Quelle ali sopra Palermo 0

Lo storico aeroporto di Boccadifalco ha aperto al pubblico in occasione del festival de Le Vie dei Tesori a Palermo. Un luogo unico, dove si incrociano storie e avventure

di Michelangelo Marino

Foto di Igor Petyx

La storia di “Palermo aeronautica” trova radici lontane, in un’epoca pionieristica e romantica, quando si entrava in piccoli gusci di legno e tela indossando neri giacconi di pelle per ripararsi dallo sferzare del vento freddo e grandi occhiali automobilistici per proteggere gli occhi dall’olio caldo che i primi motori rotativi “sputavano” generosamente via. Furono di fatto voli brevi e audaci, ai limiti della sperimentazione e di incerta riuscita (il primo volo del Wright Flyer dei fratelli Wilbur e Orville Wright era avvenuto appena tre anni prima) quelli che nel maggio del 1910, in quella che fu definita la “Settimana dell’Aviazione” si svolse a Mondello per volontà dell’imprenditore palermitano Vincenzo Florio e che videro protagonista il piemontese Clemente Ravetto: fu lui a compiere a bordo di un biplano di costruzione francese Voisin quello che di fatto fu il primo volo aereo su Palermo. La stessa rotta che i più audaci tra i visitatori del Festival Le Vie dei Tesori potranno fare a bordo dei Piper dell’Aeroclub di Palermo “Beppe Albanese”, che per ottanta anni è stato silente testimone di importanti vicende aeronautiche ma anche umane. Albanese, sportman e patito di velocità, contribuì nel 1922 a fondarlo con il nome di Aeroclub di Sicilia.

Uno sguardo dall’alto su Palermo, tre passeggeri alla volta, per un battesimo del volo da non dimenticare. Per chi invece vorrà restare con i piedi a terra, c’è tutto un aeroporto da scoprire.

Un mondo che racconta un secolo di storia. Da quella prima impresa, infatti, Vincenzo Florio e altri patiti dell’ebbrezza dei cieli si adoperarono affinché l’arte del volo divenisse una realtà per la città di Palermo, organizzando eventi e manifestazioni aeree come la Targa Florio Aeronautica del 1919 e diffondendo la cultura e la passione per le ali, come fece il prizzese Giuseppe De Marco che con il suo piccolo Caudron G.3/Bis, acquistato come residuato bellico della Prima Guerra Mondiale, faceva volare sul cielo di Palermo curiosi e appassionati per poi farne scrivere le emozioni su di un taccuino che conservava. Albanese, De Marco, Florio. Furono questi uomini a fare sì che Palermo avesse il suo primo aeroporto in pianta stabile che non fosse un semplice campo di volo provvisorio come quello di Mondello e quello di Cascina Marasà. L’occasione per far sì che ciò si potesse realizzare avvenne grazie all’amicizia di Vincenzo Florio con Italo Balbo. Balbo, grande appassionato di gare automobilistiche ed estimatore di quell’evento siciliano conosciuto in tutto il mondo che prendeva il nome di Targa Florio, nel 1929 era diventato ministro dell’Aeronautica all’interno del governo Mussolini e stava portando avanti un programma di riammodernamento dell’organico e delle infrastrutture della Regia Aeronautica.

Non fu quindi difficile per Vincenzo Florio convincere Balbo affinché anche Palermo avesse il suo aeroporto permanente. La Regia Aeronautica guardava da tempo con attenzione al vecchio aeroscalo per dirigibili che si trovava nella Real Tenuta della Favorita quale possibile sito per un nuovo aeroporto, ma le intenzioni dei militari collidevano con quelle del Comune che vedeva in quei terreni l’opportunità di costruire dei nuovi impianti sportivi.E fu qui che l’abilità imprenditoriale e organizzativa di Vincenzo Florio tornò ancora una volta utile: con la costituzione di una commissione di studio composta dai soci dell’Aeroclub e che avrebbe avuto il compito di individuare l’ubicazione migliore per il nuovo aeroporto cittadino, si giunse finalmente alla scelta di un’area di quarantatré ettari sita a nord della borgata di Boccadifalco.

A sancire il conseguimento dell’accordo arrivò la convenzione n° 2251 del 28 giugno 1931: il Comune di Palermo si impegnava a provvedere alle indennità di esproprio delle aree private in cambio della cessione in uso delle aree demaniali della Favorita, mentre il ministero delle Finanze e quello dell’Aeronautica provvedevano alla costruzione delle infrastrutture aeroportuali e alla successiva manutenzione dell’aeroporto. Palermo aveva il suo nuovo aeroporto. I lavori di costruzione del nuovo impianto ebbero inizio nel febbraio del 1931 e videro l’impiego di oltre mille operai e la movimentazione di quasi 150 mila metri cubi di roccia e terra per un costo complessivo di due milioni e 700 mila lire.

Ad aprile dello stesso anno le lavorazioni vennero interrotte per far sì che si svolgesse la prima tappa del Giro aereo d’Italia del 1931: il mattino del 10 Luglio del 1931, alle 11.14, atterrò sull’aeroporto di Boccadifalco quello che viene ufficialmente riconosciuto come il primo aereo a poggiare le ruote sul campo di volo palermitano, il Breda-33 “Gipsy III” di Ambrogio Colombo, che poi fu il vincitore finale.
In realtà, come confidò molti anni dopo il comandante Giuseppe Albanese in un’ intervista, quel “primato” era già stato conseguito in via non ufficiale dai soci dell’Aeroclub di Sicilia che volavano già sul campo non ancora ultimato a bordo del piccolo Breda Ba-15 di proprietà di uno dei soci, il geometra Barresi. Fin qui quella che finora è stata una bella storia d’altri tempi fatta di aerei, eliche e piloti, potrebbe anche concludersi con lieto fine di un sogno, quello di poter volare sulla propria città, appena realizzatosi. Ma scure nubi si stavano avvicinando all’orizzonte: nubi di guerra. Con il peggioramento della situazione politica internazionale che vedeva prendere piede sempre più dottrine di tipo totalitaristico e nazionalistico e con l’inizio della guerra di Spagna, una lenta e inesorabile militarizzazione dei confini dei principali Paesi europei lasciava presagire l’arrivo di quella che sembrava un’altra guerra mondiale: la Seconda.

A complicare il panorama diplomatico internazionale, vi fu nel 1935 l’inizio della Guerra d’Etiopia. Ciò non fu tollerato dalla Società delle Nazioni che l’11 ottobre del 1935 deliberò di applicare un embargo economico all’Italia. Nel Mediterraneo la flotta inglese vigilava intorno alle coste italiane affinché le navi non potessero entrare nei porti nazionali e violare così l’embargo. Ciò fu di ulteriore impulso affinché il governo italiano provvedesse alla militarizzazione del proprio territorio e alla costruzione di nuovi aeroporti in Sicilia per via dell’ importante posizione geografica che l’Isola occupava nello scacchiere strategico del Mediterraneo.In questa lenta militarizzazione del territorio, atta a fare della penisola un’unica sentinella, non sfuggì nemmeno l’aeroporto di Boccadifalco, che fino ad allora non era stato considerato di particolare importanza dalla Regia Aeronautica e che venne progressivamente riadattato alle nuove esigenze militari. Per tutta la metà degli anni ’30 vi fu così una progressiva trasformazione che vide il pacifico aeroporto assumere sempre più l’aspetto di un presidio armato pronto per le imminenti esigenze belliche.

Vennero costruite nuove infrastrutture come la palazzina di comando in stile razionalista, una grande aviorimessa per la manutenzione dei velivoli della Regia Aeronautica, dei rifugi antiaerei, le piazzole per le partenze su allarme dei velivoli da caccia, gli alloggi per i sottufficiali e quanto altro servisse alle esigenze dei militari. Il 28 marzo del 1938 l’aeroporto così imbastito venne inaugurato con la posa di una stele commemorativa dedicata ai cugini Francesco e Giuseppe Notarbartolo, caduti durante la Prima Guerra Mondiale e dei quali l’aeroporto prese il nome. Il 10 dicembre del 1938 si inaugurò anche la grande aviorimessa modello Saporiti S.52: l’elegante struttura in travi e centine rivestita da pannelli zincati venne commissionata dall’ Aeronautica sicula Società Anonima per una commessa riguardante la revisione dei trimotori della Regia Aeronautica S.79 Sparviero.

Fu l’ultima importante opera realizzata sull’aeroporto palermitano prima della guerra: l’ora delle decisioni irrevocabili era ormai giunta e il 10 giugno del 1940 l’Italia entrò ufficialmente nella Seconda Guerra Mondiale. Nei tre anni di guerra che videro l’aeroporto di Palermo e gli stormi italiani e tedeschi che vi operarono impegnati nella sorveglianza del Mediterraneo occidentale e nella guerra ai convogli alleati oltre che alla difesa del cielo di Palermo, più di centoventi furono gli attacchi portati sul capoluogo siciliano e sull’aeroporto di Boccadifalco.

Iniziarono dapprima i francesi il 23 giugno del 1940 decollando dagli aeroporti del Nord Africa a pochi giorni dalla capitolazione contro le truppe tedesche ormai dentro casa, proseguirono quindi gli inglesi decollando da Malta e bombardando le città siciliane di notte, quindi nel gennaio del 1943 arrivarono gli americani con le loro grandi formazioni di bombardieri compatte e scortate da nugoli di caccia intercettori pronti a dare battaglia a chi tentasse di opporsi. Paradossalmente, conclusero l’opera di bombardamento su una città ormai martoriata da tre anni di guerra i tedeschi, ancora alleati degli italiani in quel caldo agosto del 1943, nel tentativo di rallentare le operazioni di avanzata americana che con l’appoggio delle proprie navi ancorate al porto puntava ormai su Messina. Ma quello che a Palermo forse è ricordato come il bombardamento più violento e cruento della guerra e che coinvolse anche l’aeroporto di Boccadifalco fu sicuramente quello del 9 Maggio del 1943.

Nel giorno in cui a Palermo si festeggiava la “Festa dell’Esercito e dell’Impero” e la città avrebbe dovuto ricevere la “Medaglia di Mutilata”, un inferno di fuoco investì dapprima l’aeroporto con l’attacco a volo radente dei micidiali caccia americani P-38 Lightining che mitragliarono e falciarono tutto quello che incontrarono sulla loro strada per non consentire ai velivoli italo-tedeschi di decollare e intercettare le ondate di quadrimotori B-17 che bombardarono a tappeto la città: fu il primo bombardamento di saturazione effettuato contro una città italiana. Alla fine i morti tra i civili furono centinaia.

Sull’aeroporto intanto i vigili del fuoco spegnevano i numerosi incendi di quella che era stata una vera ecatombe: l’Archivio storico dei vigili del fuoco conserva ancora le fotografie degli interventi di quel triste giorno di 75 anni fa dove a essere protagonista è proprio l’Aviorimessa Saporiti S.52, colpita dalle bombe alleate ma miracolosamente rimasta ancora in piedi. A testimonianza di quel tragico giorno rimangono ancora oggi i bunker antiaerei – l’ultimo appena scoperto e portato alla luce – ma anche i crateri delle bombe impattate sul piazzale antistante la grande aviorimessa, nel frattempo ricostruita e oggi custode silente dei velivoli dell’Aeroclub di Palermo e di quei giorni gloriosi fatti di pionieri, di eliche, di motori a pistoni ma anche di guerra e di dolore. Oggi l’aeroporto, smilitarizzato nel 2009, è di proprietà dell’Enac, e ospita reparti di polizia, carabinieri, guardia di finanza, oltre che il Soccorso alpino, la base operativa del 118, la Protezione civilee appunto l’Aeroclub con il suo splendido hangar storico. C’è ancora la torre di controllo da dove si osserva dall’alto la pista asfaltata lunga 1224 metri e pure l’antica Villa Natoli, in attesa di recupero, con il suo parco straordinario.

Ottobre 2018

Wings over Palermo

The historical airport of Boccadifalco is opening for the Festival. A unique place where history and adventures meet

by Michelangelo Marino

Photos by Igor Petyx

The historical airport of Boccadifalco is opening for the Festival. A unique place where history and adventures meet The hystory of Palermo aeronautics has distant roots, in a pioneering and romantic time, when passengers entered small wooden and cloth frames wearing black leather jackets to protect themselves from the cold wind, and big car glasses to protect the eyes from the hot oil that the first rotary engines spat out generously. The flights that took place at Mondello in May 1910, in the Aviation Week promoted by Palermo entrepreneur Vincenzo Florio, were in fact short and daring, close to experimentation and with an uncertain result. 

Consider the first flight of the Wright brothers had taken place just three years before. Protagonist of the event was the Piedmontese Clemente Ravetto who, on board a Voisin biplane of French construction, accomplished what was in fact the first flight on Palermo. The same route that the most daring among the visitators of Le Vie dei Tesori Festival will be able to experience on board the Pipers of Palermo Aeroclub “Beppe Albanese” that for eighty years has been a silent witness of important aeronautical, but also human, events. Albanese, sportman and speed fan, in 1922 contributed to found it with the name of Aeroclub di Sicilia.

A look on Palermo from above, three passengers at a time, for a first experience of flying not to be forgotten. For those who’ll keep their feet on the ground, there’s an entire airport to discover. A world that tells a century of history. From that first enterprise in fact, Vincenzo Florio and other flight fans worked so that the art of flying could become a reality for the city of Palermo, organizing events and air shows, like the Targa Florio Aeronauticaof1919, and spreading the culture and passion for the wings as Giuseppe De Marco did. With his small Caudron G.3/Bis, bought as a war surplus of the First World War, he’d fly curious and fans over Palermo and ask them to write their emotions on his notebook. Albanese, De Marco, Florio. It was these people who made Palermo have its first permanent airport which was not just a temporary flight field, like that of Mondello and that of Cascina Marasà. The opportunity arose thanks to the friendship of Vincenzo Florio with Italo Balbo. Balbo, a big fan of car races and admirer of Targa Florio, in 1929 had become the minister of Aeronautics in the Mussolini government, and was running a program to modernize the workforce and the infrastructure of Regia Aeronautica.

It wasn’t therefore difficult for Vincenzo Florio to persuade Balbo so that Palermo could have its permanent airport. Regia Aeronautica had long been looking at the old air station for airships in the Real Tenuta (royal estate) della Favorita as a possible site for a new airoport, but the plans of the armed forces collided with those of the town council that saw in those grounds the opportunity to build new sports facilities. And it was then that the entrepreneurship and organizational skill of Vincenzo Florio once again came in handy with the establishment of a study committee of members of the Aeroclub which was supposed to identify the best location for the new city airport. Finally, an area of forty-three hectares, located north of the village of Boccadifalco, was chosen.

The convention n° 2251 of 28 June 1931 ratified the achievement of anagreement: the city of Palermo undertook to take care of the expropriation compensation, whereas the Ministry of Finance and that of Aviation would see to the construction of the airport infrastructure and the subsequent maintenance. Palermo had its new airport.

The building works of the new plant began in February1931: over a thousand workers were employed and almost 150 thousand cubic metres of rock and earth, for a total cost of two million and 700 thousand lire. In April of the same year works werestopped to ensure that the first stage in the air tour of Italy of 1931 could take place: the morning of 10 July 1931, at 11.14, the Breda-33͞Gipsy III͟of Ambrogio Colombo, was officially recognized as the first aircraft to place its wheels on the Palermo airfield landing at Boccadifalco airport, and was then the final winner.

Actually, as captain Giuseppe Albanese confided in an interview many years later, that ͞record͟ had already been achieved in an unofficial way by the members of Aeroclub di Sicilia that were flying in the ground before it was finished on board the small Breda Ba-15 belonging to one of the members. The one that so far has been a nice story from another time, made of aircrafts, propellers and pilots, could have an happy end,
with the fulfilment of the dream to fly over their own city. But dark clouds were approaching on the horizon, war clouds.

With the worsening of the international political situation and the totalitarian and nationalist doctrines gaining ground, and the beginning of Spain war, a slow and inexorable militarization of the borders of the main European countries presaged the arrival of what looked like another world war. To complicate the international diplomatic scene, in 1935 there was the beginning of the war of Ethiopia. The League of Nations could not tolerate it, and on 11 October 1935 decided to put an economic embargo on Italy. In the Mediterranean Sea the British navy watched over the Italian coastline so that ships could not enter national ports and thus infringe the embargo. This was a further boost for the Italian government to provide for the militarization of its territory and the construction of new airports in Sicily, due to the important geographical position that the island occupied in the strategic Mediterranean zone. The airport of Boccadifalco, that until then hadn’t been consideredof particular importance by Regia Aeronautica,didn’t escape this slow militarization of the territory and was gradually readjusted to new military requirements.

Today the aiport, demilitarized in 2009, belongs to Enac, entenazionale aviazione civile, the civil aviation nationak board, and it houses police, carabinieri and Financial Police units, besides the mountain rescue, the operating base of 118 (the phone number for rescue service), the civil defence and the Aeroclub, with its beautiful historic hangar. There is still the control tower from where the 1224 metres long asphalt track can been from above, as well as the ancient Villa Natoli, awaiting reclamation, with its extraordinary park.

October 2018

Lo storico aeroporto di Boccadifalco ha aperto al pubblico in occasione del festival de Le Vie dei Tesori a Palermo. Un luogo unico, dove si incrociano storie e avventure

di Michelangelo Marino

Foto di Igor Petyx

La storia di “Palermo aeronautica” trova radici lontane, in un’epoca pionieristica e romantica, quando si entrava in piccoli gusci di legno e tela indossando neri giacconi di pelle per ripararsi dallo sferzare del vento freddo e grandi occhiali automobilistici per proteggere gli occhi dall’olio caldo che i primi motori rotativi “sputavano” generosamente via. Furono di fatto voli brevi e audaci, ai limiti della sperimentazione e di incerta riuscita (il primo volo del Wright Flyer dei fratelli Wilbur e Orville Wright era avvenuto appena tre anni prima) quelli che nel maggio del 1910, in quella che fu definita la “Settimana dell’Aviazione” si svolse a Mondello per volontà dell’imprenditore palermitano Vincenzo Florio e che videro protagonista il piemontese Clemente Ravetto: fu lui a compiere a bordo di un biplano di costruzione francese Voisin quello che di fatto fu il primo volo aereo su Palermo. La stessa rotta che i più audaci tra i visitatori del Festival Le Vie dei Tesori potranno fare a bordo dei Piper dell’Aeroclub di Palermo “Beppe Albanese”, che per ottanta anni è stato silente testimone di importanti vicende aeronautiche ma anche umane. Albanese, sportman e patito di velocità, contribuì nel 1922 a fondarlo con il nome di Aeroclub di Sicilia.

Uno sguardo dall’alto su Palermo, tre passeggeri alla volta, per un battesimo del volo da non dimenticare. Per chi invece vorrà restare con i piedi a terra, c’è tutto un aeroporto da scoprire.

Un mondo che racconta un secolo di storia. Da quella prima impresa, infatti, Vincenzo Florio e altri patiti dell’ebbrezza dei cieli si adoperarono affinché l’arte del volo divenisse una realtà per la città di Palermo, organizzando eventi e manifestazioni aeree come la Targa Florio Aeronautica del 1919 e diffondendo la cultura e la passione per le ali, come fece il prizzese Giuseppe De Marco che con il suo piccolo Caudron G.3/Bis, acquistato come residuato bellico della Prima Guerra Mondiale, faceva volare sul cielo di Palermo curiosi e appassionati per poi farne scrivere le emozioni su di un taccuino che conservava. Albanese, De Marco, Florio. Furono questi uomini a fare sì che Palermo avesse il suo primo aeroporto in pianta stabile che non fosse un semplice campo di volo provvisorio come quello di Mondello e quello di Cascina Marasà. L’occasione per far sì che ciò si potesse realizzare avvenne grazie all’amicizia di Vincenzo Florio con Italo Balbo. Balbo, grande appassionato di gare automobilistiche ed estimatore di quell’evento siciliano conosciuto in tutto il mondo che prendeva il nome di Targa Florio, nel 1929 era diventato ministro dell’Aeronautica all’interno del governo Mussolini e stava portando avanti un programma di riammodernamento dell’organico e delle infrastrutture della Regia Aeronautica.

Non fu quindi difficile per Vincenzo Florio convincere Balbo affinché anche Palermo avesse il suo aeroporto permanente. La Regia Aeronautica guardava da tempo con attenzione al vecchio aeroscalo per dirigibili che si trovava nella Real Tenuta della Favorita quale possibile sito per un nuovo aeroporto, ma le intenzioni dei militari collidevano con quelle del Comune che vedeva in quei terreni l’opportunità di costruire dei nuovi impianti sportivi.E fu qui che l’abilità imprenditoriale e organizzativa di Vincenzo Florio tornò ancora una volta utile: con la costituzione di una commissione di studio composta dai soci dell’Aeroclub e che avrebbe avuto il compito di individuare l’ubicazione migliore per il nuovo aeroporto cittadino, si giunse finalmente alla scelta di un’area di quarantatré ettari sita a nord della borgata di Boccadifalco.

A sancire il conseguimento dell’accordo arrivò la convenzione n° 2251 del 28 giugno 1931: il Comune di Palermo si impegnava a provvedere alle indennità di esproprio delle aree private in cambio della cessione in uso delle aree demaniali della Favorita, mentre il ministero delle Finanze e quello dell’Aeronautica provvedevano alla costruzione delle infrastrutture aeroportuali e alla successiva manutenzione dell’aeroporto. Palermo aveva il suo nuovo aeroporto. I lavori di costruzione del nuovo impianto ebbero inizio nel febbraio del 1931 e videro l’impiego di oltre mille operai e la movimentazione di quasi 150 mila metri cubi di roccia e terra per un costo complessivo di due milioni e 700 mila lire.

Ad aprile dello stesso anno le lavorazioni vennero interrotte per far sì che si svolgesse la prima tappa del Giro aereo d’Italia del 1931: il mattino del 10 Luglio del 1931, alle 11.14, atterrò sull’aeroporto di Boccadifalco quello che viene ufficialmente riconosciuto come il primo aereo a poggiare le ruote sul campo di volo palermitano, il Breda-33 “Gipsy III” di Ambrogio Colombo, che poi fu il vincitore finale.
In realtà, come confidò molti anni dopo il comandante Giuseppe Albanese in un’ intervista, quel “primato” era già stato conseguito in via non ufficiale dai soci dell’Aeroclub di Sicilia che volavano già sul campo non ancora ultimato a bordo del piccolo Breda Ba-15 di proprietà di uno dei soci, il geometra Barresi. Fin qui quella che finora è stata una bella storia d’altri tempi fatta di aerei, eliche e piloti, potrebbe anche concludersi con lieto fine di un sogno, quello di poter volare sulla propria città, appena realizzatosi. Ma scure nubi si stavano avvicinando all’orizzonte: nubi di guerra. Con il peggioramento della situazione politica internazionale che vedeva prendere piede sempre più dottrine di tipo totalitaristico e nazionalistico e con l’inizio della guerra di Spagna, una lenta e inesorabile militarizzazione dei confini dei principali Paesi europei lasciava presagire l’arrivo di quella che sembrava un’altra guerra mondiale: la Seconda.

A complicare il panorama diplomatico internazionale, vi fu nel 1935 l’inizio della Guerra d’Etiopia. Ciò non fu tollerato dalla Società delle Nazioni che l’11 ottobre del 1935 deliberò di applicare un embargo economico all’Italia. Nel Mediterraneo la flotta inglese vigilava intorno alle coste italiane affinché le navi non potessero entrare nei porti nazionali e violare così l’embargo. Ciò fu di ulteriore impulso affinché il governo italiano provvedesse alla militarizzazione del proprio territorio e alla costruzione di nuovi aeroporti in Sicilia per via dell’ importante posizione geografica che l’Isola occupava nello scacchiere strategico del Mediterraneo.In questa lenta militarizzazione del territorio, atta a fare della penisola un’unica sentinella, non sfuggì nemmeno l’aeroporto di Boccadifalco, che fino ad allora non era stato considerato di particolare importanza dalla Regia Aeronautica e che venne progressivamente riadattato alle nuove esigenze militari. Per tutta la metà degli anni ’30 vi fu così una progressiva trasformazione che vide il pacifico aeroporto assumere sempre più l’aspetto di un presidio armato pronto per le imminenti esigenze belliche.

Vennero costruite nuove infrastrutture come la palazzina di comando in stile razionalista, una grande aviorimessa per la manutenzione dei velivoli della Regia Aeronautica, dei rifugi antiaerei, le piazzole per le partenze su allarme dei velivoli da caccia, gli alloggi per i sottufficiali e quanto altro servisse alle esigenze dei militari. Il 28 marzo del 1938 l’aeroporto così imbastito venne inaugurato con la posa di una stele commemorativa dedicata ai cugini Francesco e Giuseppe Notarbartolo, caduti durante la Prima Guerra Mondiale e dei quali l’aeroporto prese il nome. Il 10 dicembre del 1938 si inaugurò anche la grande aviorimessa modello Saporiti S.52: l’elegante struttura in travi e centine rivestita da pannelli zincati venne commissionata dall’ Aeronautica sicula Società Anonima per una commessa riguardante la revisione dei trimotori della Regia Aeronautica S.79 Sparviero.

Fu l’ultima importante opera realizzata sull’aeroporto palermitano prima della guerra: l’ora delle decisioni irrevocabili era ormai giunta e il 10 giugno del 1940 l’Italia entrò ufficialmente nella Seconda Guerra Mondiale. Nei tre anni di guerra che videro l’aeroporto di Palermo e gli stormi italiani e tedeschi che vi operarono impegnati nella sorveglianza del Mediterraneo occidentale e nella guerra ai convogli alleati oltre che alla difesa del cielo di Palermo, più di centoventi furono gli attacchi portati sul capoluogo siciliano e sull’aeroporto di Boccadifalco.

Iniziarono dapprima i francesi il 23 giugno del 1940 decollando dagli aeroporti del Nord Africa a pochi giorni dalla capitolazione contro le truppe tedesche ormai dentro casa, proseguirono quindi gli inglesi decollando da Malta e bombardando le città siciliane di notte, quindi nel gennaio del 1943 arrivarono gli americani con le loro grandi formazioni di bombardieri compatte e scortate da nugoli di caccia intercettori pronti a dare battaglia a chi tentasse di opporsi. Paradossalmente, conclusero l’opera di bombardamento su una città ormai martoriata da tre anni di guerra i tedeschi, ancora alleati degli italiani in quel caldo agosto del 1943, nel tentativo di rallentare le operazioni di avanzata americana che con l’appoggio delle proprie navi ancorate al porto puntava ormai su Messina. Ma quello che a Palermo forse è ricordato come il bombardamento più violento e cruento della guerra e che coinvolse anche l’aeroporto di Boccadifalco fu sicuramente quello del 9 Maggio del 1943.

Nel giorno in cui a Palermo si festeggiava la “Festa dell’Esercito e dell’Impero” e la città avrebbe dovuto ricevere la “Medaglia di Mutilata”, un inferno di fuoco investì dapprima l’aeroporto con l’attacco a volo radente dei micidiali caccia americani P-38 Lightining che mitragliarono e falciarono tutto quello che incontrarono sulla loro strada per non consentire ai velivoli italo-tedeschi di decollare e intercettare le ondate di quadrimotori B-17 che bombardarono a tappeto la città: fu il primo bombardamento di saturazione effettuato contro una città italiana. Alla fine i morti tra i civili furono centinaia.

Sull’aeroporto intanto i vigili del fuoco spegnevano i numerosi incendi di quella che era stata una vera ecatombe: l’Archivio storico dei vigili del fuoco conserva ancora le fotografie degli interventi di quel triste giorno di 75 anni fa dove a essere protagonista è proprio l’Aviorimessa Saporiti S.52, colpita dalle bombe alleate ma miracolosamente rimasta ancora in piedi. A testimonianza di quel tragico giorno rimangono ancora oggi i bunker antiaerei – l’ultimo appena scoperto e portato alla luce – ma anche i crateri delle bombe impattate sul piazzale antistante la grande aviorimessa, nel frattempo ricostruita e oggi custode silente dei velivoli dell’Aeroclub di Palermo e di quei giorni gloriosi fatti di pionieri, di eliche, di motori a pistoni ma anche di guerra e di dolore. Oggi l’aeroporto, smilitarizzato nel 2009, è di proprietà dell’Enac, e ospita reparti di polizia, carabinieri, guardia di finanza, oltre che il Soccorso alpino, la base operativa del 118, la Protezione civilee appunto l’Aeroclub con il suo splendido hangar storico. C’è ancora la torre di controllo da dove si osserva dall’alto la pista asfaltata lunga 1224 metri e pure l’antica Villa Natoli, in attesa di recupero, con il suo parco straordinario.

Ottobre 2018

Wings over Palermo

The historical airport of Boccadifalco is opening for the Festival. A unique place where history and adventures meet

by Michelangelo Marino
Photos by Igor Petyx

The historical airport of Boccadifalco is opening for the Festival. A unique place where history and adventures meet The hystory of Palermo aeronautics has distant roots, in a pioneering and romantic time, when passengers entered small wooden and cloth frames wearing black leather jackets to protect themselves from the cold wind, and big car glasses to protect the eyes from the hot oil that the first rotary engines spat out generously. The flights that took place at Mondello in May 1910, in the Aviation Week promoted by Palermo entrepreneur Vincenzo Florio, were in fact short and daring, close to experimentation and with an uncertain result. 

Consider the first flight of the Wright brothers had taken place just three years before. Protagonist of the event was the Piedmontese Clemente Ravetto who, on board a Voisin biplane of French construction, accomplished what was in fact the first flight on Palermo. The same route that the most daring among the visitators of Le Vie dei Tesori Festival will be able to experience on board the Pipers of Palermo Aeroclub “Beppe Albanese” that for eighty years has been a silent witness of important aeronautical, but also human, events. Albanese, sportman and speed fan, in 1922 contributed to found it with the name of Aeroclub di Sicilia.

A look on Palermo from above, three passengers at a time, for a first experience of flying not to be forgotten. For those who’ll keep their feet on the ground, there’s an entire airport to discover. A world that tells a century of history. From that first enterprise in fact, Vincenzo Florio and other flight fans worked so that the art of flying could become a reality for the city of Palermo, organizing events and air shows, like the Targa Florio Aeronauticaof1919, and spreading the culture and passion for the wings as Giuseppe De Marco did. With his small Caudron G.3/Bis, bought as a war surplus of the First World War, he’d fly curious and fans over Palermo and ask them to write their emotions on his notebook. Albanese, De Marco, Florio. It was these people who made Palermo have its first permanent airport which was not just a temporary flight field, like that of Mondello and that of Cascina Marasà. The opportunity arose thanks to the friendship of Vincenzo Florio with Italo Balbo. Balbo, a big fan of car races and admirer of Targa Florio, in 1929 had become the minister of Aeronautics in the Mussolini government, and was running a program to modernize the workforce and the infrastructure of Regia Aeronautica.

It wasn’t therefore difficult for Vincenzo Florio to persuade Balbo so that Palermo could have its permanent airport. Regia Aeronautica had long been looking at the old air station for airships in the Real Tenuta (royal estate) della Favorita as a possible site for a new airoport, but the plans of the armed forces collided with those of the town council that saw in those grounds the opportunity to build new sports facilities. And it was then that the entrepreneurship and organizational skill of Vincenzo Florio once again came in handy with the establishment of a study committee of members of the Aeroclub which was supposed to identify the best location for the new city airport. Finally, an area of forty-three hectares, located north of the village of Boccadifalco, was chosen.

The convention n° 2251 of 28 June 1931 ratified the achievement of anagreement: the city of Palermo undertook to take care of the expropriation compensation, whereas the Ministry of Finance and that of Aviation would see to the construction of the airport infrastructure and the subsequent maintenance. Palermo had its new airport.

The building works of the new plant began in February1931: over a thousand workers were employed and almost 150 thousand cubic metres of rock and earth, for a total cost of two million and 700 thousand lire. In April of the same year works werestopped to ensure that the first stage in the air tour of Italy of 1931 could take place: the morning of 10 July 1931, at 11.14, the Breda-33͞Gipsy III͟of Ambrogio Colombo, was officially recognized as the first aircraft to place its wheels on the Palermo airfield landing at Boccadifalco airport, and was then the final winner.

Actually, as captain Giuseppe Albanese confided in an interview many years later, that ͞record͟ had already been achieved in an unofficial way by the members of Aeroclub di Sicilia that were flying in the ground before it was finished on board the small Breda Ba-15 belonging to one of the members. The one that so far has been a nice story from another time, made of aircrafts, propellers and pilots, could have an happy end,
with the fulfilment of the dream to fly over their own city. But dark clouds were approaching on the horizon, war clouds.

With the worsening of the international political situation and the totalitarian and nationalist doctrines gaining ground, and the beginning of Spain war, a slow and inexorable militarization of the borders of the main European countries presaged the arrival of what looked like another world war. To complicate the international diplomatic scene, in 1935 there was the beginning of the war of Ethiopia. The League of Nations could not tolerate it, and on 11 October 1935 decided to put an economic embargo on Italy. In the Mediterranean Sea the British navy watched over the Italian coastline so that ships could not enter national ports and thus infringe the embargo. This was a further boost for the Italian government to provide for the militarization of its territory and the construction of new airports in Sicily, due to the important geographical position that the island occupied in the strategic Mediterranean zone. The airport of Boccadifalco, that until then hadn’t been consideredof particular importance by Regia Aeronautica,didn’t escape this slow militarization of the territory and was gradually readjusted to new military requirements.

Today the aiport, demilitarized in 2009, belongs to Enac, entenazionale aviazione civile, the civil aviation nationak board, and it houses police, carabinieri and Financial Police units, besides the mountain rescue, the operating base of 118 (the phone number for rescue service), the civil defence and the Aeroclub, with its beautiful historic hangar. There is still the control tower from where the 1224 metres long asphalt track can been from above, as well as the ancient Villa Natoli, awaiting reclamation, with its extraordinary park.

October 2018

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