A caccia di reti per fare vestiti 0

A Lipari ne è stata recuperata una enorme da acquacoltura abbandonata sul fondale, pericolosa per i pesci e inquinante. Obbiettivo: ripulire il mare e utilizzare la materia plastica per creare un filato. Perfetto per nuovi abiti

di Guido Fiorito

Le chiamano ghost fishing, sono reti fantasma, zombie del mare che continuano, dopo la loro fine, a imprigionare pesci, molluschi e mammiferi. In questa storia una rete di dimensioni record, una sorta di pachiderma abbandonato nel mare delle Eolie, è stata ripescata e trasformata in econyl, un filato di nylon brevettato di prima qualità, riciclabile in modo infinito, usato da aziende di tutto il mondo per realizzare costumi da bagno, vestiti, biancheria intima e pure tappeti.

Già. A Lipari, su barche e gommoni, si aggira una strana specie di pescatori: quelli che non prendono i pesci con le reti ma invece le reti le pescano. Proprio così: la preda è l’arnese per predare. Sembra un mondo rovesciato, un paradosso come l’immenso mare assediato dalla plastica e i pesci che non ci sono più. “Avevamo ricevuto – dice Ambra Messina, coordinatrice dell’Aeolian Islands Preservation Fund – tante segnalazioni di reti disperse. Allora abbiamo contattato Healty Seas per un intervento”.

L’obiettivo, appunto, era la gigantesca rete di acquacoltura del peso superiore a due tonnellate, dispersa da una tempesta che è stata recuperata con molta fatica. In parte insabbiata, in parte fluttuante nel mare. “The biggest net”, la rete più grande mai recuperata dall’associazione.

Healty Seas opera in tutto il mondo per il recupero delle reti in modo da riciclarle in fibre tessili. Si avvale degli esperti subacquei della Ghost Fishing Foundation, veri e propri acchiappa-reti fantasma. Ha tolto dal mare 375 tonnellate di reti in cinque anni. Con il coordinamento sul territorio dell’Eolian Islands Preservation Fund, sono stati coinvolti anche i sub Stefani Casale e Mirko Mola del Lipari Diving, e il Gorgonia diving center. E poi la barca della famiglia Puglisi, storici pescatori liparoti, e la Guardia costiera.

“La rete dell’acquacoltura – spiega Ambra Messina – si trovava da oltre dieci anni nel mare di fronte le cave di pomice, zona interessante per i subacquei che l’avevano più volte avvistata”.
La rete è stata liberata è sollevata in superficie con galleggianti che auto-gonfiabili. “Ma sollevarla sulla barca non è stato facile”, dice Giulia Bernardi, biologa e subacquea romana, che si è trasferita a Lipari per i progetti di protezione del mare e di pesca sostenibile della Blue Marine Foundation, un’altra associazione che ha partecipato all’iniziativa.

La rete è stata agganciata all’argano del peschereccio ma per sollevarla è stato necessario anche lo sforzo fisico di tutti i sub che la spingevano in alto dal mare. Poi è stata recuperata e riconsegnata una rete di un pescatore di Salina, che aveva imprigionato pesci, granchi e stelle marine. Alcuni esemplari ancora vivi sono stati liberati. “In molti anni – dice Ambra Messina – si sono accumulate tantissime reti in mare. Una piccola parte è stata recuperata e siamo in contatto con Healthy Seas perché possano tornare a continuare l’opera di pulizia”.

Ambra Messina è palermitana. Ha passato le estati nella casa di famiglia a Lipari, dove i genitori conducevano un diving. “Dopo aver lavorato a Roma nella comunicazione, sono riuscita tornare nel posto che ho amato fin da piccola”.

Le reti recuperate (in totale quattro tonnellate) sono state inviate in uno stabilimento in Lituania, dove sono state pulite con trattamenti speciali, che restituiscono purezza al nylon che è tornato in Italia all’Aquafil di Arco (Trento), una delle aziende che ha creato Healthy Seas. Questa società realizza con le reti recuperate e altri scarti l’econyl, il filato di nylon di prima qualità che è riciclabile in modo infinito.
Un rapporto dell’Unap e della Fao, organi delle Nazioni Unite per l’ambiente e l’alimentazione, ha calcolato che nei mari del mondo vi sono 640.000 tonnellate di reti abbandonate, il dieci per cento della plastica presente negli oceani, che intrappolano fino alla morte nel Mar Tirreno delfini, tartarughe marine, capodogli.

La maggior fonte di inquinamento da plastica ha il nome di Fad, sigla che sta per Fishing aggregated devices: “È un attrezzo da pesca – spiega Bernardi – costituito da una serie di bidoni di plastica che servono da galleggiante e un filo di polipropilene lungo anche due chilometri. Si chiama anche caponara perché è usato per catturare i caponi. Questi pesci sono viaggiatori, arrivano nei nostri mari in settembre per ripartire a dicembre. Nei Fad vengono messe delle foglie di palma a uno-due metri di profondità. I caponi amano riposare all’ombra e stanno sotto finché il pescatore non viene a prenderli con una rete”.

A metà ottobre, la nave “Sam Simon” di Sea Shepherd, associazione californiana che lotta contro l’illegalità in alto mare, sostenuta dall’Aeolian Islands Preservation Fund, è stata in missione nel Sud Tirreno con una nave più piccola dedicata alle Eolie. Sono stati sequestrati 52 Fad illegali e cento chilometri di spago di proliprolene, letali per le tartarughe Caretta Caretta durante le loro migrazioni. I Fad illegali, detti cannizzo, sono in mare centinaia e centinaia. Nelle Eolie se ne possono istallare legalmente al massimo venti e in aree stabilite.

Tra gli obiettivi del progetto di Blue Marine e dell’Eolian Fund, c’è quello di responsabilizzare i pescatori eoliani. “Non è facile – dice Giulia Bernardi – i controlli sono pochi e manca alle Eolie un’area marina protetta dove i pesci possano riprodursi.

Una volta la flotta lipariota era una delle più grandi d’Italia, oggi ci sono poco più di un centinaio di barche di piccoli pescatori. Il pesce scarseggia. Bisogna rispettare le regole, non lasciare reti in mare e quando non è possibile recuperarle segnalarle; rispettare le pause di pesca, la taglia minima delle prede. Una bella sfida ma è inutile fare articoli scientifici se non si riesce poi a trasmettere alla gente quello che si può fare per salvare il mare”.

Sulla stessa linea opera l’Eolian Fund: “I migliori ambientalisti – conclude Ambra Messina – sono i ragazzi delle scuole. In tre mesi hanno recuperato cinquantamila bottiglie in un compattatore di plastica che abbiamo istallato alla media di Lipari. In questo modo si produce una plastica più facile da riciclare e a minor costo”. I pescatori di Salina e Stromboli hanno sviluppato un codice di buona condotta e hanno ricevuto delle casse frigo isolanti per migliorare la qualità del pescato e ridurre l’uso del polistirene.

E il mese scorso si sono confrontati con una delegazione dei pescatori di Lyme Bay, in Inghilterra, dove la Blue Marine Foundation ha messo insieme pescatori e ambientalisti. Risultato: il prodotto ittico è aumentato in quantità e valore.

Novembre 2018

Chasing nets to make clothes

A huge abandoned fish farming net has been recovered in Lipari. Goal: to clean the sea and use the plastic material to create yarn. Perfect for new outfits

by Guido Fiorito

They are called ‘ghost fishing’. They are zombies of the sea that continue to imprison fish, molluscs and mammals. In this story, a record-sized net, a sort of pachyderm abandoned in the sea of the Aeolian Islands, has been fished and turned into econyl, a patented first-quality nylon yarn, recyclable to infinity, used by international companies to make swimsuits, clothes, underwear and even rugs. In Lipari, there is a strange kind of fishermen on boats and rubber dinghies: those who do not take fish with nets but who fish the nets. Yes, their prey is the mean used to predate. It seems a reversed world, a paradox like the immense sea invaded by plastic and where fish are disappearing. “We had received – says the Aeolian Islands Preservation Fund’s coordinator, Ambra Messina – many reports about dispersed nets. So, we contacted Healthy Seas for an intervention.”

The goal was the gigantic fish farming net, weighing more than two tonnes, dispersed by a storm, which was recovered with a great effort. Partly under the sand, partly floating in the sea. The biggest net ever recovered by the association. Healthy Seas operates worldwide for the recovery of nets in order to recycle them into textile fibres. It resorts to the professional divers of the Ghost Fishing Foundation.

Under the coordination of the Eolian Islands Preservation Fund, and the Gorgonia Diving Centre, the scuba divers Stefano Casale and Mirko Mola of the Lipari Diving were also involved as well as the boat of the Puglisi family, historical fishermen from Lipari, and the Coast Guard. “The fish farming net has been in the sea for over ten years in front of the quarries of pumice.” The net was freed and pulled out the surface by self-inflatable buoys. “Over the years, many nets have accumulated in the sea.”

Ambra Messina is from Palermo. She used to spend her summer in the family house in Lipari, where her parents run a diving centre. “After working in Rome, I was able to return to the place I have loved since I was a child.” The nets recovered (in total four tonnes) have been sent to a plant in Lithuania to be cleaned with special treatments, which give purity back to the nylon. Then, it is returned to Italy at Aquafil in Arco (Trento), one of the companies that Healthy Seas has created.

This company produces the econyl, a first-quality nylon yarn, recyclable to infinity, out of the fishnets and other waste recovered. A report by UNEP and FAO, the United Nations environment and food authorities, have estimated that in the world’s seas there are 640,000 tonnes of nets abandoned at sea – ten per cent of the plastic in the oceans – trapping dolphins, sea turtles, sperm whales to death.

The main source of pollution from plastics is called FAD Fishing Aggregating Device: “A fishing tool made up of a series of plastic bins used as a float, tied to a polypropylene thread, sometimes even 2-kilometre long. It is also called Caponara, because used to capture the dolphinfish [capone]. These fish are itinerant, entering our seas in September and again in December.

Under the Fads, some palm leaves are placed at a depth of two-three metres. They love to rest in the shade and stay there until the fisherman comes.” One of the objectives of the Blue Marine project and the Eolian Fund is to awaken the Aeolian fishermen.

November 2018

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