L’antica magia del giardino pantesco 0

di Giuseppe Barbera

L’agricoltura l’hanno inventata le donne. Quindicimila anni fa, nella Mezzaluna Fertile, tra il Mediterraneo e i deserti mediorientali, gli uomini si occupavano delle caccia, dei combattimenti, dei commerci più lontani. Alle donne, nel rispetto dei tempi compatibili con la fecondità del grembo e la cura dei piccoli nati, era riservata la coltivazione nei campi delle piante selezionate liberate dalle erbe selvatiche, irrigate dall’acqua delle sorgenti, concimate dal letame dei primi animali addomesticati. Fu quando nacquero le città, sostenute da granai riempiti dal lavoro femminile, che trovarono il tempo per accompagnare la crescita degli alberi (palme da dattero, fichi, melograni) cui non bastavano settimane o mesi ma anni per iniziare a dare frutti.

Nacquero così i primi giardini, protetti da un muro di pietre o da un intreccio di sterpi dal morso degli animali selvatici, dalla sabbia e dal vento del deserto, dai furti. Erano spazi chiusi dove si coltivavano piante che avrebbero prodotto fiori e frutti, assicurato profumi, energia, dolcezza, ombra e, con essa, riposo e pensieri. Erano luoghi segreti, riservati, di piacere e di fertilità. Le storie più antiche e i rinvenimenti archeologici dicono che essi, in un universo di simboli e racconti, sono nati dalle donne e diventati simbolo della loro fecondità.

Nell’antica Mesopotamia, il mito di Inanna, la Regina del Cielo e della Terra, Dea dell’Amore e Stella del Mattino, racconta di un albero, generato dall’incontro tra il Signore delle Acque e la Regina dell’Oltretomba, strappato dal suolo e trascinato da una piena dell’Eufrate fin quando fu tratto in salvo e curato nel giardino sacro, ad Uruk, la prima città. In assenza della protezione di un recinto, nell’arida regione mediorientale non poteva altrimenti crescere, produrre e raggiungere quella maturità che la dea attendeva e proteggeva insieme al figlio che chiudeva nel grembo e così diventare simbolo della regalità e della maturità sessuale. Giardini così compiuti ed essenziali – un recinto, un albero, pregiate produzioni alimentari e simboli culturali – esistono numerosi nell’isola di Pantelleria.

L’albero che chiudono è un arancio dolce che nell’isola, in assenza del muro che lo protegge e che agisce come un condensatore dell’umidità atmosferica, non potrebbe altrimenti crescere per la mancanza di acqua dolce. Vi si accede attraverso piccole porte, inchinandosi; l’ombra e il fresco che si percepiscono, la protezione dei muri imponenti danno la sensazione di entrare in un luogo magico.
Il movimento lento che impone la prossimità tra la chioma e il muro, il silenzio, il profumo dei fiori o delle foglie che appena scosse liberano olii essenziali, il richiamo colorato e gustoso dei frutti accrescono l’impressione di trovarsi in un luogo di incanti, di piaceri del corpo e della mente. Una poesia arabo sicula del XII secolo suggerisce le ragioni di una visita in compagnia, per cui da sempre i giardini di fiori e frutti sono prediletti: “L’amata è come un giardino circondato da un recinto nel fondo di una valle e che germoglia in un terreno irrorato dalla rugiada”.

Ottobre 2018

The ancient magic of pantelleria gardens

By Giuseppe Barbera

Agriculture was invented by women. 15,000 years ago, in the Fertile Crescent between the Mediterranean and the Middle Eastern deserts, men hunted, fought, traded; women, compatibly with the care of the young, cultivated selected plants freed from weeds with spring water and the dung of the first domestic animals. When cities arose, women looked after trees taking years to bear fruit (date palms, figs, pomegranates). 

The first gardens were born, protected by walls from animals, wind and thieves: closed spaces spreading smells, energy, sweetness, shade, rest, secret places of pleasure and fertility.

Ancient stories and archaeological findings tell that they were made by women and became symbols of fertility. In Mesopotamia, the myth of Inanna, queen of heaven and goddess of love, tells of a tree generated by the Lord of Waters and the Queen of Netherworld; It was dragged from a flood of the Euphrates and then rescued in the sacred garden of Uruk, the first city. Fences protected its maturity like the goddess did with the son in her womb. The tree became a symbol of royalty and sexual maturity.

Such complete and essential gardens are numerous in Pantelleria. They fence sweet orange trees that grow thanks to the wall condensing the humidity. The shade, the fresh air, the imposing walls give a sense of magic. The silence, the scent of flowers and leaves, the colourful and tasty lure of fruits increase the pleasure of body and mind. A 12th century Arab-Sicilian poem says: “My beloved is like a garden enclosed by a fence in a valley, sprouting in a soil sprayed with dew”.

October 2018

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