Ingrid è tornata a Stromboli 0

Non la Bergman, ma la figlia, nata dalla passione tra l’attrice e il regista Roberto Rossellini. È tornata in Sicilia nei luoghi dove i genitori girarono il famoso film e iniziarono la loro storia d’amore. Un viaggio alla ricerca di se stessa

di Guido Fiorito

Nei giardini dello Spasimo al tramonto, l’ora è dolce e tra le mura della chiesa dagli archi acuti sovrapposti e l’orizzonte che si perde tra gli alberi non sembra di stare in città. Lei indossa una lunga tunica, poco trucco, le scarpe di stoffa chiuse senza tacchi simili a quelle con le quali sua madre affrontava le salite di cenere del vulcano. Si sottopone alle fotografie con disciplina mista a imbarazzo. Porta lo stesso nome della madre, una delle attrici più intense e affascinanti del Novecento.

Ingrid Rossellini è una donna semplice, che vive a New York con nostalgia dell’Italia. Che si interroga sulle sue radici, la rigida Svezia di Ingrid Bergman, la dolce Italia del padre Roberto Rossellini che pure aveva i suoi rigori (o meglio coerenze) intellettuali.  È venuta a Palermo nel ruolo di membro del “Sole Luna doc film festival” e indossa il distintivo della tredicesima edizione, il gelsomino migrante. L’attrice e il regista innamorati. Da quell’unione sono nati tre figli: Robertino e le gemelle Isabella e Isotta-Ingrid.

“Quando siamo nate – racconta Ingrid Rossellini – esisteva ancora una legge del tempo fascista che vietava di dare nomi stranieri ai bambini. La regola, in famiglia, era che i nomi delle femmine iniziavano per I come Ingrid e quelli maschili in R come Roberto. Quindi mi fu dato il nome di Isotta, che deriva dalla marca di automobili, e alla mia gemella Isabella. Ma io sono stata chiamata sempre Ingrid. Quando ho fatto il passaporto americano ho sostituito Ingrid a Isotta. È stata una liberazione”.
Un mito fondante della sua famiglia è a Stromboli, dove suo padre girò nel 1949 il suo primo film con Ingrid Bergman. La storia di una migrazione e di una integrazione difficile…
“Ci sono diversi aneddoti – risponde – su Stromboli che mi hanno raccontato in seguito. Io sono andata per la prima volta nell’isola circa quindici anni fa. Ho trovato l’isola completamente cambiata da quella che avevo conosciuto nel film. In giro non c’erano più bambini, né mattanze di tonni, né pescatori. Non c’era più quella terribile povertà. Mio padre aveva portato macchine e luci per girare il film, sull’isola non c’era niente.  Fu perfino costruita una strada per salire sul vulcano e girare le scene della fuga di mia madre. Un lavoro tremendo”.

Una grande attrice come sua madre e attori non professionisti, abitanti dell’isola…
“Mia madre veniva da Hollywood, era abituata a mostrare il profilo perfetto. Mio padre arrivava sul set e improvvisava. Più o meno devi dire questo, era la consegna agli attori. Gli abitanti di Stromboli al ciak non dicevano mai le battute al momento giusto. Allora mio padre legava un filo al ditone del piede di ciascuno e lo tirava nel momento in cui doveva dire la battuta. Ecco il cinema verità”.
A Stromboli c’è la casa dove hanno abitato i suoi genitori da poco innamorati,  il bar Ingrid…
“Ho conosciuto un vecchino, lui sapeva chi ero. Mi ha detto se avevo piacere di incontrare alcune persone che avevano lavorato da attori nel film. Certo, ho risposto. Mi ha portato al cimitero. E mi ha presentato le persone, con nome e cognome, tomba per tomba. Erano tutti morti. Stromboli è un’isola bellissima ma andarci dopo aver perso i genitori portava un po’ di malinconia. Sono scomparsi abbastanza giovani e mi è mancato non aver vissuto con loro da adulta”.

Sua madre Ingrid Bergman, precisa e organizzata, attirata da Roberto Rossellini, italiano che sa improvvisare…
“I nostri genitori non parlavano mai di lavoro e di cinema in casa. Non volevano darci la sensazione di essere figli di persone famose. Non avevano nulla in comune. Il contrasto assoluto. Nei film di Rossellini, anche in Stromboli, mia madre impersonava la donna sradicata. Penso lo fosse veramente. Dopo essersi lasciati sono rimasti amici ma sempre senza capirsi granché”.
La separazione fu per voi un momento difficile…
“Era un’altra epoca. Prima di tutto i genitori pensavano al lavoro. Mia madre andò in Francia e fummo sistemati in una casa con una governante. Papà lo vedevamo la domenica, la mamma in vacanza. Ma non c’erano conflitti, era tanta la gioia di vederci”.
Fu sua madre a chiedere a Rossellini di lavorare con lui…
“Mia madre rimase colpita dai film di guerra girati da papà. Roma città aperta, Paisà, Germania Anno zero…Si vedeva la tragedia che era successa. In confronto Casablanca era finto e inamidato. Ma la lettera di mia madre non era una dichiarazione d’amore come molti pensano. Quando scrisse che in italiano sapeva solo dire ti amo era solo un fatto.  Mia madre spedì la lettera alla Minerva dove accadde un incendio.  Un operaio trovò la lettera con la busta un po’ bruciacchiata  e la portò a mio padre. Se fosse bruciata interamente, mia madre non avrebbe più scritto, non sarebbe venuta in Italia e  io non ci sarei”.

Rossellini aveva lasciato Anna Magnani per accogliere nel suo cuore Ingrid. La passionale Anna l’aveva presa malissimo, tanto da girare il film Vulcano in modo da uscire nelle sale prima di Stromboli.
“Sì, era molto arrabbiata e a ragione.  Con mio padre non si sono visti per anni. Ma quando era in ospedale malata, mio padre andò a trovarla e passò tanto tempo con lei. Dopo la morte, per un problema di sepoltura, la bara fu ospitata dapprima nella nostra cappella di famiglia a Roma”.

Lei vive in America. Ha insegnato Letteratura e cinema italiano in varie università, da Princeton a Harward. Come sono l’Italia e la Sicilia viste da laggiù?
“Vivo a New York dal 1982, una vita. Ma a un certo punto mi è venuta grande nostalgia dell’Italia. Quando sono tornata, mi ha colpito l’odore dei pini mediterranei, il suono delle cicale, la luce, la mentuccia. L’ho girata in lungo e in largo, anche la Sicilia ma con poco tempo a disposizione. Adesso vorrei stare per un mese intero a Palermo per conoscerla bene, c’è talmente tanto da vedere. Ho incontrato persone deliziose. Il cibo è buono da morire. Per vedere la Zisa ho preso un taxi. Al momento di pagare, il tassista non aveva il resto di cinquanta euro. Mi ha detto: non si preoccupi, mi pagherà dopo. A New York come minimo mi avrebbe chiesto il passaporto in garanzia. Lui è andato via e poi l’ho richiamato per pagarlo”.

Al centro del festival Sole Luna  il tema dei migranti…
“Palermo è sempre stata una città aperta nella sua storia e anche nel presente. Il mondo sarà salvato dalla Sicilia. Sono stata all’Orto Botanico, ci sono piante che vengono da tutto il mondo. Qui cresce tutto felice, tutti posso mettere radici”.
Lei è molto diversa dalla sua gemella Isabella…
“Mia sorella  è sempre stata bellissima per cui la gente l’ha spinta in quella direzione: modella, attrice…Ma adesso anche lei è cambiata: vive in una fattoria a Long Island e sta facendo un master sul comportamento animale. Io sono diversa. Odio stare davanti. Mi piace la parola scritta”.
Mi racconti di sua madre.
“Era nata per recitare, non era per niente intellettuale. Usava l’intuizione. Se interpretava un personaggio era perché le piaceva, nella scelta non pensava mai al risvolto commerciale. E non ha fatto mai pubblicità. Per lei era una cosa oscena”.
E suo padre?
“Non sopportava il circo del cinema. Odiava gli attori perché si danno delle arie, si sentono importanti. Quando nel 1959 ha vinto il Leone d’oro per il Generale dalla Rovere lo diede ai figli e fu usato nella nostra casa per tenere ferma una porta che non voleva chiudersi. Poi si è rotta la coda. Noi bambini non abbiamo mai capito cosa fosse”.
Lei ha scritto un libro uscito un mese fa: Know Thyself, Conosci te stesso…
“È un racconto interdisciplinare sull’identità dalla Grecia classica fino al Rinascimento. In America non si studia storia che non sia moderna. C’è una profonda crisi anche negli Stati Uniti. Dobbiamo chiederci chi siamo come individui per poi imparare a vivere insieme e rispettarci”.

Agosto 2018

Now Ingrid is back in Stromboli

Not Ingrid Bergman, but her daughter, who is back to Sicily in the places where her parents fell in love. A journey in search of herself

by Guido Fiorito

She is wearing a tunic, little make-up, closed cloth shoes without heels similar to those her mother wore to face the ash slopes of the volcano. She submits herself to the photos with mixed discipline and embarrassment. She has come to Palermo as a member of the Sole Luna doc film festival.

Named after her mother, who was one of the fascinating actresses of the twentieth century, Ingrid Rossellini is a simple woman who lives in NY, feels nostalgic for Italy and wonders about her roots, the strict Sweden of Ingrid Bergman and the dolce Italy of her father Roberto Rossellini. Three children were born from that union: Robertino and the twins Isabella and Isotta-Ingrid.

“When we were born – Ingrid says – there was still the fascist law that forbade to give foreign names to children. The rule in our family was that the names of the females began with I like Ingrid, and the masculine ones with R like Roberto. So I was named Isotta, after the car brand, and my twin sister Isabella; but I have always been called Ingrid.

I replaced Isotta with Ingrid when I had my American passport, it was a liberation”. A founding myth of your family is in Stromboli, where your father shot his first film with Ingrid Bergman. The story of a migration and difficult integration. “There are several anedoctes about Stromboli they told me later and I found the island completely changed from the one I had seen in the film: there weren’t children around any longer, neither the tunny killing nor the fishermen. That terrible poverty was not there anymore. My father brought cameras and lights to shoot the film, there was nothing on the island. It was even built a road to climb the volcano and shoot the scenes of my mother’s flight. A tremendous job. And yet, our parents never talked about cinema at home”.

August 2018

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