Quando la Sicilia scoprì la magia del Village 0

di Salvatore Savoia

Troppe cose da dimenticare, nei primi anni ‘50 in Sicilia. I bombardamenti, le città ancora devastate, la memoria ancora viva di troppe tragedie collettive e private, ma anche la perdita dell’abitudine dei più giovani a godere della propria gioventù, come dovrebbe essere in ogni tempo e a qualunque latitudine. E fu in quel momento che qualcuno in Francia pensò di rinnovare l’antico incanto del mito della Sicilia, certo non più quella del Grand Tour, ma pur sempre l’isola del sole e del mare, attraverso un progetto fortunato che pensò di trascinare sulle spiagge di Sicilia la jeunesse dorée di mezza Europa, ma specialmente i ragazzi di quella Francia, altrettanto fresca di disastri, e che in quegli anni riaggiornava il campionario delle proprie leggende con nuove storie di esistenzialisti e di amori liberi.

Sulle riviste comparivano immagini di ragazzi in espadrillas a bordo delle per noi orrende Deux Chevaux, ed echi di notti sulle spiagge della Costa Azzurra trascorse cantando e lasciandosi andare. Da parte nostra all’incanto di tali miraggi e all’indistruttibile resistenza del mito della douce France aggiungemmo idee di libertinaggio e spregiudicatezza, da noi inimmaginabili in quegli anni, e che contribuirono a fare di questa storia una leggenda ancora viva nei palermitani di almeno settant’anni.

C’era, è vero, e da anni, la sofisticata Taormina delle dive e dei sovrani in vacanza negli alberghi esclusivi, ma essa non si turbò vedendo nascere, non lontano, un altro polo attrattivo, orientato a un target diverso: la Sicilia delle notti folli sul mare, che vide la luce nel 1950 sulle splendide e incontaminate spiagge di Cefalù. E avemmo così la nostra Saint-Tropez.
Già nel nome “Village magique”, inizialmente solo una tendopoli per le lettrici in vacanza del magazine Elle, sulla fascia costiera di Santa Lucia, alle porte di Cefalù, si evocava un’idea di campeggio gioioso assai molto diverso da quanto già visto dalle nostre parti.

Quella collinetta sopraelevata, pochi anni prima sede di una tendopoli militare alleata, apparve ideale a François Tollet, il patron del progetto venuto da Parigi, dominata com’è da una villa patrizia a strapiombo sul mare, utilizzata poi come direzione del villaggio. Nel 1953 si installò a Cefalù la troupe del film “Vacanze d’amore”, diretto da Jean Paul Le Chanois e Francesco Alliata, il geniale principe ideatore della Panaria Film, che lavorò su un soggetto cui avevano collaborato Vittorio De Seta e Vitaliano Brancati. Sul set fra gli altri Walter Chiari, Lucia Bosè e un semisconosciuto Domenico Modugno. E il Magique divenne subito mito, presso la gioventù di Francia e di mezzo mondo.

I cinegiornali dell’epoca trasmisero anche in Italia le immagini dei treni partiti da Parigi carichi di giovani rumorosi che giungevano al Village dopo un viaggio nel quale, a bordo di un’inedita carrozza night, avevano danzato per tutta la notte e tanti amori erano già nati, ancora prima di giungere a destinazione. Pochi anni dopo una piazzola fiorita venne attrezzata dalle Ferrovie dello Stato proprio davanti all’ingresso del Villaggio, dove ancora prima di ogni arrivo mezza Cefalù aspettava “le francesi”. Fu tanto efficace la promozione che già nel 1957 il Patron del Club Mediterranée Gilberto Trigano vi mise gli occhi. E dalle originarie tende si passò ai tucul, che oltre a un po’ di confort moderni, davano al mito quel tanto di esotico che non guastava. Da Palermo non c’era giornata estiva in cui non si muovessero file di Seicento stracolme di ragazzi a caccia delle jeunes filles, ritenute ben più libere delle omologhe di casa. Appena il treno si fermava, ciascuno “sceglieva” la sua BB tra le cento biondine con i cappelli di paglia e i grandi occhiali neri da sole. 

Silenzioso nel corso della giornata, il Magique si risvegliava molto tardi dopo le notti in discoteca intorno al bar Sicilienne. In piena notte, i 1200 giovani che avevano vagato tra il bar e la piscina, cominciavano a sciamare verso il mare, dove, in un nido incastonato tra le rocce a pelo d’acqua c’era pure una discoteca. In quasi cinquecento tucul di paglia vagamente polinesiani, a ciascuno dei quali era dato un nome di fantasia (Dodo, Paradise, Zaza…) si celebrò un gioco collettivo che oggi appare forse incomprensibile. In un’epoca ancora non del tutto caratterizzata dal turismo di massa, pensare però ai 41 mila visitatori giunti nel 1951 e ai 70 mila del 1957 fa comprendere, forse meglio di ogni altra considerazione, che non si trattò di una storia minore.

Oggi una nuova edizione di questo progetto è stata riproposta, in dimensione colossale. Ma sarà difficile che nomi come Zuzu siano affissi sulle porte degli alloggi climatizzati con tanto di idromassaggio e tv satellitare.

When Sicily discovered the magic of the village

 

By Salvatore Savoia

Many things still to forget in Sicily in the first years of the Fifties. Air raids, ravaged cities, the vivid memory of general and private tragedies, the loss of young people‘s habit to enjoy youth, as it should be at any latitude and time. Until someone in France decided to renew the old myth of Sicily, for sure not the Sicily of Grand Tour, but the island of the sun and the sea, thanks to a lucky project to drag on the Sicilian beaches the jeunesse dorée of half of Europe, especially the boys of that France, still fresh from disasters too, with new stories of existentialists and free loves.

Pictures of young people wearing espadrillas on board of the for us horrible Deux Chevaux and echoes of nights on Cote d’Azur beaches spent singing and letting oneself go appeared in magazines. We added ideas of licentiousness and open-mindedness to the undying myth of douce France.

The name itself, Village Magique, recalled an idea of joyful camping very different from what had been seen in our parts before.

Silent during the day, the Village woke up at night with 1200 young people that had wandered between the bar and the swiming pool swarming towards the sea and disco among the rocks.

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