligure è un giocatore che divide perché alterna grandi colpi a nevrastenie. Cecchinato, al contrario, unisce l’Italia davanti alla televisione, con la sua faccia di ragazzo pulito e la capacità di giocare al meglio nei momenti difficili, tratto distintivo dei campioni. Le prossime sfide saranno far bene sull’erba (al momento in cui scriviamo prepara Wimbledon) e poi sul cemento americano.

“Non pensavo che la mia vita cambiasse così radicalmente”, dice Marco. “Da Armani era la mia prima volta nel mondo della moda e mi è piaciuta. Adesso voglio che questo sia il nuovo inizio di una lunga carriera”. Popolarità improvvisa, non solo interviste, ma proposte e offerte da valutare. Aziende che lo vogliono per tenere discorsi, altre che lo chiedono come testimonial: auto, orologi, abbigliamento…Una gestione impegnativa, che vede protagonista Luigi Sangermano, manager del giocatore, ma anche socio e ceo della Laurent Perrier Italia (champagne) e alla guida di una società di consulenza finanziaria a Bologna.
Dopo Parigi la prima mossa è stata di far riposare Marco, che è riuscito a stare qualche giorno in vacanza a mare in Costa Smeralda. Telefonino spento, altrimenti addio relax. Con lui la fidanzata Gaia Pecorelli, ragazza bionda bresciana dal curriculum già di qualità; ha studiato in America, si è laureata in medicina, ha pubblicato articoli scientifici. Un amore rivelato al mondo quando è andato ad abbracciarla dopo aver vinto il primo titolo a Budapest. Marco la chiama Peki: ricorda il cognome ma soprattutto è un diminutivo affettuoso che deriva da pequeña, in spagnolo piccolina. “Gaia – ha detto Marco al torneo di Roma – è molto importante, mette ordine nella mia vita”.

“In un paese come il nostro dove si aspetta un campione di tennis dai tempi di Panatta il suo valore non ha limiti”, è il commento de “The Silver Fox”, “La Volpe Argentata”, ovvero Cino Marchese, uno degli inventori del marketing sportivo nell’Img, l’uomo che portò Borg, Vilas, Wilander, Muster, Nadal e tanti altri campioni a Palermo per gli Internazionali di Sicilia. “Se Marco valeva cento prima di Parigi – aggiunge Sangermano – adesso vale un milione. Ma valuteremo le offerte con calma. Marco di distrazioni per ora ne ha già parecchie, non è il caso di aggiungerne altre”. Il team di Marco comprende anche, con base a Bologna, il coach, l’ascolano Simone Vagnozzi e il preparatore atletico Umberto Ferrara.
L’attenzione mediatica ha già semplificato il suo cognome: Ceck è più facile da mettere nei titoli. Marco non passa inosservato. Firma autografi su immense palle gialle da tennis, posa per le fotografie con i tifosi. “Al ritorno – dice – mi hanno accolto tutti bene. Mi riconoscono in aereo, al ristorante, in hotel. Messaggi, foto, video, persone che mi chiamano. Ho sentito il calore di tutta l’Italia”.

Piace il modo di giocare di Marco. In un mondo del tennis dove domina la solidità della ripetizione, affascina la sua fantasia. Ma un colpo accende più di tutto i tifosi: “La palla corta – ride -, mi parlano solo di questo. Ma sono contento che piaccia al pubblico vedere le mie partite”. D’altra parte se uno fa cinque smorzate in un solo tie-break contro Thiem, uno dei giocatori più forti del mondo, la passione è accesa e il Ceck diventa uno degli alfieri di un tennis con meno robotica e più genialità. Dopo tanti sacrifici, anni di tornei minori in giro per il mondo dove ogni partita ti giochi la classifica e quindi la sopravvivenza, il fuso orario da smaltire e cibo quel che si trova, Marco, a 25 anni, è maturato. “Con Djokovic e gli altri avversari ho mostrato tanta personalità, tanto coraggio. Adesso sono sicuro di me stesso. Posso migliorare ancora e salire più in alto”.

Luglio 2018

A passing shot that changes your life 

The shot used by Marco Cecchinato to beat Djokovic at Roland Garros. “Ceck”, the Sicilian player admired all over Italy

by Guido Fiorito

He duets with Fiorello. He is at the Ar- mani fashion show as a guest in Milan. The best tennis players, from Mats Wi- lander, Boris Becker to John McEnroe, praise his shots. He has become the idol of his idols, from Kakà to Safin. The whole Italian tennis world admires him. Marco Cecchinato’s life has changed in a few days, like in a movie. The title? “A Palermitan in Paris”. At (9th), he beat the former number 1, Djokovic, the comments were: he plays the tennis of Paradise. Moments perceived as very long. “I’ll never forget the passing shot ending the match against Djokovic”, he said, “My heart was throbbing madly, but I risked everything. The ball seemed it would have never land… “. And it landed in. Cecchinato flew high to get ranked was “nurtured with tennis”, guided by his uncle Gabriele Palpacelli and his son Francesco, his first coaches. He is very attached to the club where he grew up, the Tennis Club Palermo part of its premier league tennis team.

“I played football as a striker. I was undecided about which one to choose for long.” When he was a child, he was not among the best tennis players, but the wise Palpacellis let him grow without constraining him. After definitively choosing the tennis, his cousin Francesco suggested him to go to Trentino under the guide of Sartori, one of the best co-aches of Italy. Also Vincenzo Nibali, the shark of Messina, which won the Tour de France in 2014, had left Messina at 16. But they breathed and learned the sport at home, in Sicily. Like two other great athletes from Palermo, Totò Anti-bo, the Olympic silver medalist in the 10,000 metres in 1988, and Salvatore Schillaci. In sports, the champion is someone who never feels “I’ve made it!” For now, Cecchinato has to confirm his improvement and “become the number 1 in Italy”. He unifies Italian audience with his good guy’s face and the ability to play at his best in the most difficult moments, the hallmark of champions. His next challenges are to do well on the grass court (at time of writing he is preparing Wimbledon) and on American cement court. “I’d never thought my life could have changed so dramatically”, says Marco.

“At the Armani show, it was my first time in the fashion world, and I have enjoyed it. Now, I want this to be the new beginning of a long career.” His fantasy has enchanted the tennis world dominated by the solidity of repetition. And a stroke, in particular, inflames all fans: “the short ball”, he smiles, “they only speak of this. I’m glad the audience like my play. I can still improve.” “In Italy, where people have been waiting for a tennis champion since Panatta, his va-lue has no limits” says ‘The Silver Fox’, Cino Marchese, one of the inventors of sports marketing in the Img.

July 2018

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